"Quando alla Juventus mi hanno chiesto che ne pensassi di Ciro Ferrara come tecnico, io ho risposto che per me era predisposto a fare l'allenatore, perché ha personalità, carisma, idee chiare e conosceva bene l'ambiente". Marcello Lippi, tecnico della Nazionale Campione del Mondo, torna a parlare su Sky Sport24 del momento poco positivo della Juventus e delle scelte societarie e dei consigli a lui richiesti Sul possibile ritorno, invece, di Bettega nelle fila societarie bianconere, Lippi non ha dubbi: "E' bianconero nelle ossa, poi ha grande esperienza, grande carisma e se decideranno di farlo tornare penso che potrà dare una mano".
Il commissario tecnico difende l’operato di Ferrara: “La squadra così com'era stata pensata in estate non ha mai giocato, prima Sissoko, poi Iaquinta, Marchisio, Del Piero non sono stati a disposizione - ha detto ai microfoni di Sky - Si sono creati momenti di difficoltà, qualche sconfitta di troppo ed ora c'è insicurezza e un po' di paura”. Si è detto più volte che ci sarebbe Lippi dietro le strategie bianconere, ma il ct smentisce categoricamente: “L'ombra di Lippi non c'è, non sono il burattinaio della Juventus. Ho solo risposto ad alcune domande che mi avevano fatto. Su Ferrara ho detto che poteva far bene ed era predisposto, su Cannavaro che ne pensavo tutto il bene possibile e la stessa cosa anche di Grosso”.
Ferrara è sulla graticola, anche se è stato appena confermato dal Consiglio d'Amministrazione: “Avrà fatto degli errori perché è giovane però ha personalità, carisma, idee chiare e può fare bene”. Sul suo possibile ritorno al club torinese: “Quello che farò dopo i Mondiali non lo so, l'ho detto un miliardo di volte che io non tornerò alla Juve né a fare l'allenatore, né il dirigente”. Quasi certo, invece, il ritorno di Bettega in società: “E' bianconero nelle ossa e di grande esperienza”.
Per il momento, il club di corso Galileo Ferraris si aggrappa all'icona della juventinità e dei bei tempi vincenti, rappresentati da Roberto Bettega sia in veste di calciatore che di dirigente, per arginare una emorragia che coinvolge spogliatoio, progetto tecnico, rapporto con i tifosi, obiettivi finanziari. A Bettega la Juventus chiede anche di fare lo psicologo, in un certo senso, perché se da una parte sono abbastanza chiari gli errori di dirigenti e tecnico che hanno condotto a questo bilancio per ora fallimentare, dall'altra rimangono misteriose la cause di black out clamorosi come quelli di Melo (pur sempre nazionale brasiliano), Amauri, Diego, Grosso e di una difesa che sembra terrorizzata dagli avversari non appena si avvicinano all'area. Si potrebbe trattare di un blocco mentale, che certo la contestazione delle Curve, che hanno perso la pazienza dopo tre anni difficili, non aiuta certo a superare.
A ciò si aggiungono gli infortuni, in numero impressionante e ben oltre la media delle altre squadre. Oltre a questo, nel Cda è stato chiesto anche conto di come sono stati spesi i 250 milioni in tre anni, con gli acquisti di Almiron, Andrade, Tiago, Poulsen, Diego, Amauri, Melo, Grosso, per arrivare a perderne altri 4,5 di ricavi con la eliminazione dalla Champions League e a un risultato sportivo che non solo non indica una crescita costante, ma anzi, un regresso. Cannavaro e Amauri, rispettivamente da Napoli e Palermo, parlano di "responsabilità di tutti" e di "squadra che sta con Ferrara".
22 dicembre 2009