Il Parma e quel 4 maggio dimenticato

Il Parma e quel 4 maggio dimenticato
di Sportal.it


Il 4 maggio è per il calcio italiano, e forse non solo, il giorno del Torino. Il giorno del ricordo della tragedia di Superga, che spezzò 31 vite tra componenti della prima squadra, dello staff tecnico e giornalisti al seguito del Grande Torino, a detta di molti la più forte squadra italiana di tutti i tempi, nonché uno dei simboli dell’Italia che volle ripartire dopo gli orrori della Guerra.

 

Ma evidentemente questa data ha qualcosa di maledetto per il calcio italiano, perché, in scala minore, ha segnato un altro evento per fortuna non tragico, ma comunque drammatico, che ha riguardato la storia del Parma. Il riferimento va ovviamente al derby giocato nel 1986, per la quart’ultima giornata del girone A di Serie C1.

 

Da una parte i crociati di un giovane Arrigo Sacchi, che solo due anni dopo avrebbe festeggiato il suo unico scudetto con il Milan, alba di un ciclo vincente che avrebbe fatto storia, ma che quell’anno traghettò il Parma in Serie B, dopo una sola stagione di assenza. Dall’altra la Reggiana di Giancarlo Cadè, ugualmente coinvolta nella lotta per la promozione.

 

Al Tardini vinsero proprio gli ospiti, 2-1 grazie ai gol di Marco Cacciatori e Saverio Albi, che vanificarono la rete del vantaggio siglata dal compianto Gianluca Signorini. 

 

Le errate decisioni dell’arbitro Calabretta di Catanzaro, che costrinse il Parma a giocare in 10 per tutto il secondo tempo a causa dell’espulsione di Roberto Paci, nulla ebbero a che fare con la furia di una parte della tifoseria, che venne a contatto con le forze dell’ordine, per motivi che nessuno ha mai chiarito, o voluto chiarire.

 

Sugli spalti del Tardini e in tutte le vie limitrofe si assistette a scene selvagge, con cariche della polizia, auto e persino ambulanze danneggiate. Il bilancio finale fu di 17 arrestati e decine di feriti, ma da quel giorno la mappa del tifo crociato cambiò per sempre.

 

Nei fatti, quanto successo, e anche gli errori dell’arbitro, furono solo un pretesto per una resa dei conti interna al tifo, nell’aria da tempo, con il passaggio del testimone tra capi-tifosi più “anziani” a elementi più giovani, che avrebbero poi formato lo zoccolo duro dei fortunati che avrebbero visto il Parma trionfare in giro per l’Italia e per l’Europa. Un Parma diverso da quello di allora e da quello di oggi.

 

Il fatto è stato ricordato dai Boys, sul proprio sito ufficiale: “04/05/1986, una data che non si può dimenticare, soprattutto a 30 anni di distanza! Vogliamo rendere merito a tutti i ragazzi della Nord che erano presenti, ricordando in maniera particolare chi non è più fra noi!".

 

Trent’anni dopo il derby dell’orrore, e 20 dopo l’ultima volta, quello giocato in Serie A e teatro di altri incidenti, quella volta dovuti alla rivalità, è ora di ricordare, ma per ripartire.

 

1986, 1996, 2016: il derby s’ha da fare. Ma in pace.