E’ una delle atlete italiane più significative, l’unica ad aver vinto 3 medaglie d’oro in tre Olimpiadi consecutive nella stessa specialità (4 se si considera anche l'oro a squadre del '96). Da 11 anni 1^ nel ranking mondiale della scherma, Valentina Vezzali è entrata di diritto nella leggenda dello sport azzurro, e nel cuore degli italiani, con quel suo modo di fare semplice, spontaneo e gentile, che si trasforma in grinta pura quando sale su una pedana. La pedana, il suo mondo, quello dove diventa pressappoco invincibile, dove compie imprese incredibili. Come quando, ad appena 4 mesi dalla nascita del figlio, a Lipsia, conquistò il 4° titolo mondiale. Atleta terribile, mamma dolce e toccante, capace di seguire il piccolo Pietro e nello stesso tempo di non saltare un allenamento. Stereotipo della moglie ideale e dell'agonista perfetta è ritenuta un esempio per chi pratica sport e soprattutto per i giovani. Proprio un grande personaggio Valentina, che non può passare inosservato. I suoi successi ormai è difficile tenerli a mente, tanto sono numerosi, e il Presidente della Repubblica Napolitano l’ha eletta sua “atleta ideale”, ancor prima delle Olimpiadi di Pechino. Dove lei non ha tradito la fiducia del Capo dello Stato, né dei tanti estimatori, portando a casa, ancora una volta, un oro nel fioretto individuale.
Soddisfatta Velentina?
“Soddisfatta e orgogliosa di quanto ho fatto: certo. Mi sembrava un sogno. Ci ho creduto e il sogno si è avverato in un’edizione olimpica davvero ben organizzata e molto importante anche mediaticamente. Il risultato c’è stato e direi che non è arrivato per caso: il mio grazie è immenso, da formato gigante, e comprende il mio Maestro Giulio Tommasini, il mio staff tecnico con la mia preparatrice Annalisa Coltorti, l'equipe Enervit e soprattutto la mia famiglia: ho una mamma un figlio e un marito – citati volutamente in ordine sparso – che definirei immensi e che contribuiscono a queste grandi soddisfazioni quasi quanto me”.
Appagata, anche? Oppure la “Cannibale del fioretto” è sempre in agguato e mira a raggiungere nuovi obiettivi?
“Non posso certo far finta che alle mie spalle non ci sia già una carriera ricca. Però no, non avrei ancora intenzione di arrendermi. Credo che guardando indietro uno dei miei segreti sia proprio quello di trovare ogni volta uno stimolo importante, preponderante direi, per il quale valga la pena di fare ancora tutti quei sacrifici. E ricominciare da capo. Perché la scherma è così: vinci l’oro (e tutto il resto), sei la numero uno, ma devi subito ricominciare da capo, gara dopo gara, incontro dopo incontro per costruire la strada verso quel mondiale (sarebbe il sesto…) verso quell’Olimpiade (sarebbe la quarta… una vera impresa). Insomma, Londra è nel mirino, l’ho detto e non me lo rimangio. Anche se mancano quattro anni e non è razionalmente semplice arrivarci. Sarà importante l'integrità fisica, per questo sono una maniaca degli allenamenti e della preparazione, sto attentissima all'alimentazione (segue la dieta a zona, ndr) e lavoro molto anche sulla... concentrazione. Ma tutto questo per me è ormai il vivere quotidiano. Insomma, questa è già una bella sfida, una delle mie, di quelle che val la pena di provare a realizzare… Mi pare che non ci siano riusciti in tanti a vincere quattro ori consecutivi nella stessa specialità”.
Ci sono comunque suo figlio Pietro e suo marito Domenico che la reclameranno sicuramente. Non ha voglia di dedicarsi a loro?
“Dico la verità, dopo queste Olimpiadi di Pechino le attività di corredo, quelle per l’immagine, per le attività di contorno per così dire mi stanno portando via un sacco di tempo. E ho proprio voglia di dedicarmi un po’ a loro, a quelli che chiamo gli uomini della mia vita: Mimmo e Pietro. Quanto alla programmazione sportiva e agonistica, beh, ormai siamo una famiglia allenata. Mimmo condivide con me la passione e la vita basata sullo sport ed è più facile capirsi. Pietro è un bimbo di 3 anni che … veste 5 tanto è cresciuto e sembra adattarsi bene ai nostri ritmi. Insomma, avremmo preso la decisione in famiglia di andare a Londra e quindi: tutti per una”.
L'amore per il suo sport traspare. Ma - dica la verità - questo amore per la scherma, che ha dato lustro all’Italia, è stato sempre ripagato adeguatamente?
“Le soddisfazioni vere, quelle intime, profonde, sono difficili da descrivere e da mettere a disposizione degli altri. Ma ci sono e sono intense. Per il resto, certo, si vorrebbe di più, anche se mi ritengo assolutamente già fortunata. Ma è logico mi spiace un po’ quando mi trovo davanti ad evidenti ingiustizie di fatto: soffro come molti e molte altre l’adattamento ad uno sport che raccoglie ancora troppo poco in termini di visibilità immagine e sponsorizzazione. Ma qualcosa sta cambiando e voglio essere ottimista”.
Non le da fastidio che una come lei, un mito sportivo, alla fine, guadagni meno di un qualsiasi calciatore di serie A o B?
“A volte, scherzando ma non molto, Mimmo sottolinea che pur essendo un calciatore che milita in serie D è alla fine sempre lui quello che sbarca il lunario… Non posso far finta di niente di fronte ad un imbarazzante dislivello fra calcio e altri sport professionistici e non. Ma come molti sostengono quello del calcio è un altro mondo. Basterebbe realizzare qualcosa di più nel mondo “normale”. E comunque devo dire grazie al Gruppo Sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato che mi permette di dedicarmi al cento per cento alla mia attività agonistica ai massimi livelli. Sono fortunata anche per questo”.
Quando smetterà, continuerà la carriera in Polizia?
“Al momento non ho chiaro cosa farò quando smetterò di calcare le pedane. E’ talmente forte lo spirito agonistico e importante il mio prossimo obiettivo olimpico che mi riesce difficile un esame lucido e preciso della mia prossima vita. Certamente mi piacerebbe restare nel mondo dello sport, magari impegnarmi nella gestione di esso, in quella cosiddetta parte politica che tanto ha bisogno di gente competente e appassionata. Sarebbe bello mettere la mia esperienza a disposizione di altri. Vedremo”.
La sua collega e amica Granbassi ha lasciato i Carabinieri per la Tv, che ne pensa?
“Ha fatto una scelta molto personale e immagino anche difficile, non trovo giusto che sia io a commentarla, tanto più che non si tratta di una decisione che riguarda la sfera sportiva”.
C’è però stata una stretta sulle partecipazioni degli olimpionici ai programmi tv. Dicono che anche lei abbia subito un diktat dal suo corpo di appartenenza (per la partecipazione al programma Saturday Night Live): è vero?
“Non ho mai avuto problemi di questo genere. Il mio rapporto con la Polizia è ottimo e non mi è mai stato negato nessun permesso. Spesso quando ci si trova a vestire panni “in pubblico” volenti o nolenti si viene strumentalizzati anche ai fini propagandistici di un programma o di quell’altro. Non tutto quello che si dice è vero. Ma questo fa parte del gioco, inutile perderci sopra altro tempo”.
E per quanto la riguarda, la televisione non l'ha mai tentata?
“Mi diverte, la considero una distrazione. Non nascondo che mi è piaciuto moltissimo trovarmi fra le stelle del cinema al
Filmfestival di Venezia. E’ come vivere in una fiaba, al di là della mia vita e della mia routine che è fatta di allenamenti, gare e viaggi in giro per il mondo. La serenità e la completezza la ritrovo in famiglia. E la mia vita è più che mai lo sport”.
Quella frase ("Da lei mi farei toccare") detta a Berlusconi ha fatto parlare tanto: se ne è pentita o la considera sempre, come la maggior parte delle persone intelligenti l’ha considerata, una semplice battuta spiritosa?
“Chi mi conosce lo sa: sono una diretta e di spirito. E direi che dovremmo finirla qui. Ma per gentilezza rispondo ancora alla domanda: non sono una che si tira indietro per quanto riguarda le partecipazioni che hanno un significato anche "istituzionale" oltre che sportivo, laddove penso di poter promuovere l'immagine pulita e vincente del mio sport lo faccio volentieri. E ci metto tutta la mia spontaneità... come si è visto anche in occasione di
Porta a Porta, dove mi hanno chiesto di “duellare” televisivamente parlando con Berlusconi e la mia battuta sul "toccare", fra l'altro usando un gergo assolutamente tecnico, è stata poi strumentalizzata da alcuni. Era una battuta. Punto”.
Il Presidente della Repubblica l'ha indicata come sua atleta preferita, l'ha colpita questa cosa?
“Mi ha fatto piacere. Mi fa piacere e soprattutto vorrei che fosse utile per promuovere il mio sport e i suoi valori. Che sono moralmente unici”.
Lei è un modello: mai pensato alla politica?
“Come dicevo prima, mi piacerebbe fare qualcosa nello sport. La politica sportiva sì, sarebbe utile”.
Gli atleti hanno una funzione sociale? Cosa dovrebbero insegnare ai giovani?
“Una funzione morale-sportiva. Quella in cui credo, che mi ha fatta crescere e vorrei trasmettere a Pietro, mio figlio. Lo sport fa maturare. E poi vorrei che tutti credessero nelle proprie potenzialità e nei proprio sogni. Il primo passo per vederli realizzati. E per fare punti. E vincere: la propria medaglia, nella vita”.