21 maggio: Khachanov festeggia, può andare lontano

21 maggio: Khachanov festeggia, può andare lontano

Quando lo vedi giocare pensi che sia fortissimo ma monocorde, un formidabile boscaiolo: Karen Khachanov, che oggi compie 24 anni, picchia tutto con una forza che pochi hanno nel circuito. Forse nessun altro.

Siccome abbiamo capito che la forza da sola non basta per sfondare nel tennis, della nuova onda russa ci siamo lasciati ammaliare di più dai suoi “due camerati”, Andrey Rublev e Daniil Medvedev, nell’accezione di Erich Maria Remarque, l’autore di “Tre camerati”, il suo romanzo preferito.

Sono gli amici di Mosca che condividono la “battaglia” quotidiana per dare un senso alla propria esistenza. Rublev con quella sua aria da principino, incostante e geniale, capace di generare un gioco frenetico, di velocità inarrivabile, quando le sue sinapsi funzionano. Medvedev fine stratega dal carattere fumantino, in grado di tenere testa ai primi del mondo. Anche di batterli.

Eppure il gigante Khachanov, 1 metro e 98, è un giocatore di scacchi non meno bravo di Medvedev, colto e riflessivo. Legge Remarque e Dostoevskji, studia scienze motorie. E quando sta bene produce un tennis talmente devastante che quasi nessuno gli resiste.

L’ex n.1 del mondo Evgeny Kafelnikov, vedendolo cogliere i primi successi quando era ancora under, nel 2014, gli aveva predetto l’ingresso tra i primi 20 del mendo nel giro di due anni. Aveva sbagliato i tempi ma mirato troppo basso: nel 2019 Karen ha toccato il n.8 dopo aver raggiunto i quarti di finale al Roland Garros. Nel palmares c’erano tanti successi di prestigio, su Wawrinka, Alexander Zverev (altro grande amico), Thiem e persino Novak Djokovic, nella finale del Masters 1000 di Parigi Bercy 2018, suo primo grande successo.

La prima immagine più nitida del suo potenziale ci viene dall’erba di Halle 2017: l’espressione di Ivan Ljubicic in tribuna mentre il suo pupillo Roger Federer sta contrastando le mazzate del russo nel secondo set della semifinale è tutta un programma. Finisce 6-4 7-6 per il migliore di sempre ma la sensazione che sarebbe bastato un niente perché la partita prendesse un’altra strada resta fortissima.

Poi Khachanov si mostra sotto i riflettori della prima edizione delle Next Gen Atp Finals di Milano. Arriva tra i magnifici otto, insieme a Rublev e Medvedev. E dei tre è quello che brilla meno. Vince solo una partita, con l’americano Donaldson, e viene eliminato nel girone. E da lì probabilmente ci siamo abituati a pensare che i russi da tenere d’occhio fossero soprattutto gli “due camerati”.

In più proprio nel momento di maggiore visibilità, alle porte della Top 10, quando si è trovato sul percorso del nostro Matteo Berrettini (che a quel livello di classifica doveva ancora arrivare) ha sempre preso delle sostanziose legnate: a Sofia, Stoccarda, Halle.

Quello che però non ha mai perso però è il sorriso e una serenità che Medvedev e Rublev non sembrano avere: questo ce lo fa rivalutare molto in prospettiva futura. Uno con il suo fisico e la sua tecnica (costruita prima prevalentemente a Barcellona all’Accademia di un tecnico di grande esperienza come Galo Blanco) che sa anche ridere di se stesso e costruirsi una vita piena fuori dal campo, va tenuto d’occhio. Novak Djokovic, che recentemente lo ha battuto due volte nettamente, gli pronostica comunque la Top 5.

Nel frattempo lui festeggia il 24esimo compleanno in clausura come tutti noi ma in buonissima compagnia: la moglie Veronika (si sono sposati giovanissimi, nel 2015) e il piccolo David, nato il 14 settembre del 2019.

E’ un Khachanov con il passeggino quello che si fa vedere sui social, che fa volare in aria il piccolo David mentre fa ginnastica “da camera”, che si prende in giro facendosi fotografare con un’enorme parruccona afro, scherzando sull’assenza del parrucchiere al tempo della pandemia, che palleggia con il classico rotolo di carta igienica.

E che in diretta Instagram due giorni fa con l’amico Medvedev, confessa la sua peggiore figura su un campo da tennis: "L'anno scorso, ero appena entrato nella Top 10, sono andato ad allenarmi per qualche giorno in un club di Mosca. Giocando un set di allenamento mi sono arrabbiato e ho distrutto una racchetta, cosa che non mi capita spesso. A fine partita l'allenatore del circolo è venuto a dirmi che all'inizio dell'allenamento aveva chiesto ai suoi allievi di guardarmi e imparare dal mio atteggiamento in campo. Che imbarazzo…”.

Si sa prendere in giro, conosce i suoi limiti: attenzione uno così può arrivare davvero lontano. Anche perché con quel servizio, quel diritto e quel rovescio lungolinea non si scherza: quando li spara, ride quasi sempre solo lui.

Me and my sweet fitness coach on quarantine 24/7 �������� pic.twitter.com/l8Vi1KNLo6

— Karen Khachanov (@karenkhachanov) May 8, 2020