La corsa della vita della maratoneta contro il male oscuro che nessuno riesce a curare

Nel 2008 Vincenza Sicari correva alle Olimpiadi di Pechino, oggi soffre di una malattia neuromuscolare degenerativa. L'intervista

La corsa della vita della maratoneta contro il male oscuro che nessuno riesce a curare
di Andrea Curreli

"Non ci sto. Posso perdere, ma voglio sapere contro che cosa ho lottato". La forza e la determinazione di Vincenza Sicari sono quelle di sempre, quando correva per difendere l'azzurro alle Olimpiadi di Pechino. Oggi si trova in un letto di ospedale a Padova in attesa di trasferirsi negli Stati Uniti e cercare di trovare una cura contro il male misterioso che l’affligge da anni. Una malattia neuromuscolare degenerativa che in Italia, nonostante un calvario fatto di pellegrinaggi in vari ospedali, nessuno è riuscito a curare. L’ex maratoneta azzurra ha reso pubblico il suo dramma e il mondo dello sport, con tempi diversi, ha risposto. Il 29 maggio a Torino si correrà per lei ed è stata lanciata una sottoscrizione per trovare fondi e permetterle l’eventuale spostamento negli Usa. Anche la Federazione Italiana Atletica Leggera (Fidal) ed il Coni si sono interessati all’ex atleta che nella sua carriera ha vinto cinque medaglie d’oro. "Io sono in ospedale a Padova in attesa che i medici cerchino di arrivare a una diagnosi, ma è l’ultima possibilità poi dovrò andare all’estero, in America – ha detto Sicari a Tiscali Sport -. Per aiutarmi i miei amici hanno una raccolta fondi, stanno organizzando alcune gare e hanno fatto questi braccialetti rossi con la scritta #vincenzanonmollare che stanno facendo il giro dell’Italia".

Sicari la sua ultima speranza è un viaggio negli Stati Uniti? 
"Ho fatto tantissimi ricoveri. Alcuni nemmeno mi visitavano perché ritenevano che avessi un problema psichiatrico. A Roma mi hanno detto che ero diventata troppo onerosa per la sanità pubblica. A Pisa mi hanno sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio in un reparto psichiatrico. Mi sono rivolta ai miei legali perché non c’erano i presupposti per tale decisione. Ora sono a Padova e qui dimostrano di avere interesse per cercare di capire da che cosa sono affetta. Molto serenamente però mi preparo ad andare all’estero".

Quali sono stati i primi sintomi di questo male oscuro?
"Io ero un’atleta professionista, ma avevo sempre problemi come stanchezza, debolezza alle gambe e una febbriciattola costante. Non ne ho mai parlato con nessuno perché ritenevo che fossero le conseguenze dei miei allenamenti. Facevo circa 230 chilometri alla settimana. Poi nel giugno del 2013 mi è venuta una polmonite e da allora si sono manifestati altri sintomi: non dormivo la notte, non riuscivo più a coordinare i movimenti durante la corsa. Così è iniziato il mio calvario"

Un calvario partito da Roma e giunto sino a Padova.
"Sì, sono stata ricoverata a Roma e mi hanno detto che avevo una malattia neurologica, ma non erano in grado di identificarla e mi hanno mandato in un centro di riabilitazione. Ho fatto alcuni esami e una Tac al torace che ha individuato un tumore del seno. Pensavamo di aver individuato il problema, perché questo male provoca la miastenia ovvero una debolezza ai muscoli. Sono stata operata, ma la situazione è peggiorata. Sono successe cose orribili: mi hanno sedato e legato ad un letto facendomi passare per pazza. Quindi sono scappata da Roma e sono andata a Milano per essere seguita dal professor Mariani. Hanno preso a cuore il mio caso e dopo una biopsia hanno capito di trovarsi davanti a una malattia neurologica degenerativa. Poi di nuovo a Roma, a Pisa ed infine qui a Padova. Ho dovuto cambiare anche due ospedali in una settimana e ho speso più di diecimila euro per gli spostamenti con le ambulanze".

Durante questo periodo qual è stato il suo rapporto con i rappresentanti del mondo dello sport?
"All'inizio nessuno sapeva niente poi a dicembre è uscito un articolo su La Repubblica ed il presidente del Coni, Malagò, si è interessato al mio caso. Doveva seguire il mio caso il mio ex allenatore, ma per diverso tempo non l'ho visto. Due mesi fa c'è stato un chiarimento e oggi sono in contatto con il segretario generale della Fidal, Fabio Pagliara, e con il consigliere Sergio Baldo.  Non mi hanno abbandonato e posso dire che la mia famiglia oggi sono loro e tutti gli sportivi che mi sostengono e  mi vengono a trovare".

Perché dice che la sua famiglia sono loro?
"Perché mio padre è morto e mia madre e le mie sorelle non hanno mai creduto nella mia malattia".