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La notte buia della Ferrari e la svolta del Mondiale. Adesso è Max che vola

Ci sono voluti 52 giri su 53, per domare il vecchio leone che resisteva davanti a tutti con le gomme che fumavano ormai, e mettere in fila una classifica che forse segna la fine di un’epoca, quella del dominio Mercedes di Lewis Hamilton

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
La notte buia della Ferrari e la svolta del Mondiale. Adesso è Max che vola
La Ferrari sulla pista de Le Castellet (Foto Ansa)

C’è voluto tutto un Gran Premio, ci sono voluti 52 giri su 53, per domare il vecchio leone che resisteva davanti a tutti con le gomme che fumavano ormai, e mettere in fila una classifica che forse segna la fine di un’epoca, quella del dominio Mercedes di Lewis Hamilton. Le Castellet è stato soprattutto questo, ma non è stato solo questo, il coraggio indomito del grande campione e la prepotenza quasi oltraggiosa dell’olandese rampante, perché ci ha regalato anche altri verdetti senza appello, compreso uno molto infelice per noi, quello del crollo verticale delle Ferrari, fuori persino dalla zona punti: Carlos Sainz undicesimo e Charles Leclerc doppiato e sedicesimo.

Montecarlo e Baku avevano già marcato una gerarchia nuova, con la Red Bull superiore a tutti e la Mercedes relegata quasi nell’anonimato, con appena 7 punti raccolti in totale nelle due gare. Ma Le Castellet era da sempre una pista amica delle Frecce Nere, un tracciato che si adattava perfettamente alle loro caratteristiche e al loro dominio. Qui Lewis Hamilton avrebbe dovuto rimettere le cose a posto, spiegare ai suoi rivali che la lotta per il titolo è ancora tutta da giocare, e che potrebbero esserci altri circuiti simili a questo per tenere a galla il vecchio campione.

Ma nel frattempo la forza della Red Bull è diventata sempre più evidente. Era la miglior vettura già all’inizio del mondiale. Allora si diceva che era una sfida tra la monoposto più veloce e il pilota più forte, aperta però a qualsiasi risultato, perché il divario non era così netto. Ma adesso non basta più. La Red Bull di Verstappen non è solo la più veloce: è la migliore a gestire le gomme, capace di adattarsi benissimo e meglio di tutte ai mutevoli tracciati e alle varie condizioni di guida, riuscendo a vincere a Montecarlo come a Le Castellet, due piste diametralmente opposte fra loro. Questa differenza ha penalizzato inesorabilmente la Ferrari, che qui ha pagato più di tutti, in maniera incredibile, l’usura delle gomme. Ma se su questo circuito la Mercedes ha ritrovato il passo gara dei primi, la Red Bull semplicemente ha volato. Quella di Max Verstappen, soprattutto. Una delle cose che aveva colpito di più già nelle qualifiche, era la semplicità con cui era riuscito a conquistare la pole rifilando due decimi e mezzo a Lewis Hamilton.

Ma in gara ha fatto anche di più. Perché aveva davanti un campione del mondo che secondo noi ha tirato fuori una prestazione semplicemente superba, riuscendo a gestire al limite l’usura delle gomme, che era l’unico modo per avere qualche speranza di battere l’arrembante olandese. E fino a pochi chilometri dall’arrivo c’era riuscito, facendo una sosta in meno. Rientrato in pista a venti giri dalla fine in quarta posizione, dietro Perez, Bottas e Lewis, ha rimontato gli avversari a uno a uno e preso più di un secondo al giro al campione del mondo, sorpassandolo poi a meno di dieci chilometri dall’arrivo. Al traguardo è arrivato con due secondi rotti di vantaggio, che possono far pensare a un equilibrio fra le due monoposto che in realtà non c’è, perché ci si dimentica di un particolare, che questo tracciato era molto favorevole alla Mercedes. E invece è finita con Hamilton secondo fra due Red Bull, primo Max e terzo Perez.

Che questa non fosse invece una pista per la Ferrari lo si sapeva, e i piloti avevano continuato a ripeterlo per tutta la settimana. Ma una notte così buia nessuno se lo aspettava. Se uno pensa però da dove discende questa monoposto, cioè da quella sorta di Duna della F1 che è stata la SF1000, bisogna ammettere che fino adesso era già andata oltre ogni previsione (sempre che da qui in avanti non ripeta Le Castellet...). E per noi, comunque, rimane una bella notizia quello che ha ribadito Laurent Mekies, il racing director della scuderia di Maranello, nei giorni scorsi, annunciando lo stop dello sviluppo della SF21 annunciando che tutte le risorse saranno ora dirottate sulla monoposto del prossimo anno. Perché se si vuole tornare grandi bisogna pensare al 2022, e non a questo mondiale. E perché la stessa scelta l’ha già fatta la Mercedes. E’ per questo che la Red Bull vola, perché Stoccarda in altre faccende è affaccendata. 

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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