[L’analisi] I cinque moschettieri della Juve entrati nella leggenda con 7 scudetti. Ma adesso cambia tutto

Il settimo scudetto forse è davvero la fine di un ciclo. Molla di sicuro Buffon, se ne vanno Lichtsteiner e Asamoah e gli altri attempati moschettieri hanno un anno di più, che comincia a pesare come un macigno. Nessuno è eterno. E niente lo è. Il fatto è che sia proprio la difesa, il reparto su cui ha fondato tutti questi anni di successi, quello che la società è costretta a rinnovare, potrebbe essere il primo segnale del cambiamento

[L’analisi] I cinque moschettieri della Juve entrati nella leggenda con 7 scudetti. Ma adesso cambia tutto

Il settimo scudetto consecutivo alla fine sembra tanto il riassunto della Juventus. Allegri dice che il merito è solo dei suoi giocatori, «che hanno cuore. Nel calcio, senza cuore non vinci». Però mai come questa volta l’immagine della vittoria pare racchiudersi nella simbiosi quasi perfetta fra il suo allenatore e la società, apostoli e profeti della cultura del successo, del risultato prima di tutto, che accumula coppe e trofei senza stare ad ascoltare il rumore dei nemici. Non a caso, i cinque moschettieri che li hanno vinti tutti e sette - Buffon, Chiellini, Barzagli, Lichsteiner e Marchisio: quattro difensori e un centrocampista di lotta e di potere - sono i migliori rappresentanti di questa ideologia applicata al calcio, della capacità di non mollare, di crederci «fino alla fine», come recita il motto della Juventus, badando sempre al sodo e molto meno all’estetica.

Tirato per i capelli dai giornalisti, rispiega la sua filosofia che poi è quella di questa squadra dalla mentalità inglese quando gioca in Italia e così italiana quando va in Europa: «Il giocar bene o il giocar male è relativo. Si sta riducendo il calcio a troppa teoria. Io dico solo questo: il calcio è estro, libertà e fantasia. Stanno distruggendo i ragazzini ingabbiandoli dentro a degli schemi, anziché coltivarne la classe, la capacità di palleggio. Io l’unica cosa che chiedo a una squadra è l’equilibrio. Ho vinto 4 scudetti giocando in 4 modi diversi. Poi la gente la faccio contenta perché vinco le cose. Ma ci sono tante sfumature in una partita che ridurre tutto a giocare bene o giocare male è senza senso. Fate tante parole, ma il calcio è sempre lo stesso. Una sola cosa è cambiata, importantissima: quando è stato tolto il passaggio al portiere. Un tempo gli ultimi 15 minuti non si giocava più. Adesso dovrebbero far pagare il biglietto solo per gli ultimi 15 minuti». Quando ci vogliono le gambe e il cuore.

Questa volta, Allegri l’ha presa bene. Ha spiegato con calma le sue idee, che sono quelle della Juve. Non s’è inalberato come era successo dopo la quarta Coppa Italia di seguito, ancora la Juve e un altro trofeo, il Milan piallato, e Sconcerti che gli aveva chiesto se c’erano segnali di fine ciclo nonostante questa ennesima vittoria, se avvertiva qualche scricchiolio, e lui aveva risposto stizzito: «fate domande assurde. Io mi diverto ad allenare. Bisogna andare avanti e l’anno prossimo ci sarà di nuovo da combattere». Va beh, «capisco, sarai stanco», aveva commentato Sconcerti. Non l’avesse mai detto. «No, non sono stanco», era sbottato Allegri. «Sono molto lucido, a differenza di voi che non fate le domande in modo lucido. Io ho molta pazienza, ne ho da vendere, e vi aspetto tutti lì. Tutti». In realtà, dietro a tanto nervosismo c’è la sensazione che Sconcerti non abbia fatto proprio una domanda a vanvera. Il settimo scudetto forse è davvero la fine di un ciclo.

Molla di sicuro Buffon, se ne vanno Lichtsteiner e Asamoah e gli altri attempati moschettieri hanno un anno di più, che comincia a pesare come un macigno. Nessuno è eterno. E niente lo è. Il fatto è che sia proprio la difesa, il reparto su cui ha fondato tutti questi anni di successi, quello che la società è costretta a rinnovare, potrebbe essere il primo segnale del cambiamento. Poi altre voci si rincorrono: parte pure Alex Sandro - altro difensore -, probabilmente se ne va Mandzukic, il giocatore preferito da Allegri, e al suo posto tornerebbe Morata, che non è proprio la sua fotocopia. E per rifondare forse saranno costretti a mettere sul mercato un altro pezzo pregiato. Via Khedira. Già presi Caldara e Spinazzola. Emre Can e Cristante in arrivo a centrocampo. Sarà una nuova Juventus.

E verrà dopo un campionato diverso dagli ultimi trionfi, un campionato con la Var che ha riacceso dubbi e polemiche, veleni e rancori. Dopo tanti scudetti senza storie, è tornato un classico, alla faccia della tecnologia più sofisticata. Aurelio De Laurentiis ha detto che se finisce a sei punti sotto la Juve, si ritiene il vincitore morale, perchè «a loro gli arbitri ne hanno regalati 8». E Sarri ieri ha rincarato: «Abbiamo perso lo scudetto in albergo. Ci piaceva di più perderlo in campo». In albergo perchè la partita dei bianconeri contro l’Inter, vista alla tv, li aveva abbattuti «per la rimonta allo scadere e per alcune decisioni molto discutibili». Lui, toscanaccio come Allegri, è stato l’antiAllegri in tutti i sensi, profeta dell’idea opposta, del bel gioco prima del risultato. A chi lo rimproverava di pensare troppo allo spettacolo, ancora ieri rispondeva che non riesce a pensare in modo diverso, «a concepire una vittoria senza giocare bene». Però, questo sogno infranto ce lo porterà via dal campionato italiano. Il prossimo anno probabilmente non siederà più su quella panchina. Gli hanno chiesto se c’era un motivo per lasciare, e ha risposto: «L’amore che ho per questa gente e per questa città. E’ così grande che ho paura di stancarli».

Così, dopo il settimo scudetto consecutivo, dopo il record dei record, si finirà per voltare davvero pagina. Contro la nuova Juve, chissà se con Allegri o senza, non ci sarà più di sicuro l’unico che li ha fatti tremare in questi anni. Ci rimettiamo tutti. Anche la Juve.