La perizia e le speranze di Alex Schwazer: "Scoperte nuove cose e sono a mio favore"

Il perito del tribunale a Bolzano: "La concentrazione del Dna nelle urine non corrisponde a una fisiologia umana". Il marciatore: "Sono ottimista"

La perizia e le speranze di Alex Schwazer: 'Scoperte nuove cose e sono a mio favore'
TiscaliNews

"Sono ottimista", parola di Alex Schwazer. Il marciatore altoatesino continua la battaglia contro la squalifica per doping che ha segnato la sua carriera sportiva ("una ingiustizia sportiva, giuridica e morale", la definì il suo legale). "Ogni volta che si va avanti e si fanno accertamenti in questa indagine, si scoprono delle nuove cose, finora sempre a mio favore", ha detto Alex Schwazer. Il riferimento è all'inchiesta per doping e alla deposizione del colonnello dei Ris di Parma, Giampiero Lago, che ha illustrato in tribunale a Bolzano l'esito del supplemento di perizia effettuata, su richiesta del giudice per le indagini preliminari Walter Pelino. "La concentrazione del Dna nelle urine non corrisponde a una fisiologia umana e i dati confermano quindi un’anomalia", ha detto Lago.

La perizia

"La perizia ha escluso un punto, quello del collegamento fra super allenamento e innalzamento dei valori di Dna - ha detto Schwazer -. Sulla possibilità che questo innalzamento sia provocato dal testosterone, è stata la Wada che non ha voluto fornire dei dati, ma c’è uno studio che smentisce il fatto che la sostanza possa aumentare il Dna in urina. Quanto a una possibile patologia alla base dei valori, non è mai emerso perché un atleta di alto livello che si allena e che fa dei risultati deve stare bene, non è che possa avere una prostatite e fare quaranta chilometri di marcia prima del controllo".

Metaboliti di testosterone ma alta concentrazione di Dna

Nelle urine del campione altoatesino, erano stati rinvenuti metaboliti di testosterone, considerati dopanti, ma anche un'alta concentrazione di Dna. Quest'ultima caratteristica, secondo la difesa, dimostrerebbe presunti interventi di manipolazione. Era così stata disposta una perizia per verificare se l'alta concentrazione di Dna sia normale per un'atleta: sono stati effettuati degli esami su 37 atleti italiani che si erano messi a disposizione volontariamente per il test, in assenza di una letteratura scientifica su questo tema (originariamente gli atleti dovevano essere 50 ma ci sono state alcune defezioni, anche a causa del Covid). Dalla perizia è emerso che in nessun caso, nelle urine dei 37 atleti, è stata rinvenuta una quantità di Dna simile a quella trovata nelle provette di Schwazer, nemmeno lontanamente.

Schwazer: "Non è stato doping né una patologia"

L'esito è quindi favorevole alla difesa, sostenuta dall'avvocato Gerhard Brandstatter , che commenta: "Il Dna anomalo di quel controllo antidoping dell'1 gennaio 2016 oltre ad non essere anonimo (era inserita la località del controllo, ndr), unito alle e-mail dove c'è scritta la parola complotto in lingua inglese ('plot') credo lasciano ben pochi dubbi sull'intera vicenda". Il col. Lago, comunque, non si è sbilanciato sulle cause che hanno determinato l'alta concentrazione di Dna, spiegando che ci sono tre ipotesi, nessuna delle quali, da un punto di vista scientifico, prevale sulle altre: il doping, una patologia oppure una manomissione. Schwazer commenta: "Non è stato doping né una patologia, perché all'epoca mi allenavo ad alto livello e stavo benissimo. Il giorno del prelievo avevo percorso 40 km di allenamento. Resta quindi solo una causa: la manomissione della mia provetta".
Infine l'avvocato Borrella dell'agenzia mondiale antidoping Wada, parte offesa nel procedimento assieme alla federazione internazionale Iaaf, ha annunciato di voler depositare, nella prossima udienza, delle osservazioni da parte del loro consulente, il dottor Vincenzo Pascali.