16 maggio: Gaby, il fascino della cinquantenne

16 maggio: Gaby, il fascino della cinquantenne

IL COMPLEANNO

Gabriela Sabatini, la bella “Gaby” compie 50 anni. Sembra impossibile, perchè diciamolo, è quasi più bella di quando ne aveva 17 e faceva innamorare i tifosi.

La bella “Gaby”, a lungo principale rivale di Steffi Graf, ne ha avuti tanti di tifosi, in tutto il mondo, e ha vinto i sui 27 titoli nei cinque continenti. A livello Slam ha colto solo una vittoria, quella agli Us Open del 1990. Però è stata finalista a Wimbledon nel 1991, 5 volte semifinalista al Roland Garros e 4 volte agli Open d’Australia.

E’ nata a Buenos Aires nel 1970 e Bud Collins, l’alter ego americano del nostro Gianni Clerici (e dunque uno dei più fini scrittori di tennis del tempo) la descrive come la “più straordinaria lady sudamericana dai tempi in cui la brasiliana Maria Bueno, negli anni Sessanta, aveva vinto uno dopo l’altro Wimbledon e gli Us Open”.

Speciale è stato il suo legame con il pubblico italiano, costruito sulle grandi prestazioni agli Internazionali BNL d’Italia, il suo torneo d’elezione, visto che se l’è aggiudicato ben 4 volte.

Nel 1988 ha superato in finale la canadese Helen Kelesi in tre set; l’anno successivo ha battuto la spagnola Arantxa Sanchez Vicario 6-2 5-7 6-4. Nel 1991 ha strapazzato una super-campionessa come Monica Seles 6-3 6-2 e l’anno dopo, il 1992, si è ripetuta con la Seles, ancora in due set, ma più combattuti: 7-5 6-4.

Gabriela Sabatini vanta anche una medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Seul del 1988 e due successi nel Virginia Slims Championships, il Masters femminile di fine stagione: il primo nel 1988 a New York battendo in finale la statunitense Pam Shriver 7-5 6-3 6-2; il secondo nel 1994, sempre a New York, superando in finale un’altra americana, Lindsay Davenport con un netto 6-3 6-2 6-4.

Si è ritirata dalle gare nel 1996, a soli 26 anni, rimanendo un’icona del bel gioco e del fascino femminile.

ALTRI COMPLEANNI

Grigor Dimitrov: 29. Ci sembra che sia sul circuito da sempre il bulgaro nato ad Haskovo nel 1991. Eppure è ben più giovane della generazione di fenomeni, i Fab Four, con cui si è dovuto cimentare per tutta la sua carriera. Da Federer di cui era considerato il clone, a Nadal, Djokovic e Murray. Grandi mezzi tecnici e fisici, l’attuale n.19 del mondo si è dovuto accontentare delle briciole per limiti caratteriali suoi, un po’ perché contro quei quattro, c’era davvero poco d fare. Un muro contro il quale si sono rotti la testa in tanti.

Comunque lui, ex fidanzato di Maria Sharapova, qualche soddisfazione se l’è tolta. Come aver raggiunto il n.3 della classifica mondiale con davanti solo Nadal e Federer) il 20 novembre del 2017, dopo essersi aggiudicato le Atp Finals di Londra battendo in finale il belga david Goffin.

Finora ha conquisatto 8 titoli Atp, tra cui, oltre alle Atp Finals, il Masters 1000 di Cincinnati (2017) e il trofeo del Queen’s Club nel 2014.

Il suo miglior livello di gioco si è però probabilmente visto agli Australian Open del 2017, quando arrivò fino alle semifinali e poi ingaggiò una lotta furibonda con Rafael Nadal, che la spuntò solo al quinto set: 6-3 5-7 7-6(5) 6-7(4) 6-4 il punteggio. Che dice tutto su quel Dimitrov. Non ha ancora 30 anni: saprà approfittare dell’invecchiamento dei “quattro”? Tanti auguri, Grigor.

Lukasz Kubot: 38. E’ tutt’altro che un ragazzino il polacco di Boleslawiec, classe 1982, ma si piazza ancora saldamente al n.5 della classifica mondiale di doppio. Ed è stato anche n.1, l’8 gennaio 2018. Ha vinto 26 titoli in carriera, i primi 13 con compagni diversi, compreso lo Slam centrato in Australia nel 2014, con lo svedese Robert Lindstedt. Poi, dal 2015, ha stretto un sodalizio stabile con il brasiliano Marcelo Melo insieme al quale ha colto gli altri 13 bersagli tra cui Wimbledon nel 2017 e i Masters 1000 di Miami, Madrid, Parigi-Bercy e Shanghai.

A differenza di altri grandi specialisti, ha avuto anche momenti di gloria in singolare: vanta un best ranking di n.41 e i quarti di finale raggiunti a Wimbledon nel 2013. Un signor giocatore.

ACCADDE OGGI

Il 16 maggio del 1999 il brasiliano Gustavo Kuerten impedì all’australiano Pat Rafter di diventare n.1 del mondo battendolo nella finale degli Internazionali BNL d’Italia, in tre set: 6-4 7-5 7-6(6). Giocò un tennis straordinario quell’anno a Roma il campione di Brisbane: interprete puro del “serve & volley”, pronto a piazzare la risposta tagliata e a scendere a rete anche quando batteva l’avversario, Rafter applicò sistematicamente questi schemi anche sulla terra battuta del Foro Italico e solo Kuerten, due volte campione al Roland Garros, riuscì a fermarlo, con quel suo incredibile rovescio liftato che trovava angoli incredibili per il passante.

Rafter, che vincendo avrebbe scavalcato il capofila del momento, il russo Evgeny Kafelnikov, non si lasciò abbattere.

“Evidentemente non doveva succedere oggi. Qualunque cosa facesse oggi Guga, era troppo per me” ammise con il suo classico sorriso, sempre positivo.

Pat Rafter sarebbe riuscito a raggiungere la vetta del ranking mondiale il successivo 26 luglio, dopo la vittoria sull’erba olandese di ‘s-Hertogenbosch e le semifinali raggiunte a Wimbledon (battuto da Andre Agassi).

Il suo primato durò solo una settimana ma resta a testimoniare la grandezza di un campione n.1 assoluto sotto rete ma anche in fatto di onestà e sportività.