[La polemica] La vergogna di Juve e Inter, sono le uniche a non aver mai offerto un euro per Amatrice

Pirozzi ha sentito il dovere di ringraziare «tutto il calcio italiano che ha fatto tantissimo per noi. Tranne loro, Juve e Inter, le uniche a non fare niente. Chi ha tanto non dovrebbe comportarsi così. Per esempio, noi siamo stati aiutati dai livornesi, quando c’è stato il terremoto, e ora abbiamo fatto una sottoscrizione con i ristoratori della zona di Amatrice per aiutare le vittime dell’alluvione» 

[La polemica] La vergogna di Juve e Inter, sono le uniche a non aver mai offerto un euro per Amatrice

Nel giorno del ringraziamento allo sport, la macchia nera è quella dei più ricchi: Juventus e Inter sono le uniche società di calcio che non hanno mai offerto nemmeno un aiuto alle vite distrutte e lacerate dal dolore di Amatrice. Forse non dovremmo neanche stupirci troppo. La Juventus di John Elkann anche con la presidenza di Andrea Agnelli non ha mai spiccato troppo per generosità. E pure quelle prima. I cinesi dell’Inter magari manco sanno dov’è Amatrice e cos’è stato quel terremoto infinito. Loro avevano altre preoccupazioni: il fair play finanziario e i soldi da buttare via per comprare Gabigol.

Eppure queste sono ferite che vanno oltre il tifo. Come ha detto Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, «credo che chi ha avuto la fortuna di avere tanto debba anche dare». Loro, ha spiegato, l’hanno fatto appena hanno potuto. Dispiace dirlo: bisogna aver sofferto per capire. Adesso che si comincia lentamente a uscire da quel tunnel senza fine, Pirozzi ha sentito il dovere di ringraziare «tutto il calcio italiano che ha fatto tantissimo per noi. Tranne loro, Juve e Inter, le uniche a non fare niente. Chi ha tanto non dovrebbe comportarsi così. Per esempio, noi siamo stati aiutati dai livornesi, quando c’è stato il terremoto, e ora abbiamo fatto una sottoscrizione con i ristoratori della zona di Amatrice per aiutare le vittime dell’alluvione».

C’è una storia, scovata da Stefano Agresti, emblematica di questa aridità umana. Riguarda la Juventus, ma potrebbe andare bene anche per l’Inter, le due grandi rivali del calcio italiano abbinate insieme, a braccetto l’uno dell’altra, come vecchi complici, in questo triste ritratto di cupidigia. Il signor Alessio Bucci, super tifoso bianconero che non si è mai perso neppure una partita dell’amata Juventus, lasciandoci un mucchio di soldi ogni volta per godersele dalla Tribuna più cara, stava dormendo nel suo albergo, all’hotel ristorante Roma, di Amatrice, la notte del 24 agosto 2016 quando la terra aveva cominciato a tremare e a battere colpi contro la vita della gente. L’albergo si spezzò sopra quelle scosse e Bucci rimase sommerso dalle macerie. Sotto le rovine, la sua agonia durò per sei ore e ne uscì vivo, anche se molto malconcio, per miracolo: «Mi ha salvato mia moglie», ha ricordato lui. «Dormiva accanto a me ed è caduta subito dal letto: si è solo fatta male a una gamba e così ha potuto gridare e chiedere aiuto».

Lui aveva perso i sensi, era schiacciato fra le mura crollate e i detriti e non poteva nemmeno parlare. Quando erano riusciti a tirarlo fuori, è rimasto parecchi giorni in coma, lottando tra la vita e la morte. E una volta che si è svegliato dal coma, ha dovuto passare altri due mesi da incubo in ospedale, in dialisi, con dei seri problemi ai reni: ancora oggi non è completamente guarito. In queste condizioni e per un anno intero, ha dovuto fare a meno della sua Juventus, anche se aveva già pagato il suo abbonamento allo Stadium, e quello di sua moglie Tiziana, come faceva tutti gli anni. Bucci è davvero un super tifoso: allo Stadium ha voluto addirittura acquistare uno spazio per avere il suo nome accanto alla stella di Del Piero. E l’abbonamento che aveva comprato per sé e la signora la scorsa stagione era costato tremila euro a testa. Seimila euro senza poter vedere neanche una partita. «Avevo altro da fare: dovevo vivere».

Il posto che avevano preso era in Tribuna Omar Sivori, proprio dietro il presidente Andrea Agnelli. Tornato a una vita normale, Alessio ha chiesto alla Juve di andargli incontro: «Ho domandato se potevano rimborsarmi gli abbonamenti, visto che non avevo mai potuto andare nemmeno a una partita pur avendo pagato una bella cifra. Oppure se potevano spostarmeli alla stagione dopo, cioé questa di adesso. Gli ho spiegato la mia situazione, gli ho raccontato tutto bene quello che mi era successo, e non era solo una questione economica, anche se c’era pure quella, è ovvio. Era proprio una questione di vita. Gli ho fatto presente tutto quello che avevo dato alla Juventus, contento di averlo fatto, perché il tifo è così, è un amore vero». Loro hanno ascoltato bene ogni cosa e poi gli hanno semplicemente risposto che avrebbe «dovuto di nuovo pagare gli abbonamenti».

Dice Alessio che ha provato «una tristezza infinita. Non mi sarei mai aspettato un comportamento così». Alla fine però l’amore è stato più forte di tutto. Chi ama davvero è capace di perdonare. Il signor Bucci ha preso la macchina, è salito a Torino, ed è entrato nel suo stadio, al solito posto. «Sono andato alla partita l’altro giorno. E ho sentito un’emozione forte dentro di me, come se fossi tornato a vivere». In fondo,è questo quello che conta di più. Chissà se qualcuno adesso gli chiederà scusa...