Il talento del tennis bruciato da eroina e alcol: la storia del "Mitico Palpa"

Roberto Palpacelli era considerato il "più grande di tutti" ma non ha vinto nulla. "Sono stato bravissimo a bruciare me stesso", confessa nel suo libro

Il talento del tennis bruciato da eroina e alcol: la storia del 'Mitico Palpa'
di Redazione Tiscali Sport

Sarebbe potuto essere il più grande di tutti. Sarebbe. Ma la storia di Roberto Palpacelli ha preso una piega diversa e il talento cristallino non ha prodotto una carriera di successo nel tennis tricolore. Perché quella del "Palpa" è una storia maledetta fatta di eroina e alcol che hanno convissuto con la racchetta e pallina. Palpacelli oggi ha 48 anni e ha raccontato la sua vita nel libro autobiografico Il Palpa (scritto con il giornalista Federico Ferrero, ndr). Palpacelli è il diamante di grezzo che dopo un provino respinge le offerte della Nazionale, firmate da Paolo Bertolucci e Adriano Panatta, con un secco: "In questo lager non ci voglio stare un giorno di più".

"Sono stato bravissimo a bruciare me stesso"

Un talento, nato in Abruzzo ma cresciuto a San Benedetto del Tronto nelle Marche, che avrebbe potuto e dovuto rendere grande l'Italia della racchetta. "Alcuni parlavano di me come del 'Mitico Palpa'. E sono stato considerato per molti anni una delle più talentuose promesse italiane - scrive Palpacelli -. Ma di quei traguardi che tutti sostenevano avrei raggiunto senza problemi non ne ho visto neanche uno. Invece sono stato bravissimo a bruciare me stesso". Al giornalista Federico Ferrero l' "ingrato compito" di ricostruire quel casino di emozioni, dolori, gioie e disastri che è stata la (sua) esistenza".

"Ho iniziato per scherzo con una dose, il guaio è che mi è piaciuta"

Il tennis si mescola con una storia umana che è fatta di allergia alle regole e dipendenze. Il "Palpa" ha conosciuto l'eroina giovanissimo a San Benedetto. "A Pescara mi allenavo con Katia Piccolini, poi mio padre per fare carriera in banca ci trasferì lì. Fuori dal circolo stavano accampati i rotonderos - ha detto a Angelo Carotenuto de La Repubblica -. Picchiatori, spacciatori, bevitori. Ne ero attratto, la gente di strada è sincera. Avevo 15 anni, loro 25. Ho iniziato per scherzo con una dose, il guaio è che mi è piaciuta. Mi dava pace. Era un inganno. Mi sentivo appestato e vittima. A San Benedetto ho molti ricordi brutti, tutti i miei amici sono morti".

"Ho scelto di fare il ribelle. Ne ho pagato le conseguenze"

Ma il talento aveva portato anche tanti soldi (poi andati in fumo). "Ci sono stati periodi in cui guadagnavo come un dirigente d'azienda e non dovevo fare nessuna fatica per portare a casa quei soldi: passavo settimane intere senza allenarmi e scendevo in campo regolarmente ubriaco", racconta ancora tra le pagine del libro. Oggi quei soldi non ci sono più. "I soldi che ho guadagnato li ho spesi. Il mio fisico che per anni ha sostenuto qualsiasi mia richiesta, ora sta chiedendo il conto. Adesso non ho titoli, non ho denaro, non possiedo nulla", l'amara confessione del "Palpa". "Ho scelto di fare il ribelle. Ne ho pagato le conseguenze", il verdetto del campione mancato.