[L'analisi] Non gridate al miracolo, nella vittoria della Roma c’è molto di più e vi spiego perché

Finalmente abbiamo visto una squadra italiana che non giocava all’italiana, che ha vinto facendo spettacolo, nei 180 minuti della sfida dimostrandosi più forte del Barcellona. A Di Francesco gliel’hanno fatta la domanda come se lo scoprissero adesso che lui fa sempre giocare bene le sue squadre. Non ci credevamo noi che siamo abituati a fare i cinici. Ha ragione De Rossi, invece, quando dice che il risultato di Barcellona era stato bugiardo

[L'analisi] Non gridate al miracolo, nella vittoria della Roma c’è molto di più e vi spiego perché

Adesso stiamo tutti a parlare di un miracolo, e per raccontare un miracolo le parole sono così vuote, così piccole. Ma chi ha visto la partita, sa bene che non c’è stato nessun miracolo. E’ stata una vittoria netta, limpida, persino stretta, e non mettetevi a ridere, ma io non ho visto una parata di Allison, solo due punizioni di Messi alte sulla traversa e quel tiro di Dembelé che non finiva mai di andare via, quella palla che scendeva lentamente solo per la nostra paura e che poi s’è spenta là fuori, là sopra, lontano da una ingiustizia, una volta tanto.

La Roma invece ha continuato ad attaccare, ha creato un mucchio di altre occasioni, ha tenuto il Barcellona nella sua metà campo, giocando alta e rischiando sempre molto, ma dimostrando finalmente che se hai coraggio e sei aggressivo tutto è possibile. Certo, adesso possono anche raccontarci tutto quello che vogliono, che il Barcellona degli ultimi due anni è in fase discendente, che i suoi campioni cominciano a invecchiare e il suo gioco anche, possono dirci che non è in forma, o altre cose così. Potrebbe esserci pure qualcosa di vero. Ma la cosa più importante è un’altra. Che finalmente abbiamo visto una squadra italiana che non giocava all’italiana, che ha vinto facendo spettacolo, nei 180 minuti della sfida dimostrandosi più forte del Barcellona. A Di Francesco gliel’hanno fatta la domanda come se lo scoprissero adesso che lui fa sempre giocare bene le sue squadre. E lui ha detto solo che la mentalità è importante, che i suoi calciatori ci credevano, e se ci credevano dovevano rischiare e aggredire l’avversario. «Ho fatto questa scelta di schierare tre punte strette, ma quello che mi interessa di più è la filosofia della squadra, è la mentalità che conta».

Non ci credevamo noi che siamo abituati a fare i cinici. Ha ragione De Rossi, invece, quando dice che il risultato di Barcellona era stato bugiardo, che loro lo sapevano, e che erano sicuri che avrebbero potuto vincere. Già al Camp Nou con un arbitro più bravo c’era almeno un rigore netto a favore della Roma (la spinta alle spalle su Dzeko solo davanti al portiere) che avrebbe cambiato la partita, senza contare gli episodi sfavorevoli e la sfortuna di due autogol. Questa sera s’è visto che oggi la Roma è semplicemente più forte del Barcellona. Poi sarà anche che certe cose sono scritte nel destino. Il grande protagonista della serata, è stato Edin Dzeko, superman, voto 9. Il fatto è che Dzeko quest’inverno nella finestra del calciomercato era già stato venduto al Chelsea e dopo un lungo tira e molla, lui disse di no, disse che voleva restare a Roma «e giocare le partite di Champions».

Beh, è successo proprio questo. E’ diventato l’uomo della Champions. «Sono rimasto qui per queste imprese», ha detto dopo la partita. «Non mi interessano i soldi, non penso a quelli a cui ho rinunciato. Sono contento della scelta che ho fatto. E il bello deve ancora venire». Lui e De Rossi si sono divisi i primi due gol, perché il capitano ha fatto il lancio per bucare la difesa blaugrana e lui ha beffato Ter Stegen di sinistro, e poi, al tredicesimo della ripresa, De Rossi ha trasformato il rigore fischiato per il fallo sull’ariete serbo. De Rossi e Manolas sono i due sfortunati che fecero gli autogol di Barcellona che decisero quel 4 a 1 così pesante da lasciare poche speranze ai deboli di cuore e agli uomini di poca fede. Ma c’era il segno del destino nella notte della Roma. Dopo il gol di De Rossi è arrivato quello di testa di Manolas, quasi un colpo al cuore, con tutti che si abbracciavano e gridavano e Di Francesco che impazziva a urlare che la partita continuava ancora.

Adesso arriva il bello. Non è stato un miracolo. Ma un’impresa sì, e forse è stata l’impresa più importante nella storia della Roma, perché nell’84 quando i giallorossi si fermarono in finale su quei rigori tirati al cielo contro il Liverpool, per arrivarci avevano dovuto far fuori nientepopodimeno che il Dundee, che non è proprio paragonabile alle corazzate che aspettano adesso, Bayern e Real (probabilmente) e Liverpool (come 34 anni fa?). Questo Barcellona, tutte queste squadre, sono molto più forti del Dundee o delle altre di quei tempi. Ora bisognerà crederci di nuovo, come in questa sera magica, bisogna fare un passo in più, senza credere di aver già fatto il massimo. Alla fine della partita, De Rossi diceva che scendendo in campo s’era commosso a vedere l’Olimpico così pieno, tutta quella gente che ci credeva: «Gliel’ho detto ai miei compagni. Se ci credono loro, non possiamo deluderli. Mica siamo venuti qua a farci la foto».