Da bomber di razza a presidente della Liberia: la nuova vita di George Weah

L'ex attaccante del Milan succede ad Ellen Johnson Sirleaf. Dovrà governare un Paese segnato dalla povertà e da due guerre civili

Da bomber di razza a presidente della Liberia: la nuova vita di George Weah
TiscaliNews

Dal calcio alla politica. Dal Pallone d'Oro vinto 1995 alla presidenza della Liberia. George Weah ha vinto le elezioni presidenziali nel suo Paese d'origine e coronato il sogno della sua vita "post calcistica". La vittoria dell'ex bomber è considerata ufficiale perché la Commissione elettorale dello stato africano ha due settimane di tempo per rendere noto il risultato finale.

La carriera politica 

Weah si è imposto in 12 delle 15 contee della nazione e succede ad Ellen Johnson Sirleaf. Aveva vinto il primo turno delle elezioni del 10 ottobre scorso, ma senza ottenere il 50% dei voti necessari per evitare il ballottaggio. Proprio Johnson-Sirleaf, prima donna capo di Stato di un Paese africano e premio Nobel per la pace nel 2011, aveva battuto Weah nelle elezioni del 2005. L'ex calciatore aveva partecipato anche alle elezioni del 2011 ma come "vice" del candidato Winston Tubman. Fino ad oggi era senatore di opposizione della Coalition for Democratic Change (Cdc).

Amatissimo dai tifosi del Milan

Ma il nuovo presidente è stato un calciatore di altissimo livello. E' stato uno dei migliori attaccanti dei primi anni '90 e ha raggiunto il successo in Italia con la maglia del Milan. Con i rossoneri ha vinto due scudetti (1995-1996 e 1998-1999) ma ha raggiunto i principali riconoscimenti individuali: Pallone d'oro e FIFA World Player nel 1995. I tifosi del Diavolo ricordano ancora un incredibile gol "coast to coast" segnato al Verona l'8 settembre del 1996.

La Liberia segnata da povertà e guerre civili

La situazione in Liberia non è tranquilla. Il Paese è stato devastato da due guerre civili nell'arco di 14 anni che hanno ucciso più di 250 mila persone. La missione di pace dell'Onu è stata attiva dal 2003 al 2016 ed il Paese ha subito anche le sanzioni dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Resta uno degli Stati più poveri al mondo nonostante sia ricco di diamanti.