"Nero, bianco e arabo" o nazionalismo a scacchi: Francia-Croazia è uno scontro tra modelli

Deschamps ha riproposto il modello "B-B-B" che ha conquistato i Mondiali del 1998. Solo croati nella nazionale del Ct Zlatko Dalic

'Nero, bianco e arabo' o nazionalismo a scacchi: Francia-Croazia è uno scontro tra modelli
di Redazione Tiscali Sport

Francia-Croazia non è solo la finale a sorpresa dei Mondiali. In campo si confronteranno due modelli calcistici opposti. Da un lato quello francese che va avanti nel segno della multietnicità sintetizzata nel B.B.B acronimo di "Black-Blanc-Beur" ovvero "nero, bianco e arabo" (Beur indica tendenzialmente gli immigrati nordafricani). Etnie diverse, religioni diverse per Les Bleus. Dall'altro invece c'è il modello croato fiero del suo nazionalismo. Scacchi bianchi e rossi ostentati con orgoglio e campane delle chiese cattoliche che suonano a festa quando vince la nazionale di Zlatko Dalic.

Deschamps il basco e il modello che vinse nel 1998

Didier Deschamps, il basco di Bayonne, ha vinto il Mondiale in campo proprio grazie al celebre "Black-Blanc-Beur" giocando al fianco dei "neri" Lilian Thuram, Marcel Desailly e Christian Karembeu e della stella "algerina" Zinedine "Zizou" Zidane. Ha riproposto quel modello. La stella Kylian Mbappé è metà camerunense e metà algerino. Il "Polpo" Paul Pogba è di origini guineana, lo juventino Blaise Matuidi angolana e Steven N'Zonzi congolese. E Samuel Umtiti, decisivo contro il Belgio, è nato in Camerun per poi scegliere la nazionale francese.

Solo croati nella nazionale del Ct Zlatko Dalic

Opposta la decisione di Ivan Rakitic, nato in Svizzera da genitori croati scappati dalla guerra poco prima del conflitto che ha fatto implodere la Jugoslavia. Al momento di scegliere per quale nazionale giocare, ha pensato al suo idolo Robert Prosinecki e non ha avuti dubbi: la Croazia. "Dio era con noi" ha detto la stella del Barcellona dopo il rigore decisivo con la Danimarca. Come Rakitic c'è l'ex Inter Mateo Kovačić, nato in Austria ma cresciuto a Zagabria. Gli altri due "stranieri" sono Vedran Ćorluka e Dejan Lovren nati nell'attuale Bosnia-Erzegovina da croati fuggiti a causa della guerra (a Zagabria e in Germania). Tutti gli altri giocatori sono figli delle cinque regioni della corona che sovrasta lo scudo a scacchi bianchi e rossi della bandiera. Giocano in dieci campionati nazionali differenti (oltre a quello croato), ma si compattano quando arriva la chiamata della Hrvatski Nogometni Savez.

Voglia di vincere, ma nessuna vendetta  

Le due squadre e i due modelli si scontrarono già nel 1998 proprio nei Mondiali in Francia. I Bleus di Deschamps alzarono la coppa al cielo, il croato Davor Šuker fu il miglior calciatore. Fu proprio la Francia ad eliminare la Croazia in semifinale. "Nel 1998 ero in Francia, da tifoso ho assistito alle prime tre partite - ha confessato il Ct Dalic -. Tutti in Croazia ricordano  la gara con la Francia, quando Thuram ha segnato e abbiamo perso 2-1. Questo è stato l'argomento di discussione negli ultimi 20 anni. Ricordo quando abbiamo festeggiato il gol di Suker, ma non appena ci siamo seduti, loro avevano già pareggiato". "Entrambe le squadre hanno dimostrato le loro qualità, noi non cerchiamo la vendetta", ha aggiunto il Ct.