I trionfi, la depressione e il suicidio: la famiglia di Kelly ora vuole "analizzare il suo cervello"

Il padre Mark si è rivolto a un centro specializzato per scoprire se la depressione della campionessa di ciclismo sia stata provocata da una commozione cerebrale

I trionfi, la depressione e il suicidio: la famiglia di Kelly ora vuole 'analizzare il suo cervello'
di Redazione Tiscali Sport

Kelly Catlin si è tolta la vita nella sua camera del campus della Stanford University il 7 marzo. Aveva solo 23 anni, ma era considerata la stellina del ciclismo statunitense. La tragedia si è consumata dopo mesi trascorsi a combattere la depressione. Aveva vinto una medaglia d'argento alle Olimpiadi di Rio del 2016, era diventata campione del mondo  nell'inseguimento a squadre. Aveva già preso due lauree e stava per conseguire la terza in matematica computazionale. Una ragazza brillante e vincente entrata in crisi a ottobre del 2018 dopo un infortunio e crollata poi a dicembre.

"Analizzate il cervello di Kelly"

La famiglia non si dà pace e chiede che il cervello di Kelly venga analizzato dal BU-CTE Center. Il centro ha studiato il rapporto tra malattie al cervello e traumi cranici dovuti agli scontri di gioco nel football americano. Perché secondo la famiglia Catlin, la depressione che ha ucciso la giovane ciclista sarebbe stata provocata da una commozione cerebrale riportata a dicembre. "La nostra famiglia ha deciso di sottoporre il cervello di Kelly a un esame neuropatologico per indagare su eventuali danni causati da una recente lesione che aveva avuto alla testa e cercare una spiegazione per alcuni sintomi neurologici", ha dichiarato il padre Mark Catlin al Washington Post.

Le gare erano diventate una ossessione

"Kelly da tempo non riusciva più ad allenarsi soffriva di mal di testa violenti e un'ipersensibilità alla luce le provocava disagi gravissimi - ha scritto su Facebook la sorella Christine -. In gennaio aveva tentato di suicidarsi, ma aveva scritto una e mail in cui spiegava che il pensiero di dover gareggiare non riusciva a uscirle dalla testa nemmeno nel sonno. Era un'ossessione". "Aveva pensieri sempre più cupi ed era sprofondata nel nichilismo - ha aggiunto -. Intercettammo la e mail e riuscimmo a salvarla chiamando in tempo la polizia, questa volta non ce l'abbiamo fatta. Negli ultimi dieci giorni sembrava ripresa e stabilizzata e noi ci sentivamo più sereni. Purtroppo era solo calma apparente".