Adelaide, l'altro lato della quarantena. Kyrgios attacca Djokovic

Adelaide, l'altro lato della quarantena. Kyrgios attacca Djokovic

"Novak Djokovic è una marionetta". Parola di Nick Kyrgios che ha riacceso le polemiche sulla disparità di trattamento tra gli atleti in quarantena a Melbourne e i top player, compreso il serbo, ad Adelaide. Qui ci sono anche Rafa Nadal, Dominic Thiem, Serena Williams, Simona Halep, e i relativi compagni di allenamento scelti per la prima settimana della quarantena, in cui ci si può recare ai campi in coppie fisse per non più di cinque ore al giorno.

I rumors sulla possibilità di accesso a una palestra al di fuori delle cinque ore di allenamento in campo, consentita ad Adelaide, ha creato un senso di ingiustizia nei giocatori a Melbourne. Qui gli atleti sono spartiti in tre strutture, vista la minaccia di causa alla Corte Suprema dei residenti al Westin, hotel-residence che inizialmente avrebbe dovuto accoglierli tutti. I casi di positività emersi fra persone arrivate con tre voli charter, rispettivamente da Los Angeles, Doha e Abu Dhabi, costringono 72 atleti a una quarantena più severa, senza poter uscire dalla camera.


La divisione in gruppi è l'elemento più controverso dell'Australian Open 2021. La questione è esplosa quando Naomi Osaka ha pubblicato sul campo di allenamento ad Adelaide, con il suo staff di quattro persone schierato al seguito.

Il video è stato rimosso e, secondo quanto riporta il giornalista di Sports Illustrated John Wertheim, chi è in quarantena ad Adelaide è stato incoraggiato a non pubblicare post sui social per non infiammare ulteriormente la situazione.


Adelaide, ha commentato Wertheim, "è stato un errore gratuito, ha aggiunto una dimensione non necessaria e ha causato le accuse di scorrettezza".

Tennis Australia ha spiegato che la decisione di dividere in due luoghi la quarantena è derivata da una decisione dello stato di Victoria, di cui Melbourne è capitale, sul numero massimo di persone che potevano rimanere in quarantena sul territorio. Numero ridotto a una cifra inferiore a quella dei passeggeri, tra atleti, staff e accompagnatori, atterrata con i charter. 


Djokovic is a tool. I don’t mind Bernie but his Mrs obviously has no perspective, ridiculous scenes ??????? https://t.co/MMgeriH2GJ

— Nicholas Kyrgios (@NickKyrgios) January 18, 2021�

Tennis Australia, che non organizza solo l'Australian Open, ha evidentemente colto un'occasione, ovvero quella di organizzare un'esibizione con pubblico presente alla fine della quarantena. Un modo per riportare il tennis anche fuori da Melbourne e parzialmente bilanciare gli effetti della pandemia sulla stagione tennistica. Nel 2020, infatti, si giocava a Perth (ATP Cup), a Sydney (ATP Cup), a Brisbane (ATP Cup e WTA Premier), ad Adelaide (ATP 250 e WTA Premier), e a Hobart (WTA International).

Quest'anno si gioca solo a Melbourne per venti giorni, più un torneo ad Adelaide nella seconda settimana dell'Australian Open. Dal punto di vista organizzativo, la chance andava colta e per massimizzare la resa all'evento devono partecipare nomi di richiamo. 


Ma questo non toglie che le condizioni complessive, se gli atleti nelle due sedi della quarantena sono destinati ad affrontare poi lo stesso torneo, dovrebbero essere le più eque possibili. E così, nei fatti, non è.

Non hanno aiutato, però, le richieste di Novak Djokovic che, da Adelaide, ha invocato per i 72 giocatori chiusi in camera a Melbourne soluzioni ormai impraticabili: l'autorizzazione a spostarsi nelle stanze dei coach, un periodo di isolamento più breve in caso di ripetute negatività con tamponi più frequenti, spostamento in case private con campi da tennis annessi.


Le richieste, infatti, sono arrivate dopo le manifestazioni di fermezza delle autorità locali che hanno fatto intendere di voler multare fino a 20 mila dollari, come peraltro previsto in caso di violazione delle norme, giocatori colpevoli di aver aperto la porta della camera. Difficile credere che Djokovic abbia davvero ritenuto realisticamente possibile un trasferimento in altra struttura.

"Mi disturba l'audacia di questo pagliaccio che cerca di dettare allo stato di Victoria le norme da seguire dalla sua suite di Adelaide" scrive su Twitter un'appassionata australiana. Ma c'è anche chi mette in evidenza una certa ingratitudine dei tifosi locali, che mal sopportano  quegli stessi campioni del tennis di cui un anno fa lodavano le donazioni a cinque zeri dopo gli incendi che hanno devastato l'isola.


Djokovic, che si è tenuto lontano dal proporre limitazioni a se stesso e a chi condivide con lui la quarantena ad Adelaide, si è attirato la risposta piccata di Wawrinka e prima e Kyrgios poi. Ha incassato anche il no dei premier degli stati di South Australia e di Victoria. Il problema, per tutti i tennisti, è che agli occhi dei cittadini australiani anche quei 72 che non possono uscire dalla stanza sono dei privilegiati.

Agli occhi di una comunità che ha vissuto diversi mesi di lockdown duro per arrivare a zero contagi, alle persone che resteranno con i confini chiusi probabilmente per tutto il 2021, il tennis rappresenta un rischio. E i numeri darebbero loro anche ragione. Perché il governo ha stabilito un limite al numero di cittadini australiani che possono tornare dall'estero.

Però ha concesso ai tennisti di mettere piede in Australia per svolgere un'attività ben ripagata, agli occhi degli stessi cittadini. E nelle ultime 24 ore, gli unici nuovi casi di Covid registrati in tutto lo stato di Victoria, di cui Melbourne è capitale, riguardano persone che erano sui charter atterrati per disputare i tornei di tennis.


"Prima i 'victoriani'" ha detto Neil Mitchell nel suo programma sulla radio 3AW, "è tempo di essere egoisti e cancellare l'Australian Open. Il gioco non vale la candela". Non è una richiesta isolata, sui social si moltiplicano i messaggi di cittadini che chiedono di spostare il torneo come è stato fatto con largo anticipo per il gran premio di Formula 1 a Melbourne che avrebbe dovuto aprire la stagione il 21 marzo. 

In uno scenario come lo stato di Victoria, passato dal forzato lockdown al rischio zero, la protezione da chi arriva da fuori induce una percezione di maggiore sicurezza. In questo contesto, viene da chiedersi, se un torneo di tennis, sport globale per eccellenza, si possa organizzare.


I prossimi tornei in Australia sono i primi, infatti, con una prospettiva inversa rispetto a quelli visti finora dove la bolla aveva una funzione di reciproca protezione. Qui, il virus fuori dalla bolla non circola ma dentro sì e questo sposta gli equilibri.

Perché per tentare di mantenere il rischio al livello più possibile allo zero, il tennis finisce per creare disuguaglianze, asimmetrie, per perdere equità. D'altra parte, la fermezza nel non accettare una soglia di rischio potenzialmente più alta rende più difficile un punto di incontro diverso dall'impedire i contatti con l'esterno.


In questi casi, è più facile considerare i tennisti come privilegiati, il torneo come un lusso. A chi, durante il lockdown, non ha pensato almeno una volta che lo fosse andare dal parrucchiere o in un ristorante alla moda.

E non c'è dubbio che rispetto a chi ha perso il lavoro durante la pandemia, ai rider che stanno consegnando cibo nei loro alberghi, lo sono. Lo è anche il doppista neozelandese Artem Sitak, a cui il prize money svolta la stagione, che in un video ha ammesso: "Dobbiamo capire che siamo dei privilegiati, io sapevo dei rischi a cui andavo incontro e li ho accettati pur di essere qui".

Sitak e Barbora Strycova che ha invitato tutti a non lamentarsi, offrono uno sguardo sulla complessità. Purtroppo, però, fanno molta meno notizia della fidanzata di Bernard Tomic che si lamenta in un video perché, a causa della quarantena, per la prima volta nella vita deve lavarsi i capelli da sola. E questo non aiuterà gli australiani a cambiare idea.