Diario dall'Australia - L'aria a Melbourne è la peggiore del mondo

Diario dall'Australia - L'aria a Melbourne è la peggiore del mondo

“What a smoky sky!”. Che cielo plumbeo aveva scritto su Instagram Dalika Jakupovic, immortalando il panorama di Melbourne dal ristorante dei giocatori dove la tennista numero 180 del mondo stava consumando la colazione prima del debutto nel tabellone delle qualificazione. La ventinovenne slovena durante il suo match d’esordio contro la svizzera Voegele si era aggiudicata il primo set per 6-4 e nel secondo parziale era sotto 6-5 quando si è improvvisamente accasciata, piegata da violentissimi colpi di tosse, e  ha dato forfait. Affrettandosi a rimarcare che le spaventose difficoltà respiratorie che l’aveva indotta ad alzare bandiera bianca non avevano nulla a che vedere con l’asma e che le condizioni nelle quali era stata costretta a giocare non facevano affatto bene alla salute. 



Parole che rischiano di creare un effetto a valanga difficile da arginare per la direzione degli Australian Open a 6 giorni dall’inizio del torneo. Nei giorni scorsi, infatti, Craig Tiley aveva rassicurato tutti quelli che – da Djokovic in giù –avevano sollevato il dubbio che il meteo non fosse esattamente players-friendly. E i  fatti, almeno fino a ieri, avevano dato ragione a Tennis Australia. A differenza di quanto avvenuto a Sydney e Canberra in tutto il mese di dicembre, infatti, l’aria di Melbourne era rimasta pressoché immacolata, persino lavata da un paio di giorni di pioggia. A parte un paio di mezze giornate ad inizio 2020, insomma, nulla faceva presagire che l’atmosfera sulla capitale del Victoria si deteriorasse così repentinamente e così profondamente. Invece il primo campanello d’allarme è suonato nel pomeriggio di lunedì, quando improvvisamente l’aria si è riempita di polveri e l’odore degli incendi che continuano a bruciare nel sud-est del Paese si è fatto distintamente percepibile all’olfatto. Le autorità locali si sono limitate a declassare la qualità dell’aria cittadina da buona a scarsa e a raccomandare a bambini ed anziani di uscire il meno possibile di casa. 



Nella notte di lunedì, però, la situazione è peggiorata sensibilmente, e martedì 14 gennaio Melbourne si è svegliata avvolta in una coperta grigio fumo. Nelle  prime ore della mattinata, il governo statale ha disposto la chiusura di alcuni uffici pubblici, invitando gli impiegati a tornare a casa, e un'iniziativa analoga è stata assunta da alcune imprese di costruzioni attive nel centro, che hanno invitato muratori e carpentieri a deporre gli strumenti di lavoro. Fatto sta che mentre le istituzioni locali ammettevano che la qualità dell’aria era scesa ancora – da scarsa a pericolosa – e la etichettavano addirittura come la peggiore del mondo, Tennis Australia con una mano cancellava tutti gli allenamenti previsti all’aperto per i giocatori iscritti al main draw, ma con l’altra dava il via libera alle qualificazioni del torneo, chiudendo un occhio anche sull’esibizione in programma nell’impianto di Kooyong. 



Un modo per dire che la situazione era precaria ma non drammatica. Una linea confermata anche da molti giocatori, secondo i quali dalla direzione degli Australian Open continuavano ad arrivare parole rassicuranti sulla priorità assoluta data alla tutela della salute dei tennisti. Parole apparentemente piene di buon senso ma non per questo necessariamente veritiere. Ora, infatti, dopo la vicenda-Jakupovic rischia di crearsi una frattura tra atleti e organizzazione, soprattutto dopo che alcune tenniste, da Maria Sharapova a Elina Svitolina, si sono unite al coro di chi ritiene che sia stato un errore grave dare il via libera alle quali. Se l’aria non era adatta agli allenamenti dei big – dice radio spogliatoio – era ancor meno indicata per far disputare incontri ufficiali. La direzione del torneo - ritengono alcuni - avrebbe dovuto rinviare l’inizio degli incontri in attesa di un miglioramento delle condizioni atmosferiche. Cosa che si è effettivamente verificata nel pomeriggio australiano.



A questo punto il ritiro della giocatrice slovena può trasformarsi in un casus belli per alcuni tennisti e in una brutta gatta da pelare per Craig Tiley e soci. Il dubbio riguarda soprattutto l’evoluzione del meteo nei prossimi giorni: le autorità locali infatti non si sbilanciano più su quel che potrebbe accadere da qui all’inizio del primo Slam stagionale. O forse l’aver ammesso che nei prossimi 3 mesi i melbourniani devono imparare a convivere con un cielo grigio e con un’aria pesante implica che anche il mondo del tennis deve accettare questo approccio fatalistico a tutta questa vicenda kafkiana.