Dopo 21 anni, primo Slam senza “Fedal”: come eravamo nel 1999?

Dopo 21 anni, primo Slam senza “Fedal”: come eravamo nel 1999?

Quest’anno eccezionale segnerà anche il record del primo Slam senza uno dei mitici Roger Federer e Rafa Nadal nel tabellone principale, addirittura dal 1999. All’epoca, Il Magnifico, che l’8 agosto compie 39 anni e si è arreso ancora alle ginocchia scricchiolanti, perdeva - diciottenne - al secondo turno delle qualificazioni contro il connazionale Heuberger (7-6 6-2) e il Maciste della terra rossa, che oggi non se la sente di viaggiare in America al tempo del Corona Virus, era ancora lontano dall’esordio fra i pro del 2001 e da quello negli Slam del 2003.

Poi, lo svizzero delle meraviglie ha collezionato 20 Majors (5 in 7 finali a Flushing Meadows) e il miglior agonista dello sport è arrivato a quota 19 (4 in 5 finali a New York), timbrando il cartellino quasi sempre e caratterizzando un’epoca da quel famoso torneo di ventun anni fa. Che Andre Agassi si aggiudicò nel derby Usa contro Todd Martin per 6-4 6-7 6-7 6-3 6-2 dopo un percorso minato con giocatori di qualità come Yevgeny Kafelnikov, Patrick Rafter, Gustavo Kuerten, Tim Henman, Carlos Moya, Greg Rusedski e Marcelo Rios.

Andre si stava riscoprendo un grande atleta, capace di grandi rimonte. Aveva rimontato da due set a zero sotto Andrei Medvedev, sfatando il tabù Roland Garros, dopo aver perso le finali ’90 e ’91. E avrebbe chiuso la stagione al numero 1 del mondo con 5 titoli come il rivale Pete Sampras e il muscolare Magnus Norman, ma con più finali di tutti (8) e denari (4.261 dollari), punti in classifica (5048) e il riconoscimento di Giocatore dell’anno. 

Una stagione che si affidava finanziariamente alla società ISL con un mega contratto di un miliardo di dollari per dieci anni - poi clamorosamente fallita - e varava la formula ATP dei tornei Super9, obbligatori per i primi in classifica, con premi e partecipanti appena al di sotto degli Slam. Quando spuntava la stella del pedalatore di Spagna Juan Carlos Ferrero e i doppisti indiani Leander Paes e Mahesh Bhupathi facevano furore.

A gennaio, i giocatori assaggiavano ancora la stagione e l’estate australiana alla Hopman Cup di Perth e preparavano la terra rossa del Roland alla coppa delle Nazioni di Dusseldorf. Le superfici erano ancora molto diverse tra loro e gli albi d’oro erano ancora caratterizzati dagli specialisti, con spazi per i grandi battitori del veloce come per i terraioli, anche se nessuno poteva impedire a Sampras il poker consecutivo sull’erba di Wimbledon. Né poteva impedire il miracolo dello sfortunato Mark Philippoussis nella finale di Davis in Francia sulla terra rossa di Nizza.

Per quanto riguarda l’Italia, dopo due semifinali e una finale, si presentava sul veloce indoor di Neuchatel senza Gaudenzi, Furlan e Camporese, con nonno Gianluca Pozzi (34 anni) e il lineare Davide Sanguinetti che, nel tabellone mondiale, cedevano al primo turno in Svizzera contro baby Federer (17 anni e 5 mesi) e il potente Rosset. Nello spareggio di Sassari contro la Finlandia, gli azzurri scivolavano addirittura 1-2 dopo l’inatteso ko del doppio Gaudenzi-Nargiso, ma poi il redivivo Gaudenzi e Sanguinetti (battuto nel primo singolare) firmavano la drammatica rimonta.

Tornando ai super-eroi Federer e Nadal che, insieme a Djokovic, hanno firmato 56 degli ultimi 67 Slam a cominciare dal primo urrà di Federer a Wimbledon 2003, consegnano alla storia e ai più giovani uno Slam inedito. Con più o meno fascino del solito?