Berrettini: ”Aiutare i “pro” del tennis? Prima ospedali e famiglie”

Berrettini: ”Aiutare i “pro” del tennis? Prima ospedali e famiglie”

"Stagione 2020 finita? Spero di no, ma ho grossi dubbi. Io sono per giocare, ma la cosa fondamentale ora è fermare il virus e poi ripartire con il tennis normale. Non credo valga la pena fare ripartire i tornei, ma è la scienza che ce lo deve dire".

Sono parole di Matteo Berrettini in un’intervista video rilasciata ieri all’ANSA in vista della ripartenza del tennis internazionale. "Spero si trovi una soluzione. Penso a quante nazioni partecipano a ogni singolo torneo – ha spiega il numero 8 Atp - Concentrarle tutte in sicurezza è complicato".

Sarebbe dovuto tornare in campo in questi giorni l’azzurro, ma una distorsione alla caviglia gli ha impedito di partecipare a un torneo a West Palm Beach, a due passi da Boca Raton, Florida, dove sta trascorrendo questo periodo di lockdown, con la fidanzata Ajla Tomljanovic, tennista anche lei, n.56 Wta. Gli è stato chiesto degli aiuti economici ai giocatori di classifica medio-bassa che sono in particolare sofferenza. Il suo punto di vista è stato chiaro: "Il piano di aiuti di Djokovic ai tennisti in difficoltà? Con Nole ci siamo scritti, non è una cosa obbligatoria: io preferisco aiutare situazioni più complesse, come un ospedale, una famiglia in difficoltà, piuttosto che un tennista".

Ciononostante è consapevole del problema e non ha preclusioni: "Ci sono tanti giocatori che hanno bisogno di aiuto e vanno in rosso. Il progetto è una cosa molto positiva per il tennis e dimostra che i giocatori tengono anche ai colleghi delle retrovie".

Dal suo punto di vista sarà più facile la ripartenza del calcio professionistico, rispetto al tennis.

"Il campionato italiano si gioca solo in Italia, con giocatori che vivono in Italia e non dovrebbero andare all'estero. Il tennis invece è un circuito internazionale. Se il calcio si chiude solo in Italia, con l'Italia che sta migliorando e sta bene, con tutte le precauzioni che si possono prendere, spero non ci siano problemi".

"Attorno al calcio è indubbio che ci sono tanti interessi economici ed è anche il nostro sport nazionale. Ci sono tanti sport meno contagiosi del calcio e mi dispiace per il loro stop. Il calcio è il nostro sport nazionale, per certi versi è normale che ci sia tutta questa discussione attorno. È la nostra mentalità".

"Nel tennis – ha affermato il tennista romano - si potrebbe creare un circuito nazionale in cui solo i residenti nazionali giocano, questo può valere per tutti gli altri sport. Vediamo cosa succederà".

"Noi siamo stati fortunati – ha spiegato all’ANSA Matteo Berrettini - perché qui in Florida la situazione è meno grave, rispetto a New York, e ci siamo potuti anche allenare. L'infortunio non è niente di grave. Dispiace ma questo è anche il periodo migliore per avere un acciacco...".