Schwazer, la confessione integrale

Sportal
Ecco la conferenza stampa integrale di Alex Schwazer, nella quale l'ormai ex marciatore altoatesino ha spiegato il suo ricorso all'Epo: "L'anno scorso, dopo 3 anni molto duri per me, e dopo gli Europei dissi pure che non avevo emozioni e avrei potuto smettere. Alla fine del 2011 dopo una stagione travagliata dovevo prendere delle decisioni, e con le Olimpiadi davanti non ero più lucido e non sono riuscito a dire di no a questa tentazione di doparmi per l'Olimpiade del 2012. Mi dispiace, ho fatto questo grande errore. Questa decisione l'ho fatta da solo, ho deciso di non dirlo a nessuno, né alla mia fidanzata, né alla mia famiglia. Ho deciso così, era una cosa mia, non volevo metterei nei guai nessuno".

"Mi sono informato su internet e, anche se dicono che non è possibile farlo da solo, lì ci sono indicazioni, ho cercato quello che volevo. Sono andato in Turchia da solo, a settembre, ad Antalya, ho preso l'eritropoietina in farmacia e sono ritornato. Il farmacista mi ha dato quello che volevo e basta, senza ricetta, avevo 1500 euro che avevo cambiato nella moneta turca, glieli ho messi sul tavolo ed ho preso la sostanza. Dopo è stato un momento bruttissimo. Non mi ero mai dopato, e stare solo in una stanza sapendo quello che stavo per fare è stato difficile, ero disperato. Non è bello aspettare che la tua fidanzata vada all'allenamento per iniettarti l'Epo... Dopo mi sono allenato come sempre, il 13 luglio avevo un controllo a Oberstdorf, e dopo quello ho iniziato con le iniezioni".

"Ogni giorno mi alzavo alle 2, 3, 4, 5 del mattino perchè sapevo che dalle 6 poteva arrivare il controllo antidoping a sorpresa e dovevo dire alla mia fidanzata di non aprire, sennò ero positivo. Poi ho continuato ad allenarmi e mi sono ammalato. Io non sono un medico, ma stavo male davvero per la 20 km. Il 29 luglio mi sono fatto l'ultima iniezione a Oberstdorf, dove avevo dichiarato alla Wada che stavo, cosa che ho sempre fatto. Quando lunedì 30 hanno suonato a casa mia, sapevo che era l'antidoping, ma non ho avuto la forza di dire a mia madre che non c'ero perchè in 18 mesi potevo anche saltarne uno e io non l'avevo mai fatto, ma non ce la facevo più: non vedevo l'ora che finisse tutto. Poi due giorni fa è uscita la cosa dal Coni. Sono disperato perché ho buttato tutto, ma ora spero di poter fare una vita normale. Mi scuso con la mia fidanzata: non era facile dire che la medicina in frigo era vitamina B12 e non un'altra cosa, ma lei non c'entra nulla".

"Conosco il dottor Ferrari, ma non ho preso farmaci da lui nel 2010. Io l'ho contattato nel 2009 quando mi ero ritirato. Nel 2010 mi sono gestito da solo, gli ho chiesto solo consigli tecnici per allenamenti, e poi tutti i test antidoping fatti erano negativi. Ma da inizio 2011 non l'ho più sentito. Quando vinci pulito pensi che puoi farcela sempre, poi cresci e pensi che non puoi farcela più. Mi dispiace per il mio allenatore, spero possa perdonarmi. Non ho detto nulla per non coinvolgere nessuno. Sono andato all'estero per non tirare dentro altri, visto che qui con le intercettazioni è difficile non essere scoperti".

"Perchè sono andato a cercare Ferrari? All'epoca non avevo intenzione di doparmi, ma volevo una preparazione che ha senso, perchè in Italia se gara va bene è merito di tutti, se va male è l'atleta è debole di testa. Mi servivano delle tabelle di allenamento. Volevo un anno in cui il culo che mi faccio ogni giorno avesse un senso. Lui è un grandissimo allenatore, per doparsi si può andare anche da un'altra parte. Perché tutti i ciclisti vanno da lui? Perché ci è andato Armstrong? Ora per vincere non serve solo doping, servono allenamenti seri e duri. Da chi dovevo andare? Ditemelo voi? Ditemi un tecnico di valore. Ora non voglio attaccare nessuno, voglio cambiare pagina. La federazione però da questo resta fuori"

"Non sapete quante volte a casa ho detto che volevo smettere e tutti a dirmi che dovevo andare avanti, che avevo il potenziale per essere più forte. Pressioni e sacrifici. Non avete idea quanti sacrifici servono per una sola gara, che se va male sei un coglione. Non voglio essere più giudicato per una prestazione. Ero stufo. Sogno una vita e un lavoro normale. Carolina compete perché ama il suo sport; io perché ero bravo in quello sport, ma non mi piaceva di allenarmi per 35 ore la settimana, non ce la facevo più. Tutti vedono solo la gara e la vittoria, ma dietro ci sono allenamenti pazzeschi e sacrifici fatti da anni. E non ne potevo più. Non è bello aspettare di restare solo in casa, con la fidanzata che va a fare allenamento per andare in bagno e farsi iniezione di Epo in vena. Non lo sa nessuno. Tante volte ho letto che ero scoppiato, facevo pubblicità, feste: io con Carolina non ho alcuna rivalità, in questi giorni non mi ha lasciato mai solo. Non ho rivalità con lei, ma dopo che per 10 anni ti fai un mazzo così e alla gara x ti ritiri e leggi tante cose, non ce la fai più. E se non avessi vinto la medaglia? Cosa sarebbe successo? Chi l'avrebbe vinta la medaglia? Ecco, a tutto questo non reggevo più".

"Cosa dico ai giovani? Spero di essere un esempio per loro, nel senso di indicare di non fare questa cosa. La vita è altro. A casa ho quattro medaglie. Nella vita però conta tutt'altro, la famiglia, gli amici. Mettere tutto in gioco per andare forte in una gara non ha senso. Posso solo dire che chi ha talento e mette tutta la passione, senza pensare al 'io devo', può arrivare dove vuole. A Pechino ho vinto perchè ero sereno, non pensavo a come doparmi. Ai giovani dico di non farlo, perché non ha senso"

"Se il Cio vuole rivalutare i miei dati dopo Pechino va bene, non ci sono tracce di doping. Ma il fenomeno è ampio. In Russia c'è un allenatore nella cui squadra su otto atleti, sono stati positivi cinque, ma qui in Italia in problema è Ferrari. Io dico che dopo la positività c'è solo la squalifica a vita. E io non voglio sconti. Spero in futuro di essere giudicato come persona, che cercherà di fare un lavoro normale".

"I Carabinieri? Vado a Bologna, devo restituire la pistola e il tesserino, ma senza di loro a 18 anni non avrei potuto fare questo sport. Senza di loro negli sport minori il professionismo non esiste. Io ho deluso tante persone e loro sono fra questi, chiedo scusa a loro. Sembra di no, ma ha senso anche farsi beccare per tornare a una vita normale".
08 agosto 2012
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