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18 anni di occhio di falco: da discusso a indispensabile (anche sulla terra)

di SuperTennis   
18 anni di occhio di falco: da discusso a indispensabile (anche sulla terra)

L’episodio capitato a Jannik Sinner nella semifinale del Masters 1000 di Monte Carlo ha acceso i riflettori su occhio di falco, mostrando l’ormai chiara necessità dell’introduzione del sistema “Live” – che arriverà dal 2025 – anche sulla terra battuta, per cancellare l’errore umano e quindi eliminare situazioni controverse come quella che ha condizionato la sfida persa dal numero 2 del mondo contro Stefanos Tsitsipas.

Nel tennis di oggi il contributo dato dalla tecnologia è diventato fondamentale e ha favorito una enorme riduzione dei dissapori fra giocatori e giudici di sedia, e pazienza se per colpa dell’occhio elettronico non rivedremo mai più scene come il “you cannot be serious” di John McEnroe, uno dei siparietti passati alla storia.

Credibilità e correttezza dello sport passano anche dall’aiuto tecnologico, dunque ben venga una diffusione sempre più ampia di un sistema diventato maggiorenne lo scorso marzo, quando sono passati esattamente 18 anni dalla sua prima introduzione nei circuiti ATP e WTA. Un lungo periodo nel quale la tecnologia ha fatto passi da gigante, il margine d’errore dell’apparecchio è stato costantemente ridotto e tutti gli scettici dei primi tempi (fra i quali anche tanti nomi illustri) si sono dovuti inevitabilmente ricredere.


Era il 22 marzo del 2006 quando “occhio di falco” (in inglese Hawk-Eye, dal nome del suo primo sviluppatore Paul Hawkins) sbarcò per la prima volta nel Tour, in occasione del vecchio Nasdaq-100 che oggi conosciamo come Miami Open. Si giocava ancora nella penisola di Key Biscayne e il sistema di verifica delle chiamate venne reso disponibile sul Campo Centrale. La prima ad alzare il dito fu la statunitense Jamea Jackson, nella sfida che inauguro il main draw del torneo contro la connazionale Ashley Harkleroad.

L’occhio elettronico diede torto a lei e ragione al giudice di sedia, ma quella chiamata ha segnato comunque l’arrivo di una svolta epocale nel nostro sport, fortemente caldeggiata dalle istituzioni per rispondere a un malcontento sempre più diffuso. Uno degli episodi chiave fu la semifinale dello Us Open di due anni prima, quando Serena Williams perse contro Jennifer Capriati polemizzando per una serie di chiamate sbagliate da parte dei giudici di linea. L’occhio elettronico (presente in fase di test) diede ragione alle ipotesi di Serena, e la situazione fece così rumore da offrire un impulso decisivo allo sviluppo della tecnologia. Già utilizzata da qualche anno nel cricket, fu approvata dall’ITF a fine 2005, poi in serie anche da USTA, ATP e WTA, che aprirono all’approdo di Hawk-Eye nei tornei più importanti.

E pensare che all’epoca non tutti erano d’accordo: Federer lo definì un folle spreco di denaro e disse che non sarebbe mai stato d’accordo con la sua introduzione, mentre Nadal si lamentò apertamente dell’eccessivo margine d’errore del meccanismo (era di 3,6 millimetri, ma col tempo è stato dimezzato). Negli anni successivi, però, occhio di falco ha messo d’accordo tutti, diventando indispensabile e parte dello show in tutti i tornei (terra esclusa), e stimolando altre società – come la spagnola Foxtenn – a inserirsi nel mercato. Il sistema originale Hawk-Eye, invece, ha proseguito lo sviluppo fino alla nascita della sua versione Live, che grazie a un numero maggiore di telecamere va a sostituire i giudici di linea.


Dopo anni di sperimentazioni, Hawk-Eye Live è stato introdotto per la prima volta in un torneo ufficiale nell’edizione inaugurale delle Next Gen ATP Finals, giocata nel 2017 a Milano-Rho Fiera. Un test che ha funzionato, segnando un altro passaggio chiave nel rapporto fra tennis e tecnologia, anche se ci sono voluti tre anni – e una pandemia mondiale – per vederlo finalmente nel Tour vero e proprio. Il primo torneo a introdurlo fu il Masters 1000 di Cincinnati del 2020, seguito dallo Us Open (che però decise di lasciare i giudici di linea sui due campi principali).

Proprio la pandemia da Covid-19 ha contribuito a velocizzare il processo, perché in un periodo nel quale si cercava di ridurre all’osso i contatti fra le persone, per uno Slam giocare senza giudici di linea significava avere quasi 400 persone in meno nel dietro le quinte. In sostanza, la pandemia non ha fatto altro che offrire al tennis una giusta causa per velocizzare un processo già in atto, tanto che poi molti tornei non sono più tornati indietro, fino all’annuncio dell’ATP che nell’aprile dello scorso anno ha ufficializzato l’introduzione dell’Electronic Line Calling Live in tutti i tornei del circuito maggiore, a partire dal 2025.

Sarà una novità assoluta per gli eventi sulla terra battuta, ma anche per tanti tornei sul veloce fra i quali pure alcuni Master 1000, visto che a distanza di anni non tutti hanno ancora adottato il sistema Live. L’hanno fatto solamente quelli americani, mentre sia a Shanghai sia a Parigi Bercy si è giocato ancora coi giudici di linea anche nel 2023, e potenzialmente potrà essere così anche quest’anno.


Visto che l’Australian Open è stato nel 2021 il primo Slam a eliminare del tutto i giudici di linea e lo Us Open ha seguito a ruota, nel 2025 gli unici due tornei maggiori ad adottare ancora i giudici di linea (e quindi solamente la versione tradizionale di occhio di falco, con i tre classici “challenge”) potrebbero essere Roland Garros e Wimbledon, che viaggiano sotto l’egida dell’ITF e dunque sono immuni dalle decisioni dell’ATP. Così come la stragrande maggioranza dei tornei minori, dall’ATP Challenger Tour in giù, per i quali i costi della tecnologia rappresentano uno scoglio quasi impossibile da superare.

Per il resto, largo alla tecnologia anche sul rosso, dove – va detto – occhio di falco c’è in realtà da anni, ma solamente per esigenze televisive, dunque non utilizzabile dai giocatori. Nel 2020 l’ATP aveva annunciato una prova del sistema sulla terra per tre tornei della Gira in Sudamerica, con un’opzione per i successivi in Europa, ma poi l’emergenza sanitaria rovinò i piani. Dal 2025, invece, niente test, a favore di un’introduzione immediata che andrà (finalmente) a eliminare la differenza nell’utilizzo della tecnologia fra tornei sulla terra e su cemento/erba.

Un passaggio che potrebbe aprire anche a una presenza sempre maggiore della Video Review, una sorta di VAR del tennis utile per rivedere episodi come doppi rimbalzi, invasioni e altri casi limite, lanciata sempre alle Next Gen ATP Finals e poi introdotta alle Nitto ATP Finals e nel 2023 per la prima volta in uno Slam, agli Us Open. Da regolamento ATP, l’utilizzo è approvato solo per i tornei che dispongono dell’Electronic Line Calling. Visto che dal 2025 sarà così per tutti, anche l’arrivo sistematico della VR pare ormai alla porte.

di SuperTennis   
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