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Alla scoperta di Fonseca, classe 2006: "Obiettivo? Il numero 1"

di SuperTennis   
Alla scoperta di Fonseca, classe 2006: 'Obiettivo? Il numero 1'

Da qualche parte, con un po' di fantasia e tanto ottimismo, lo hanno già chiamato 'il piccolo Sinner'. Ma se, adesso, accostare un ragazzino di 17 anni all'attuale numero 1 della Race rischia di suonare blasfemo, in realtà nella storia di Joao Fonseca c'è tanta sostanza e altrettanta ambizione. Con qualità tali, tecniche e mentali, da lasciar pensare a un futuro ingresso in pianta stabile nel tennis che conta.

Di lui si sono già occupati più o meno tutti. Anche il blog 'Behind the racquet', gestito dal pro Noah Rubin. A cui Joao ha rilasciato dichiarazioni 'bellicose': “So che molti non hanno assorbito la transizione da junior a pro, ma io so gestire la pressione e questo passaggio non mi spaventa. So di avere qualità e voglio dedicarmi al mio obiettivo: diventare numero 1 del mondo”. Per essere chiari, lui intende numero 1 Atp, visto che numero 1 lo è già stato, a livello Under 18, categoria che lo ha visto trionfare agli ultimi Us Open.


Poi il brasiliano ha preso una strada diversa, decidendo di buttarsi subito – peraltro con ottimi risultati – nel tennis dei grandi. E se le vittorie non erano mancate nemmeno nel 2023 (un quarto nel Challenger di Florianopolis, battendo pure il connazionale Seyboth Wild), è da quest'anno che Joao ha deciso di fare sul serio. Con il ranking che già lo pone a ridosso dei top 200, mica male per un classe 2006. Merito di risultati importanti, come la semifinale nel Challenger di Buenos Aires (battendo Gianluca Mager), ma soprattutto il quarto di finale nel 500 di Rio, casa sua. Dove ha fatto fuori l'altra speranza Arthur Fils, nonché l'ex top 10 Christian Garin, prima di cedere in tre set all'argentino Mariano Navone. Con la finale ad Asuncion e i quarti a Madrid (Challenger), è giunta una nuova spinta verso l'alto, anche se il bello deve ancora arrivare.

“Sono sempre stato un ragazzo calmo, non faccio troppo caso al rumore attorno a me”, ha specificato a chi gli chiedeva conto delle pressioni che lo circondano. Sì perché se nel mondo, in generale, se ne parla come di un predestinato, in patria, in Brasile, è già un idolo degli appassionati. Appassionati che dopo Guga Kuerten sono rimasti orfani di un campione che li potesse davvero far appassionare alla racchetta. Non ci è riuscito (fin qui) il discusso Thiago Seyboth Wild, ma molti sono pronti a scommettere che Joao non fallirà l'obiettivo.


“Mi piacerebbe sapere – ha rivelato nei mesi scorsi – cosa ha provato Guga quando ha vinto a Parigi per la prima volta. Glielo chiederò, quando ne avrò l'opportunità: in fondo aveva poco più della mia età quando si è preso il trofeo del Roland Garros, mi potrebbero aiutare molto le sue parole”. E ancora: “Il mio idolo mentre crescevo è stato Roger Federer: adoravo la facilità con cui colpiva la palla”. Una stima, almeno in parte, ricambiata, considerato che Fonseca veste 'On', il marchio di cui è Roger è co-proprietario. “Ho ammirato molto, negli ultimi anni, anche quello che hanno fatto Carlos Alcaraz e Alexander Zverev. Spero possa arrivare anche il mio momento, per dedicare qualche vittoria al pubblico brasiliano, che merita di avere sportivi di alto livello su cui riversare la sua passione”.

Passione è la parola chiave, per Joao, come per ogni brasiliano che si rispetti. E il suo tennis, seppur acerbo, ha già incantato nel Tour maggiore, dove pure i match non te li regalano. Allo stesso livello, c'è un carattere deciso, ancorché con tutte le piccole incertezze dell'adolescenza. “Voglio restare umile, tranquillo, affrontando ogni step nel modo più corretto. Senza preoccuparmi di ascoltare troppo le persone che parlano di me”. Quel rumore di fondo che Joao ha già detto di non voler sentire.

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