Soldi riciclati e misteri nella vendita del Milan: la replica della Procura sull'indagine. Marina Berlusconi: "Indignati"

Gli inquirenti sospettano un giro di partite contabili illegali. E indagano, pare in modo riservato, sulla figura del neo proprietario Li che perfino in Cina non è tra gli uomini d'affari di spicco

Berlusconi e Li con la maglia del Milan durante le trattative
Berlusconi e Li con la maglia del Milan durante le trattative
Redazione Tiscali

E' stata una compravendita regolare o una scaltra operazione per far rientrare soldi dall'estero in Italia e mascherare un'azione di riciclaggio? I sospetti accompagnano da tempo la cessione del Milan, di proprietà di Silvio Berlusconi, ai cinesi guidati dall'imprenditore Yonghong Li. Il passaggio di proprietà dello scorso aprile, contro il pagamento di 740 milioni di euro, sarebbe ora sotto inchiesta, avviata in modo riservato dal Pm Fabio De Pasquale. Se si dovesse configurare il reato di riciclaggio, per il Berlusconi rinato alla politica e leader del centrodestra in corsa per le le elezioni del 4 marzo sarebbero guai. Ma il Procuratore capo di Milano, Francesco Greco, in una nota precisa che a quanto risulta a lui "allo stato non esistono procedimenti penali aperti sulla compravendita dell'A.C. Milan". 

La lettera di Ghedini e le molte ombre

Dopo la vendita della società calcistica rossonera alla cordata cinese, i sospetti sulla provenienza dei 740 milioni si erano moltiplicatimnonostante la lettera presentata la scorsa estate da Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, in cui si rivendicava la regolarità della cessione. Tra i primi dettagli che cominciano ad emergere, ci sarebbe il passaggio dei soldi attraverso Hong Kong, uno degli snodi su cui a detta dei maggiori quotidiani italiani (a partire dall'apertura de La Stampa) starebbe indagando il Pm di Milano. Considerando che si veniva da una serie di trattative piuttosto travagliate per l'acquisto del Milan, poi fallite. Prima dei cinesi, si era fatto avanti il thailandese Bee Taechaubo (detto Mr.Bee) che aveva offerto 960 milioni per comprarsi il Milan. Incontri, mediazioni, prime dichiarazioni stampa e foto con Berlusconi si risolsero in un nulla di fatto, con la finanziaria ticinese Tax &Finance che era coinvolta nelle trattative, finita nei guai per frode fiscale. A seguire, ecco l'arrivo di Yonghong Li, misterioso imprenditore cinese di cui nessuno, neanche all'estero, è riuscito a definire del tutto la figura. La sua società Guizhou Fuquan Group non sarebbe poi così importante e non risulta tra gli uomini d'affari di spicco in Cina. Le indagini diranno chi era e se i soldi usati per comprare il Milan fossero davvero i suoi o di Berlusconi, che mirava a riprenderseli dopo una serie di passaggi poco chiari.

Ma Ghedini e Greco negano

Intervenendo sulle notizie di una presunta indagine riservata circa la cessione dell'A.C Milan, il Procuratore capo meneghino Francesco Greco ha spiegato che sulla vendita non risulta al momento aperto nessun fascicolo esplorativo (a modello 45, senza titolo di reato e a carico di ignoti), nè a modello 44 e quindi sempre a carico di ignoti ma con un titolo di reato. Greco ha anche detto che l'avvocato Niccolò Ghedini, legale del Cavaliere, non ha depositato in Procura "per conto di Fininvest" alcuna carta riguardo alla operazione e ha ripetuto di non aver ricevuto alcun dossier da parte dell'Unità Informazione Finanziaria di Banca d'Italia che ha la responsabilità dei controlli. L'Uif, ha riferito Greco, avrebbe anzi dato il via libera all'operazione non riscontrando, così come gli intermediari finanziari, alcuna irregolarità e non ha chiesto alcun intervento della magistratura milanese di procedere con il "freezing, cioè il blocco dei soldi". L'avvocato Ghedini ha ribadito: "Ancora una volta un giornale con una precisa connotazione politica e imprenditoriale aggredisce il presidente Berlusconi con una notizia totalmente inventata. E ciò che è ancor più grave è rappresentato dal fatto che nella serata di ieri eravamo stati avvisati che la notizia, falsa, sarebbe stata pubblicata sul quotidiano La Stampa. Immediatamente avvertimmo il direttore del quotidiano e uno dei giornalisti della totale infondatezza, inverosimiglianza e falsità dell'assunto. Nonostante ciò la pubblicazione è avvenuta. La netta e chiara smentita dell'esistenza di qualsiasi indagine, in particolare nei confronti del presidente Berlusconi, da parte della Procura della Repubblica di Milano, che ringrazio per la tempestività della comunicazione in merito, non fa che confermare la già palese falsità della notizia. È evidente dunque - conclude Ghedini - la pervicace volontà diffamatoria che non può che avere ragioni correlate all'intenzione di interferire nell'imminente competizione elettorale. Saranno ovviamente esperite tutte le azioni del caso".

Marina Berlusconi: "Indignati da falsificazione"

"Il tempo sembra passare invano per certi metodi di intendere lo scontro politico e per chi di questi metodi da vent'anni è ostinato protagonista. La falsificazione di cui stamane si sono resi responsabili due quotidiani controllati dal gruppo De Benedetti, "La Stampa" e "Il Secolo XIX", lascia indignati ed esterrefatti per la sua gravità": lo dichiara Marina Berlusconi in una nota diffusa da Fininvest circa il servizio pubblicato sulla vendita del Milan.