[Il ritratto] La faccia di bronzo di Tavecchio attaccato alla poltrona con la colla

Dopo l’umiliante pareggio senza gol con la Svezia, ha precisato che per ora non si dimette. Ci deve pensare. Che dichiarato da lui, che dev’essere uno che assieme a una poltrona si compra pure la colla, vuol dire che bisogna far passare la nottata, e poi siamo tutti fratelli, scordiamoci il passato e io resto presidente 

Il presidente della Figc Carlo Tavecchio
Il presidente della Figc Carlo Tavecchio

Alla fine è andata come temevano i più pessimisti. Ma anche come voleva la logica. Italia fuori e Ventura via quasi sicuramente. Solo che Tavecchio resta: e qui la logica non è che c’entra più tanto. La nazionale non va ai mondiali dopo 60 anni, che significa quindi un evento epocale, e magari il Gran Capo del movimento, presidente federale e commissario della Lega, avrebbe dovuto sentirsi responsabile, se non altro perché Ventura, che tutti vogliono cacciare a furor di popolo, l’aveva scelto e imposto lui contro i dubbi e i pareri di tutti, compresi quelli del Governo.

Inamovibile

Ma Tavecchio già nel pomeriggio, annusando l’aria che tirava, aveva avvertito tutti, a scanso di equivoci, che lui non si sarebbe dimesso: «Il mio ruolo non è legato ai risultati sportivi». Ma alle condizioni atmosferiche e al cambio delle stagioni. Tavecchio, che ha di bello una stupenda faccia di bronzo (detto con grande ammirazione), alla sera, dopo l’umiliante pareggio senza gol con la Svezia, ha precisato che per ora non si dimette. Ci deve pensare. Che dichiarato da lui, che dev’essere uno che assieme a una poltrona si compra pure la colla, vuol dire che bisogna far passare la nottata, e poi siamo tutti fratelli, scordiamoci il passato e io resto presidente. 

Un gruppo disfatto

In fondo, rientra quasi nella logica che la nazionale ai tempi di Tavecchio non vada ai mondiali. L’Italia del calcio, che vince solo e sempre quando fa gruppo contro tutto e tutti, fregandosene del gioco e delle parole e pure dei furbi, non approda al torneo più importante la volta che il gruppo s’è già sciolto, sparito dal Bernabeu in avanti, sepolto sotto qualsiasi parola, anche quella più inutile, mortificato dalle immagini del suo allenatore che sbuffa ai margini del campo durante la partita con l’Albania, sempre in silenzio, quasi lontano dai suoi uomini, come separato in casa. Un gruppo disfatto, come testimonia un episodio del secondo tempo, quando Ventura vuole mandare in campo De Rossi e il capitano della Roma sbotta: «Ma porca... Questa non è una partita da pareggiare. Dobbiamo vincere».

Troppe contestazioni

In realtà, già in settimana il mister s’era scontrato con i vecchi della squadra che gli contestavano la formazione che lui stava preparando. Ventura aveva avuto un duro faccia a faccia con alcuni di loro, arrivando persino a minacciare di andarsene via: «Allora, la squadra fatela voi e io mi dimetto». Alla resa dei conti, la formazione l’aveva fatta lui. Purtroppo. Ma può davvero andare ai mondiali una squadra che segna solo un gol alla Macedonia, giocando in casa, e che non ne fa neanche uno in due partite contro i marcantoni, tutto fisico e zero tecnica, della Svezia? In ogni caso, a conti fatti, il principale colpevole l’abbiamo già trovato e siamo tutti a posto con la coscienza: Giampiero Ventura, allenatore del Bari, del Cagliari, del Lecce, eccetera, che vantava addirittura 7 partite internazionali, ma che fino a prima della disfatta con la Spagna, si prendeva solo complimenti pieni di miele e poi da lì in avanti esercizi di linciaggio, sotto varie forme, compresa quella più educata alla Fabio Caressa, con tanto di siluro velenoso in coda: «io non voglio infierire, non si può sparare sull’ambulanza, e dal punto di vista umano è una ottima persona.

Gli addii

Ma bisognava avere il coraggio di cacciarlo subito dopo la Spagna. Diciamocelo chiaro, non era all’altezza». Lui non s’è dimesso, ma sinceramente è come se lo fosse. Lasciano anche Gigi Buffon, Andrea Barzagli, Giorgio Chiellini e Daniele De Rossi. Lasciano tutti, perché «è una sconfitta di tutto il movimento», come afferma Barzagli. E invece restano i suoi dirigenti.   

Un tracollo psicologico

I giocatori che passano in processione ai microfoni dopo la partita, ripetono tutti che lo choc della sconfitta con la Spagna, inaspettata in quella misura, è stata la causa di un tracollo psicologico, che ha inciso poi sul risultato finale. Ma in realtà il disastro è cominciato un po’ prima. Abbiamo visto un gran caos, sin dall’inizio quando l’Italia del dopo Conte viaggiava meglio delle previsioni, ma tanto per cominciare, nella realtà, non abbiamo mai visto Ventura, che ha cambiato sistemi di gioco uno dietro l’altro, dal 3-5-2 al 4-2-4 e al 4-3-3 fino al più confuso «speriamo nella Madonna», rinnegando anche se stesso.

Un allenatore inadeguato

Se c’è una cosa vera che ha detto Caressa, è che Ventura è sembrato proprio inadeguato. Forse, piuttosto che un tecnico dalla provincia, se si voleva risparmiare (Ventura prende meno della metà di Conte, e prima di lui Tavecchio aveva solo pensato a Donadoni), sarebbe stato meglio cercare un tecnico nei quadri federali. E’ andata così. Ora aspettiamoci una settimana di lacrime e sangue. Ci sarà da piangere. E da ridere, perché ci sarà da divertirsi a guardare Tavecchio, allievo lumbard di sponda lariana del suo primo Grande Elettore, Lotito, che resiste a qualsiasi richiesta di dimissione. Crolla tutto. Ma Tavecchio non molla. E ci saranno quelli che come lui diranno che siamo stati eliminati per sfortuna. Che un po’ è vero, soprattutto se guardi la differenza tecnica e di gioco fra le due squadre. Ma nel calcio ci sono altre regole. Come ha detto Giancarlo Marocchi, «nello sport, io ho imparato che il risultato non è mai bugiardo. Alla fine arriva per quanto prepari, per i meriti che hai o per gli errori che hai fatto». Rassegniamoci. E’ così e basta