F1: è guerra tra Liberty e scuderie. Ed Ecclestone prepara il clamoroso ritorno

Gli americani vogliono tagliare i costi del torneo e ridurre i 940 milioni di dollari di compensi dei team. "Big Bernie" attende e critica: "Finora non hanno ottenuto nulla"

F1: è guerra tra Liberty e scuderie. Ed Ecclestone prepara il clamoroso ritorno
Redazione Tiscali

Rientrare definitivamente degli 8 miliardi di dollari investiti per comprare la Formula Uno e respingere il clamoroso ritorno di Bernie Ecclestone. La battaglia con la Ferrari e la conseguente minaccia di dire addio al Circus da parte di Marchionne, rappresentano solo una parte dei problemi della Liberty Media. Un anno fa la società statunitense, fondata dal magnate John Malone, ha investito circa 8 miliardi di dollari (4,4 miliardi per l'acquisto più i debiti) per strappare la Formula Uno alla CVC Capital Partners, il maggiore azionista del Circus che aveva confermato Ecclestone alla guida del Circus. "Big Bernie" si è dovuto accontentare del ruolo di "presidente onorario", ma coltiva il sogno di riprendere il timone del comando che ha tenuto per quasi quarant'anni.

940 milioni di dollari di compensi delle scuderie

I sogni dell'imprenditore britannico potrebbero realizzarsi al termine dello scontro in atto tra la Liberty Media e le scuderie. I proprietari del torneo hanno come unico obiettivo la riduzione dei costi a partire dai compensi spettanti ai team circa 940 milioni di dollari (secondo i dati di maggio 2017). Ma ovviamente sia le scuderie più importanti (Ferrari, Mercedes, Red Bull e McLAren) che le altre battono cassa per ottenere più soldi. Non è un caso che Liberty Media e Ferrari siano arrivati allo scontro sul "budget cap", un tetto massimo alle spese delle scuderie, contenuto nella riforma del 2021. La Liberty vorrebbe negoziare al ribasso anche il bonus annuale da 68 milioni di dollari che spetta al Cavallino, per il fatto di essere "long-standing team" ovvero l’unica scuderia che ha sempre partecipato ai campionati di Formula Uno.

Ecclestone:  "Finora non hanno ottenuto nulla"

Ecclestone osserva con interesse quanto accade sul campo di battaglia e non risparmia critiche pesanti ai nuovi padroni del Circus. Nel mirino di "Big Bernie" c'è soprattutto la gestione del torneo che avrebbe portato a un graduale peggioramento. "La Formula Uno non è un fast-food americano", ha detto qualche mese fa l'imprenditore britannico. "In F1 non c'è posto per la democrazia, i nuovi proprietari dovrebbero capirlo, perché finora non hanno ottenuto nulla", ha ribadito a metà dicembre 2017. Il messaggio, rivolto a scuderie e sponsor, è chiaro: sotto la mia dittatura la F1 era un ristorante di lusso e giravano molti più soldi. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, l'obiettivo di "Big Bernie" sarebbe quello di ricomprare il "suo" torneo a un prezzo inferiore agli 8 miliardi di dollari.