Maurizio Doro: "L'Alaska ? il mio deserto"

Maurizio Doro: 'L'Alaska ? il mio deserto'
di Paolo Salvatore Orr?

 Sembra un personaggio evaso di soppiatto, con armi, bagagli e bicicletta dalle anguste righe di un romanzo d’avventure. Chi conosce Maurizio Doro e ha letto i racconti di Giulio Verne sa che quest’atleta trentino di 45 anni ? un po’ un Capitano Nemo dei nostri tempi. E che per lui, Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, L'isola misteriosa, Ventimila leghe sotto i mari e Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni, i romanzi pi? belli dello scrittore francese, non sono le bibbie dell’impossibile, ma solo la Lonely Planet, la carta geografica, delle sue fantasie. Montato e commentato dal giornalista Paolo Giani, e girato dai cameraman Giorgio Salomon e Fulvio De Martin, Maurizio Doro, ciclista dell’estremo, ha raccontato in un documentario (sar? presentato a Cagliari il 29 maggio a cura del club Sardinia mountainbike) la sua Iditarod, 1800 chilometri percorsi a piedi, con gli sci o in mountain bike fra la neve e fiumi ghiacciati. 

L’Alaska ? il suo deserto. Gli ? stato chiesto: esiste il mal d’Alaska? “Pensavo che dopo l’impresa del 1999, partecipai alla Iditaextreme, 600 chilometri in tappa unica con la mia mountain bike, non sarei pi? tornato in quel deserto bianco. Invece, neanche due anni dopo ho tentato di raggiungere di nuovo il Polo Nord passando da Knik (a 100 chilometri da Anchorage) a Nome sulla mitica Iditarod. Adesso, finalmente, sono il primo italiano, con il mio amico Eris Zama ad aver portato a termine la corsa: 1800 chilometri, in diciotto giorni, in piena autonomia", spiega Doro a Tiscali.

Quando d’un viaggio non restano che i ricordi le sua mente ripercorre, ancora per qualche giorno i luoghi della sua ultima odissea, “ma il tempo ? tiranno”, commenta l'atleta di Arco (Tn). Cos? il suo dito indice quasi febbrilmente segna le linee del suo prossimo viaggio. L’atleta trentino, che passa lunghi periodi in Sardegna, dove vive la compagna Lisa e i suoi figli, Andrea e Greta, per poter affrontare l’ignoto ha deciso di fare il baby sitter: “Non posso permettermi un lavoro certo, cos? mia moglie Lisa ha deciso di essere il mio primo sponsor”. Certo, una storia diversa, Maurizio ? un Ulisse che insieme a Penelope tesse la tela. Un intreccio di passioni, tormenti, sofferenze gioie che fanno assomigliare quel tessuto ad una ragnatela o, forse, ad una striscia del Gps che attraversa in lungo e in largo lembi di terra quasi sconosciuti.

Alaska, Tibet, le Ande, spedizioni senza mezzi di appoggio, in autosufficienza, qualche volta in compagnia, qualche volta da solo, sempre comunque alla ricerca di suggestioni e di immagini da portare con s?. Troppo facile nel suo caso parlare della solita adrenalina. Non pu? essere solo l’effetto di un ormone, di sicuro nel suo cervello si dibatte lo stesso bacillo che assilla nelle notti forzatamente insonni i navigatori solitari che affrontano la Vend?e-Globe, un'avventura umana in solitario, intorno al mondo, senza scalo, senza assistenza, con partenza e arrivo a Les Sables d'Olonne (Francia). "Il miei mari sono la terra e il ghiaccio: ho attraversato le zone desertiche di Atacama (Cile), ho affrontato i ghiacci del Canada portando la bicicletta dentro al mio kaiak mentre facevo rotta verso il Polo Nord, ho resistito alle raffiche di vento che mi assalivano mentre tentavo di raggiungere Ojos del Salado, che con i suoi 6.891 metri ? il vulcano pi? alto del mondo”, spiega Doro.

E ancora: Pakistan-Cina 1223 chilometri in solitaria attraverso il passo di Khunjerab (4730 metri); Naturaid 2005 on the Grizzly’s creek. Corsica Raid Adventure 1997, Camel Trophy 1998, Marathon Libya 1999…e tanto altro. Per quest’esploratore dell’ignoto vale una frase di Jack London: “Loro sono come pazzi, continuano ad andare avanti, andare avanti. Perch? fanno questo? Non lo so. Ma fanno cos?. Cosa cercano? Non lo so…ma non faccio pi? domande. Anch’io vado avanti e continuo perch? ? forte il desiderio di raggiungere.”