Arti marziali al capolinea? l'ex olimpionico: “Un errore porre le palestre sullo stesso piano di ristoranti e night"

Per Felice Mariani la situazione è grave, anche perché le società per mettersi in regola con le norme anti Covid hanno speso somme apprezzabili

Felice Mariani
Felice Mariani
di Paolo Salvatore Orrù

“Maestro, il decreto non è chiarissimo, lei che è dei ‘nostri’ ci dica solo se possiamo o non possiamo aprire le nostre palestre ed allenare i nostri ragazzetti come fino alla scorsa settimana. Grazie mille un abbraccio”. “Maestro mica hanno intenzione di farci richiudere nuovamente: per noi sarebbe la fine, alcuni hanno fatto debiti per cercare di riaprire. Ci dia una mano. Grazie”. Sono due dei post che i maestri di arti marziali hanno scritto sulle pagine social dell’on. Felice Mariani, un egregio interprete dello judo azzurro, un grande che nelle ultime elezioni il mondo dello sport ha prestato alla politica (ora è in commissione cultura, deputato del M5s).

Le ragioni di una chiusura

Raggiunto al telefono da Tiscali Notizie, Mariani ha spiegato come deve essere inteso il paragrafo del Dpcm che interessa le palestre. La sua interpretazione non lascia margine alle incertezze: “Tutte le sale da ginnastica devono stare chiuse sino al 24 novembre”. Stop. Lui però qualche sassolino dalla scarpa vuol toglierselo: “Non si possono mettere le palestre sullo stesso piano di ristoranti, bar e night: neppure i Nas – ha spiegato il maestro – hanno trovato dojo (il luogo dove si svolgono gli allenamenti ndr) fuori norma”. E questo è un fatto importante che avrebbe dovuto far pendere la bilancia dalla parte degli sportivi. Invece no.

La testimonianza

Interessante la testimonianza di Marcella Gerugi, istruttrice e presidente dell'associazione sportiva "Persport" di Sanluri (Sardegna) che si occupa, oltre che di arti marziali, anche di fitness musicale e attrezzistica su mille quadri interni e altri mille esterni. “Quando i Nas sono venuti in palestra ci hanno fatto i complimenti per come abbiamo gestito l'emergenza”, racconta la Gerugi, “hanno controllato la segnaletica orizzontale-verticale, aereazione e - sulla nostra App - le persone che hanno frequentato le lezioni”. Il risultato? Sembrava tutto ok, invece dove non è riuscito i Nas è riuscito il Dpcm.

Riaprire subito?

Per Mariani la situazione è grave, anche perché le palestre per mettersi in regola con le norme anti Covid hanno speso somme importanti. “Riaprire subito? Impossibile”, ha commentato l’ex azzurro, “le palestre si trovano nella stessa situazione di teatri, palazzetti e arene”. Se queste sono le albe, siamo al tramonto di una fetta di sport che ha saputo dare soddisfazioni agli italiani. “Occorre aiutare il settore, per questo stiamo chiedendo al governo contributi a fondo perduto: vogliamo offrire ai gestori delle scuole un’ancora di salvezza”. Per poi riprendere a novembre 2020? “Credo che l’esecutivo abbia sbagliato a dare una data di ripresa: è evidente che il Covid è più aggressivo in inverno, ecco perché personalmente credo che di ripresa si possa parlare solo a maggio 2021”. Un’altra mazzata.

Nazionale di judo

Mariani, non è solo preoccupato per come vanno le cose nelle palestre, ma anche per la esclusione della nazionale di judo dal Grand Slam di Budapest, dove quattro giorni fa tre atleti azzurri (Fabio Basile, Giovanni Esposito e Nicholas Mungai) e un tecnico (Dario Romano) sono risultati positivi al virus dopo il tampone di controllo effettuato all’arrivo nella capitale magiara. In breve, la “bolla” non funge neppure in “ecosistemi” di alto livello. "In queste settimane abbiamo fatto la massima attenzione per rispettare tutte le norme di sicurezza all’interno del centro olimpico e prima della partenza – aveva detto il direttore tecnico Kiyoshi Murakami alla Gazzetta-. Come richiesto dal protocollo covid IJF abbiamo eseguito due tamponi molecolari a Roma prima della partenza ed entrambi sono risultati negativi per tutti". “Credo che il problema sia proprio alla base – ha commentato invece Mariani -, la Nazionale di judo si allena in ambienti che non sono frequentati solo dagli addetti ai lavori; in UNgheria abbiamo fatto proprio una brutta figura”.  

Il calcio

Lo stesso problema ce l’ha anche il calcio professionistico che, com’è noto, è più che protetto. “Il covid si infiltra da per tutto, anche negli spogliatoi di un campo di calcio, e anche se un atleta si comporta in modo ottimale, perché può sempre accadere che qualcuno dello staff sia stato in contatto con il virus”, ha rilevato l’ex azzurro di judo. Che ora promette battaglia: “Insieme ai colleghi di commissione che si occupano di musica, arte e teatro intendiamo chiedere all’esecutivo, e a Conte in particolare, si essere ascoltati prima che si promulgare i decreti legge, perché solo così saremo in grado di dire la nostra: il governo si deve rendere conto che noi siamo raccoglitori di istanze e che quindi dobbiamo essere in grado di dare risposte che non siano solo di seconda mano e a scelte avvenute ai nostri referenti”.