"Sono malato e non c'è nulla da fare": il dramma di Totò Antibo

Il celebre mezzofondista azzurro combatte contro l'epilessia: "Devo sempre avere una persona accanto perché se cado a terra rischio di morire"

'Sono malato e non c'è nulla da fare': il dramma di Totò Antibo
di Redazione Tiscali Sport

Lo chiamavano la "Gazzella di Altofonte" perché "Totò" Antibo correva e vinceva. Il suo curriculum sportivo non ammette critiche: due volte campione europeo (A Spalato nel 1990, vinse la medaglia d'oro sia sui 10 000 che sui 5 000 metri) e vicecampione olimpico dei 10 000 metri a Seul 1988. E poi unico atleta italiano ad avere vinto una gara in Coppa del mondo (nel 1989 vinse i 10 000) e primatista italiano dei 5 000 metri.

"Sono contentissimo" per Yeman

Quando l'azzurro Yemaneberhan "Yeman" Crippa ha stabilito il nuovo primato italiano dei 10.000 metri (ottavo posto nella finale dei Mondiali di Doha con il tempo di 27:10.76) tutti si sono ricordati di Antibo. Yeman, nato in Etiopia e poi adottato da una famiglia milanese, ha migliorato di circa sei secondi il precedente record di Totò che resisteva da trenta anni. "Sono contentissimo per lui e spero che il prossimo anno migliori anche quello sui 5.000 - ha detto Antibo - . Ma fatemi un favore, basta critiche. E' italiano lui. Ok, è di colore, ma è italianissimo anche se le origini sono etiopi".

"Sono fuori dall'atletica perché sono malato"

Oggi Antibo ha 57 anni e non corre più, ma combatte contro l'epilessia, la malattia diagnosticata quando era ancor un ragazzo e che gli costò la vittoria nei 10 000 ai Mondiali di Tokyo 1991. "Non c'è nulla da fare, la porterò con me per tutta la vita con la speranza che un giorno arrivi un farmaco che possa migliorare le mie condizioni - ha dicharato all'Agi -. Ma devo sempre avere una persona accanto perché se cado a terra rischio di morire. Totò non c'è più, Totò è scomparso, Totò risale a 30 anni, io sono fuori dall'atletica, fuori dalla federazione perché sono malato".