5 Maggio: l’ace più bello di Roddick

5 Maggio: l’ace più bello di Roddick

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Il 5 maggio del 2005 ha lasciato nelle cronache del tennis un episodio di rara sportmanship. Quel giorno lo statunitense Andy Roddick e lo spagnolo Fernando Verdasco erano scesi in campo agli Internazionali BNL d’Italia per un secondo turno che si annunciava molto caldo, nonostante la giornata che minacciava pioggia. Sulla carta Roddick, 22 anni, n.3 del mondo, era favoritissimo contro il 22enne mancino di Madrid ma gli ultimi confronti tra i due erano stati battaglia. A Indian Wells in marzo l’aveva spuntata Andy, 7-6 al terzo set. Due settimane dopo, a Miami, era toccato a Fernando, con l’avversario che si era dovuto fermare per un problema al polso quando era in svantaggio 7-6 4-3.

Anche il match del Foro Italico conferma l’equilibrio, tra due attaccanti da fondo che spingono forte. Verdasco va avanti di un break nel primo set. Roddick recupera e sul 5-6 ha un primo set point che lo spagnolo annulla con una combinazione smorzata-pallonetto da applausi. Il servizio e la determinazione di Roddick fanno però la differenza al tie-break. E sull’abbrivio di quel successo l’americano tiene la testa avanti e arriva all’epilogo: 5-3 per lui, servizio allo spagnolo, che sbaglia due palle azzardate e subisce un dirittone vincente del ragazzone di Omaha. 0-40. Tre match-point consecutivi. Partita finita.

Verdasco rischia la prima palla: lunga. Sulla seconda piazza un kick centrale: “Out” chiama il giudice di linea. Lo spagnolo si avvia a rete pronto a tendere la mano all’avversario.

Ma Roddick no, non gli va incontro, non esulta. Va a controllare la palla e fa segno all’arbitro che per lui è “buona”. E non si ripete: il punto va a Verdasco. Che salva il game, piazzando anche un ace a un certo punto. Vittoria solo rimandata?

Al gesto di onestà spinta all’estremo, la sorte risponde con le corde della racchetta dell’americano che saltano sul 5-4 30-30 e un diritto scentrato con il nuovo attrezzo, seguito da una palla mal valutata, battezzata lunga e invece nettamente in campo. Il vantaggio svanisce, la partita gira e il successivo tie-break è spagnolo.

E anche il terzo set, che comincia con Roddick che perde il servizio a “zero”. E poi anche la testa.

La partita era vinta se solo lui fosse andato dall’avversario a prendersela, a stringergli quella mano che lui era pronto a tendergli, sconsolato.

A chi, nella successiva conferenza stampa, gli fece i complimenti per il suo gesto di grande sportività, Roddick rispose: “Non ho fatto niente di straordinario. Se l’arbitro avesse deciso di scendere dal seggiolone per controllare la palla avrebbe preso la mia stessa decisione. Gli ho solo risparmiato la strada”.

L’episodio fece il giro del mondo. E giustamente è rimasto negli highlights della carriera di un campione che pure di momenti brillanti ne ha vissuti tanti, visto che è stato n.1 del mondo, ha vinto gli Us Open (nel 2003) e ha disputato tre finali a Wimbledon tra cui quella del 2009, battuto solo 16-14 al quinto set da Roger Federer, dopo 4 ore e 17 minuti di una sfida indimenticabile.

Il compleanno

Jaume Munar: 23. Spagnolo nato a Santanyi, sull’isola di Maiorca, nel 1997, è attualmente n.105 della classifica mondiale.

E’ uno giovani su cui la Spagna punta maggiormente: si è messo in luce a livello giovanile raggiungendo la finale degli Open di Francia juniores, al Roland Garros nel 2014 (battuto solo dal russo Andrey Rublev) e ora si allena all’Accademia di Rafael Nadal.

Vanta già un best ranking di n.52 del mondo, raggiunto il 20 maggio dello scorso anno, dopo che la stagione precedente lo aveva visto protagonista delle Next Gen Atp Finals di Milano, tra i migliori 8 under 21 del mondo.