Passetti: dal dramma dell'amputazione al sogno dei Mondiali in California

L'incidente nel 2000 e l'amputazione della gamba destra non hanno spento la sua passione per la tavola. Oggi è il responsabile del team disabili

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di Antonio Muglia

Compiere 18 anni e perdere la gamba, poi toccare il fondo, per capire se stessi e trovare una determinazione sfrenata: “Mi sentivo uno zombie, mi era stato tolto ciò che di più amavo, il surf, e nessuno mi aiutava: mi hanno ucciso più volte. Questa è la mia forza”. Vita, morte e rinascita secondo Fabrizio Passetti, 34 anni, originario di Varazze, paese affacciato sul ponente ligure, mecca dei surfisti di mezza Europa. Oggi sono chiamati atleti ‘dell’adaptive surfing’, sportivi che hanno adattato la pratica del surf a un'amputazione, a un trauma che li ha lasciati privi dell’uso delle gambe, a una malformazione. In pratica, atleti disabili innamorati pazzi delle onde.

L'incidente e l'amputazione della gamba destra

Fabrizio oggi è il decano della sparuta ma determinatissima pattuglia di surfisti italiani che vogliono puntare ai Mondiali della categoria, in programma in California a dicembre, dove si svolgerà il secondo Stance Isa world adaptive surfing championship. Fabrizio il suo calvario l’ha iniziato 17 anni fa, quando la vita ha deciso per lui: un incidente in moto a Cella Ligure, mentre tornava dal lavoro estivo. Qualche settimana dopo era in sala operatoria. “Era il nove settembre del 2000: compivo 18 anni e mi sono risvegliato dall’anestesia senza la gamba destra. Amputato da metà rotula in giù”. La vita di Fabrizio viene stravolta, è come se fosse finita dentro la centrifuga di una lavatrice. Ma la sua esistenza cambia soprattutto per una ragione: gli era stato tolto il surf da onda, pratica alla quale dedicava ogni minimo granello della sua energia. Da allora, una via crucis fatta di infezioni, protesi sbagliate, tentativi di entrare in mare. Poi in mare ci entra lo stesso, ma un errore di progettazione della gamba artificiale gli causa una profonda infezione all’osso. Si presenta lo spauracchio di una nuova amputazione, ma non si arrende e trova un bravo medico, lo svizzero Sebastiano Martinoli, che lo cura e lo rimette in pista.

Fabrizio è diventato il responsabile del team

Fabrizio ritrova il surf, e ora non lo vuole abbandonare più. Anzi, ha insistito affinché la Fisurf, la Federazione italiana di surf da onda, da qualche tempo sotto osservazione del Coni (che potrebbe decidere un suo ingresso nel Comitato olimpico nazionale) creasse una squadra di atleti disabili. Fabrizio è diventato il responsabile del team e grazie al suo blog ha coinvolto altri due surfisti. Insieme stanno raccogliendo il denaro con un crowfunding (questo il link dove donare: https://www.gofundme.com/2h5tpg4) per potersi pagare le spese di viaggio.

Secci: dalla Sardegna alle onde della Cornovaglia

Tra loro c’è anche il sardo Fabio Secci, 34 anni, di Villacidro: nato senza tibia e perone – gli mancano 17 centimetri di gamba sinistra – si ritiene fortunato perché non ha dovuto fare i conti con il trauma del bisturi e della sega. “Da subito ho adattato i miei movimenti – ha spiegato – e ho sempre fatto sport durante la mia vita. Ora non vedo l’ora di poter competere in California”. Fabio non vive più nell’Isola, è emigrato prima per finire gli studi e poi per lavorare. La sua base oggi è Londra, ma abitare nella grande capitale inglese non gli impedisce di andare in Cornovaglia praticamente ogni week-end per allenarsi tra i frangenti insieme a un coach. “Parto il venerdì: cinque ore di auto per arrivare sino all’oceano, poi torno domenica notte e lunedì sono pronto per andare in ufficio”. Fabio lavora nel marketing e ha diversi progetti, tra cui uno dedicato al wakeboarding il cui slogan è “You are your unique limit”, tu sei l’unico limite. “Questo concetto l’ho interiorizzato qualche anno fa quando mi misi in testa di dimagrire: persi 25 chilogrammi in sessanta giorni. Da allora ho capito che basta la determinazione per volere qualcosa”.

Mattei: "Quando hai una protesi è tutto molto più faticoso"

L’altro componente della squadra è Massimiliano Mattei, paralizzato dalla vita in giù a causa di un incidente in moto nelle strade di Manila, capitale delle Filippine. Mattei, classe 1976, ha praticato basket in carrozzina, tennis e boxe, e poi si è riavvicinato al surf, “la mia passione più grande, ritrovata modificando una tavola e applicandoci delle maniglie”. Rispetto a tanti altri sport il surf presenta un grado di complicazione maggiore. L’acqua può essere insidiosa, ed è per questo che Massimiliano si tuffa con un giubbotto salvagente. Non è semplice neanche eseguire i movimenti. “Quando hai una protesi – ha spiegato Passetti – è tutto molto più faticoso. Spesso si incastra, o scivola, e gli allenamenti possono diventare frustranti”. Essere riusciti a tornare in mare è comunque la cosa che conta di più per tutti e tre. L’obiettivo, dicono, adesso è arrivare insieme ai mondiali.