13 giugno: 105 anni fa nacque il signor Slam

13 giugno: 105 anni fa nacque il signor Slam

Il 13 giugno del 1915 nacque a Oakland, California, John Donald Budge. Figlio di un calciatore scozzese (suo padre John “Jack” Budge aveva militato nei Glasgow Rangers prima di emigrare negli States), da ragazzino brillava in molti sport.

Era alto e sottile e quando scelse definitivamente il tennis sviluppò un rovescio strepitoso e un servizio devastante. Due colpi che a lungo vennero considerati dai “critici” del tennis come i migliori mai visti fino al suo avvento.

Lasciò l’università di Berkeley nel 1933 per dedicarsi a tempo pieno alla racchetta e la sua carriera fu sfolgorante. Nel 1937 a Wimbledon vinse il singolare battendo in finale il barone tedesco Gottfried Von Cramm, il doppio con il connazionale Gene Mako e il “misto” con Alice Marble, anche lei statunitense.

Una fantastica tripletta che ripetè pari pari l’anno successivo a Londra ma anche a New York. Un ‘impresa mai riuscita ad alcuno nè prima né dopo di lui.

C’è qualcos’altro che Don riuscì a realizzare e che rimane ancora oggi insuperato: il Grande Slam, primo nella storia, completato nel 1938, preceduto dai successi a Wimbledon e ai Campionati degli Stati Uniti nel 1937. Sei Slam consecutivi con lo stesso vincitore. Formidabile

Aveva cominciato ai Championships del 1937, come dicevamo, battendo Von Cramm 6-3 6-4 6-2. Arrivò a quella finale preparatissimo, sulla scorta dell’esperienza dell’anno precedente, quando nella sfida decisiva dovette cedere all’inglese Fred Perry 10-8 al quinto set.

Von Cramm fu il suo avversario anche a New York pochi mesi dopo. Cambiò il punteggio (6-1 7-9 6-1 3-6 6-1) ma non il nome del vincitore.

All’inizio del 1938, deciso a tentare di realizzare la grande impresa mai riuscita fino ad allora di conquistare tutti e quattro i major partì dall’Australia, dove battè facilmente in finale John Bromwich, atleta di casa.

La terra battuta di Parigi non gli creò problema alcuno e in finale il tedesco Roderich Menzel finì travolto 6-3 6-2 6-4. Ancor peggiore fu la sorte di Bunny Austin, compagno di Fred Perry nella squadra britannica di Coppa Davis, nella finale di Wimbledon: raggranellò solo 4 giochi, 6-1 6-3 6-0.

Per chiudere il suo fantastico poker del 1938 gli mancava solo di imporsi in casa, ai Campionati degli Stati Uniti.

Come ultimo ostacolo in finale trovò proprio il suo compagno di doppio Gene Mako che fu anche l’unico in grado di strappargli un set nelle grandi finali quell’anno: 6-3 6-8 6-2 6-1 fu il punteggio con cui Don Budge incise per sempre il suo nome nella storia del tennis come uno dei più grandi di sempre.

Scomparve subito dopo dagli albi d’oro dei grandi tornei perché passò al professionismo, dove si misurò con Fred Perry, Bil Tilden e, successivamente Bobby Riggs, vincitore a Wimbledon nel 1939.

Entrato nell’esercito durante il secondo conflitto mondiale si infortunò seriamente a una spalla durante una corsa a ostacoli. Un’incidente che gli impedì di tornare a esprimere il suo miglior tennis quando, finita la guerra, tornò ad animare le esibizioni professionistiche.

Ciononostante si battè per anni alla pari con i migliori. E restò al centro delle discussioni su chi sia stato il più forte tennista di ogni tempo.

Oggi noi diciamo Roger Federer. Nel 1979 Jack Kramer, grande campione e impresario, sosteneva che fino ad allora il più forte che avesse mai visto fosse stato proprio Don Budge. E aveva visto anche Bill Tilden e Rod Laver, altri candidati classico al titolo di Goat, insieme allo stesso Kramer, a Bjorn Borg, John McEnroe.

Poi venne Pete Sampras con i suoi 14 Slam. E la triade Federer - Nadal - Djokovic a spappolare tutti i record.

Però in questo Olimpo assoluto, il gotha dei “possibili migliori di sempre”, un posto per Donald “Don” Budge, il rosso californiano di sangue scozzese nato 105 anni fa, resta sempre.