Roma con super Dzeko sbanca S.Paolo, il Napoli si ferma. La Juventus segna all'ultimo secondo contro la Lazio

Azzurri avanti con Insigne e immediata replica di Under, poi la doppietta di Dzeko. Perotti firma il poker e gol di Mertens. Gli anticipi della 27a

Dzeko a segno contro il Napoli (Ansa)
Dzeko a segno contro il Napoli (Ansa)
TiscaliNews

Impresa della Roma che, guidata da un super Dzeko, sbanca il San Paolo e mette clamorosamente sotto la capolista. Il Napoli conserva ora un punto di Vantaggio sulla Juventus che però dovrà recuperare la gara con l'Atalanta e avrà la possibilità di effettuare il sorpasso.

Napoli sgonfio

I giallorossi, pratici, concreti, cinici, lasciano sfogare o padroni di casa e li colpiscono nei momenti cruciali della partita, sfruttando clamorose indecisioni della difesa azzurra. Ma il Napoli non è la squadra brillante e disinvolta fin qui vista in campionato. I meccanismi di gioco sembrano arrugginiti, il gioco non è fluido, l'attacco non punge e la Roma ha tempo e modo per organizzarsi al meglio.

Insigne dà il via

Sarri fa a meno inizialmente di Hamsik, debilitato dall'influenza che lo ha colpito in settimane e schiera Zielinski al suo posto. Nella Roma Di Francesco preferisce Perotti a El Shaarawy. Le cose si mettono subito bene per la squadra di Sarri che dopo appena cinque minuti di gioco è già in vantaggio, grazie a Insigne. La Roma, però, reagisce e dopo soli due minuti trova il gol del pareggio con un tiro di Under deviato da Mario Rui che inganna Reina. Il tema della partita è chiaro: il Napoli è quasi sempre in possesso del pallone e la Roma si difende con ordine, grazie anche al ripiegamento dei propri centrocampisti e perfino dei due esterni di attacco, soprattutto di Perotti che segue sempre Hysaj nelle sue proiezioni offensive.

La barriera di Alisson

Il Napoli, avendo poche possibilità di superare la retroguardia giallofossa sui palloni aerei, punta tutto sui triangoli stretti e sugli inserimenti tempestivi dei propri attaccanti, pronti a sfruttare i lanci di Insigne e di Jorginho. Con questa strategia sembra che gli azzurri riescano a mettere in imbarazzo la difesa giallorossa e in più di una circostanza arrivano vicini ad Alisson che però erige una barriera insuperabile sulla linea di porta e non concede mai a Insigne, l'unico del Napoli a provarci con costanza, di andare nuovamente in gol.

L'acuto di Dzeko

Alla squadra di Di Francesco, però, basta al 25' un acuto di Dzeko, per il resto quasi assente dal gioco, per andare in vantaggio. L'attaccante bosniaco, su un traversone di Florenzi, batte sullo stacco Albiol e con un preciso colpo di testa manda il pallone in rete.

La ripresa

Nel secondo tempo il copione non cambia. Il Napoli porta avanti le sue manovre con pazienza, ma la Roma è sorniona e astuta e non si lascia impressionare. Con poche uscite dalla propria metà campo, la squadra di Di Francesco riesce a mettere il sigillo alla vittoria, con uno spettacolare gol di Dzeko e con una marcatura di Perotti, facilitata da uno svarione di Mario Rui. Nel recupero arriva il gol di Mertens che serve solo per la classifica dei cannonieri. I tifosi capiscono il momento delicato della squadra e applaudono gli azzurri, ma la sconfitta è di quelle che fanno male e che possono lasciare il segno.

Lazio-Juventus

Il veleno Paulo Dybala lo tiene tutto per i secondi finali e quando, fulmineo, lo inietta nel corpo stanco della Lazio non c'è più tempo per reagire. A recupero della ripresa quasi scaduto l'argentino, praticamente spettatore fino a quel momento, dimostra che un fuoriclasse non va mai giudicato prima del tempo. La sua stilettata (Luiz Felipe saltato come un birillo, Parolo aggirato e palla imprendibile, nell'angolino alto), batte Strakosha - inoperoso per tutta la partita - e tiene la Juventus nella scia del Napoli, quando ormai sembrava che Simone Inzaghi avesse confezionato l'ennesima polpetta avvelenata per il collega Allegri.

Ciro Immobile (Ansa)

La delusione della Lazio

All'Olimpico invece Dybala è un lampo nel buio, ma accecante. Decima vittoria consecutiva per i bianconeri, 13/o risultato utile di fila e porta di Gigi Buffon ancora inviolata nel 2018, in campionato. Miglior viatico di questa vittoria, ormai insperata, la Juventus non poteva augurarsi in vista della difficile trasferta di Londra in Champions. Alla Lazio resta la delusione per un ko arrivato quando il traguardo dello 0-0 sembrava a portata di mano e la recriminazione su un contatto in area tra Benatia e Leiva.

L'arma in più della Juve

Sarebbe stato un risultato utile e di prestigio, che Inzaghi ha inseguito soprattutto nella ripresa, come certifica la sostituzione di Immobile a 10' dalla fine. La 'sorpresa' ideata da Inzaghi è Luiz Felipe a destra nella linea difensiva, lo stesso corridoio battuto da Lulic, dopo che un infortunio dell'ultima ora ha fermato Basta. La Juve si presenta all'Olimpico con Chiellini in panchina. Torna dopo lungo stop Dybala, schierato al centro dell'attacco con Mandzukic in appoggio. L'arma in più della Juve è la paziente consapevolezza della propria forza, al netto di chi scenda in campo.

Come una partita a scacchi

C'è reciproco rispetto, come testimonia l'attenzione dedicata da entrambe alla fase difensiva. In una partita a scacchi, la Lazio non lascia mai meno di tre uomini dietro, mentre Matuidi e Lichsteiner sono i primi ad allinearsi ai compagni schierati subito davanti Buffon. Con Immobile e Dybala super controllati, le occasioni da rete del primo tempo sono poche. La migliore capita (20') sulla testa di Milinkovic, che sale a colpire un cross di Luis Alberto, ma il portierone bianconero inchioda il pallone a terra. La Juve (29') riuscirebbe anche a segnare (autogol di Lukaku da calcio d'angolo), ma l'arbitro vede una spinta di Rugani su Radu e annulla.

Il secondo tempo

La ripresa è ancora un confronto giocato sugli anticipi e con grande pressing, anche se la Juventus dà l'impressione di avere più benzina nelle gambe. E di essere meno propensa ad accontentarsi del pari. Allegri toglie Lichsteiner per inserire Douglas Costa e dare peso all'attacco. Finalmente si vede Dybala (21'), al tiro ben contenuto da Luiz Felipe. Inzaghi risponde togliendo Luis Alberto per da spazio Felipe Anderson. Esce Mandzukic per Alex Sandro. I minuti scorrono e la stanchezza prende il sopravvento. Nessuno, forse ormai nemmeno l'allenatore bianconero, ha fatto i conti con la sorpresa che Dybala tiene in serbo. Il colpo dello scorpioncino stende la Lazio e tiene più vivi che mai i sogni scudetto di questa Juventus, maestra di cinismo.

Alberto Grassi e Alberto Paloschi della Spal (Ansa)

Spal-Bologna

L'attesa è finita: dopo quattro mesi, la Spal torna alla vittoria casalinga. Rilanciata dal successo di Crotone, la squadra di Semplici raccoglie il secondo successo consecutivo che sa di boccata d'ossigeno: aspettando i risultati di domani di Crotone e Sassuolo, i biancazzurri escono dalla zona retrocessione. Merito della rete di Grassi, che spezza l'incantesimo a inizio ripresa, dopo un primo tempo d'assalto. Merito pure di Semplici, che non sbaglia una mossa, e di una squadra che respira l'attesa di un derby che Ferrara attendeva dal 1995 e la trasforma in rabbia agonistica, su un campo reso pesantissimo dalla pioggia.

Bologna troppo morbido

Al contrario, il Bologna, dopo i due successi casalinghi consecutivi con Genoa e Sassuolo, si presenta morbido. Non solo. Donadoni conferma il 3-5-1-1 schierato con il Genoa e la scelta non paga. Non paga neppure la decisione di recuperare Poli, reduce da un problema muscolare a un polpaccio e senza allenamenti nelle gambe. C'è Verdi, al rientro dopo l'infortunio patito a Napoli, ma pure lui appare fuori condizione e fuori ruolo, come seconda punta. Si aggiunga che Poli chiede il cambio dopo 5 minuti e che tre giri di lancette più tardi Viviani pesca Antenucci con un lancio lungo e Gonzalez è costretto a stenderlo al limite rimediando il rosso: la gara per gli ospiti si mette male, con Donadoni costretto a ridisegnare i rossoblù con il 4-4-1 e con Donsah nell'inedito ruolo di terzino destro.

Secondo tempo

Si mette benissimo, invece, per la Spal, che sfiora il gol a ripetizione tra il 5' e il 35': con un tiro cross di Felipe, una punizione che sfiora il palo di Viviani (seguente all'espulsione), Grassi e Antenucci, con conclusioni dal limite e soprattutto con Lazzari, che a tu per tu con Mirante spara alto. Il Bologna non va oltre un paio di contropiedi abortiti e un colpo di testa di Destro che si spegne lontano dai pali: di tiri in porta neanche l'ombra. La gara è un monologo spallino, il gol è questione di tempo e nella ripresa non c'è da attendere molto: appena 3 minuti, con Grassi che dal limite infila Mirante con una conclusione di controbalzo sugli sviluppi di un corner.

Destro manca il pareggio

In inferiorità numerica e con un cambio bruciato nei primi minuti, il Bologna ha poche carte in mano per cambiare l'indirizzo della gara. Entrano Avenatti e Orsolini, per provare a dare più peso in attacco e la mossa funziona, complice una Spal che si rintana in area nell'ultimo quarto d'ora, presa dalla paura di non vincere dopo aver mancato il colpo del ko. Le spizzate di Avenatti e i palloni messi in area dall'esterno d'attacco creano apprensione e all'ultimo respiro Destro spara alto da due passi un pallone che pare impossibile da sbagliare, proprio sul cross di Orsolini: i padroni di casa possono tirare un sospiro di sollievo, questa volta l'attesa è finita, il derby è biancoceleste, la salvezza alla portata.