Calcio

Vent'anni fa moriva Gaetano Scirea, un "Signore" del calcio italiano

di I. Dessì
Impeccabile in campo, icona della classe più genuina, baluardo invalicabile davanti al portiere ma pronto a rilanciare l’azione, al di sopra delle polemiche nella vita privata: era semplicemente un grande uomo prima che un grande calciatore. Sono passati 20 anni da quando Gaetano Scirea è scomparso, eppure il suo ricordo è ancora in grado di suscitare una particolare nostalgia nei tifosi italiani, senza distinzioni di fedi o colori sociali.
E’ stato una delle massime espressioni del ruolo del libero, un ruolo che ormai non esiste più, difficile, ma che il giocatore, nato a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio del 1953, riuscì a nobilitare come pochi. Il giorno della sua morte, avvenuta il 3 settembre del 1989, il ct della Nazionale campione del mondo nel 1982, Enzo Bearzot, ricordò il "suo ragazzo" definendolo “un modello da tutti i punti di vista: tecnico, stilistico, comportamentale”. Una frase che sintetizza in pieno, non solo il modo “signorile” di stare in campo di Scirea ma anche la sua maniera di affrontare la vita. Sta in questo modo di essere, valido in campo come fuori, il segreto dell’affetto incondizionato e della stima che il giocatore della Juventus riscuoteva dai tifosi della sua squadra e da quelli avversari.
Fu sicuramente un precursore per come sapeva interpretare il ruolo del difensore in chiave moderna e, insieme al Kaiser tedesco Franz Beckembauer e a Franco Baresi (e forse al Cera dei mondiali messicani del ’70) è ritenuto dagli esperti il miglior libero che abbia mai calcato l’erbetta dei rettangoli di gioco. Nella sua carriera non si lasciò mai andare a un gesto inconsulto o a qualche uscita polemica, incarnando in pieno tutto ciò che il vero campione dovrebbe essere: professionista eccellente, uomo vero, modello per i più giovani, con la palla al piede o con la cravatta al collo. Un gentiluomo di quelli che spesso amiamo definire "d’altri tempi", forse perché, al giorno d'oggi, ci siamo abituati anche a ben altro.
L’esordio nel calcio che conta avvenne con la maglia dell’Atalanta, quando Gaetano esordì in serie A. Era il 24 settembre ’72 e l’avversario era il Cagliari. Allora giocava come centrocampista e si fece notare immediatamente per il suo incedere elegante, il senso tattico e il tocco di palla sopraffino. Tutte doti che non passano inosservate, tanto da catapultarlo all’attenzione della Vecchia Signora d’Italia, pronta ad offrirgli un contratto nella stagione 1974-75, a condizione che indossi la maglia numero 6 e retroceda per giocare alle spalle della difesa. Accetterà e, come libero, brillerà di luce ineguagliabile fino a rendere il numero che porta sulle spalle simbolo esclusivo di grande virtù. Sa difendere la porta e, nello stesso tempo, non si limita a spazzare l’area di rigore, come spesso facevano fino ad allora i liberi di vecchio stampo, bensì si trasforma in un uomo in più quando si tratta di impostare la manovra offensiva. Come ricorda il sito della Juve in una breve commemorazione, c’è una immagine che evidenzia meglio di altre la sua stazza calcistica: “quel delizioso colpo di tacco in area avversaria a vantaggio dell’amico Tardelli che insaccherà il gol che fece impazzire di gioia tutta l’Italia” incollata ai televisori nell’indimenticabile Mundial spagnolo dell’’82. Intelligenza calcistica, classe e umiltà nel mettersi al servizio degli altri sono sue prerogative: doti che solo i grandi possiedono.
Sotto le insegne bianconere della Juve Scirea disputò 552 gare, aggiudicandosi un primato destinato a resistere per un ventennio, fino a quando – cioè – fu superato da Alessandro Del Piero. Il suo palmares è impressionante: sette scudetti, due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea e una Coppa Uefa.
Non era un calciatore comune e nemmeno un uomo comune. Qualche anno fa, Enzo Bearzot ha detto che "se mai c'è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona". Forse per questo il nuovo bianconero Fabio Grosso,  che nella formazione di Ciro Ferrara indosserà la maglia numero 6, ha dichiarato di ritenere ciò "un onore e un privilegio. Scirea è una leggenda del calcio, un esempio per tutti noi calciatori, e questo contribuisce a farmi sentire, da subito, parte di una storia sportiva straordinaria”. Gli ha risposto la moglie del campione scomparso Mariella: "Sono certa che Fabio saprà portare con la giusta personalità quella maglia, onorandola in campo con l'impegno e il fair play che erano propri di mio marito. E' bello che anni dopo, un campione del mondo indossi il numero 6 della Juventus e, soprattutto, che sia consapevole del significato che quella maglia ha per tutti i tifosi".
Sono passati vent’anni da quando il “Signor” Scirea ha lasciato questo mondo ma i tifosi di qualsiasi colore non l’hanno dimenticato. Non si dimenticano personaggi come lui. Era fatto di una pasta speciale Gaetano, la stessa di gente come Facchetti, Di Bartolomei e Bulgarelli. Era uno dei più grandi eppure viveva in modo semplice, facendo della normalità la sua ricchezza, la principale dote per cui si faceva amare.

 
03 settembre 2009
 
 
 
  
 
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