La madre pazza, il femminicidio mancato e il tentativo di suicidio: Papè commuove la Francia

L'ex capitano della Nazionale di rugby racconta la sua storia in un libro: "Il mio è uno sport ormonale, non è permesso mostrare debolezza"

La madre pazza, il femminicidio mancato e il tentativo di suicidio: Papè commuove la Francia
Redazione Tiscali

"Anche se non sei nato sotto una buona stella, puoi riuscire a brillare". E' questa la filosofia di vita del rugbista Pascal Papè, deuxième ligne dello Stade français e capitano per 14 volte della Nazionale. Per i francesi è un giocatore che non si tira mai indietro, per gli amanti della palla ovale britannici semplicemente un "simulatore" ma tutti ignoravano il passato drammatico del gigante nato a Lione nel 1980. E quando Papè ha affidato alle pagine di Double jeu (Doppio gioco) una vita fatta di abbandoni, un tentativo di suicidio, ospedali psichiatrici e istinti omicidi nei confronti della moglie, il libro è diventato un caso editoriale. Una vita reale durissima vissuta parallelamente a quella sportiva fatta di tante battaglie con la maglia della Francia e l'amarezza per una finale di Coppa del Mondo persa nel 2011 contro gli All Blacks della Nuova Zelanda.

"Mia madre entrava e usciva da un centro di cura psichiatrico"

La vita non è stata tenera con il piccolo Pascal. Aveva solo 7 mesi e mezzo quando fu affidato ai servizi sociali. "Non so chi sia il mio padre biologico e sinceramente non mi interessa - ha raccontato il rugbista -. La mia madre biologica era una donna con gravi problemi psicologici. Entrava e usciva da un centro di cura psichiatrico e viveva una vita dissoluta fatta di alcol, droga e prostituzione. Vicino a casa sua per molti mesi si era fermato un circo e dopo sono nato io. Mia madre aveva già avuto un altro bambino ma il padre, o uno dei suoi amanti, l'aveva gettato fuori dalla finestra perché piangeva troppo. Forse per questo era diventata pazza".

"I vicini chiamarono la polizia, è stata la mia fortuna"

"Nessuno si prendeva cura di me, spesso non mi dava da mangiare e mi lasciava solo nel nostro appartamento. Un giorno i vicini sentirono il mio pianto, suonarono a casa ma non c'era nessuno e chiamarono la polizia. E' stata la mia fortuna, i servizi sociali mi affidarono a un'altra famiglia. Avevo poco più di sei mesi, un'ernia addominale e non ero mai stato vaccinato".

"Avevo il viso di mia moglie tra le mani e stavo per farle del male"

La famiglia adottiva ha "salvato" momentaneamente Papè. Lui ha custodito per anni il segreto perché, ha spiegato nel libro, il rugby è un milieu hormonal ovvero uno sport "ormonale" dove non è permesso mostrare debolezza. Ma nel 2013 un infortunio ha fatto piombare l'atleta in un nuovo incubo. Il consumo alternato di alcolici e medicinali spingono Papè verso la depressione e mandano in frantumi il suo matrimonio. Una notte decide di uccidere la sua compagna: "Entrai nella stanza, avevo il suo viso dolce tra le mie mani enormi e stavo per farle del male, ma per fortuna si svegliò". Poco tempo dopo cerca di suicidarsi con un'overdose di medicinali e viene ricoverato in un ospedale psichiatrico. Ha 32 anni ma si considera finito. Per questo decide di scrivere e superare quello che "per lungo tempo è stato il mio tabù". La terapia ha avuto successo, il libro pure e presto arriverà l'addio al rugby. A giugno dirà addio alla palla ovale e si dedicherà ai ragazzi.