Internazionali: Djokovic vince la battaglia contro Schwartzman e aspetta Nadal in finale

Il maiorchino si sbarazza del greco in due set, al serbo ne servono tre sofferti per aver ragione dell'argentino. Finale femminile tra Konta e Pliskova

Nadal e la Konta (Ansa) i primi vincitori delle semifinali. Se la vedranno con Nadal e Pliskova
Nadal e la Konta (Ansa) i primi vincitori delle semifinali. Se la vedranno con Nadal e Pliskova
TiscaliNews

Tutto facile per Nadal, due set agili contro il greco Tsitsipas e via verso la finale. Tutto difficile, faticosissimo per Djokovic contro il tosto argentino Diego Schwartzman, bravo a rendere difficile la vita del numero uno del mondo con accelerazioni, cambi di ritmo, pressione costante e soprattutto un drop killer che ha regolarmente mandato fuori giri il serbo. Bravo dopo due ore e 31 minuti di autentica battaglia a far valere la sua classe e guadagnarsi la finale. Punteggio conclusivo: 6-3, 6-7, 6-3. Con i complimenti di Nole all'argentino: "E' stato imprevedibile". Djokovic ritroverà in finale Rafa Nadal, finora ne hanno disputate quattro, con due vittorie a testa. 

Rafa perfetto

“So bene quel che devo fare, però riuscire a metterlo in pratica non è così semplice. Una cosa è certa: devo giocare bene a tennis, se ci riesco avrò la possibilità di vincere”. Così parlò Rafael Nadal, venerdì, dopo aver dominato il connazionale Fernando Verdasco nei quarti. Ebbene, il passaggio dalla teoria alla pratica è riuscito pressoché alla perfezione al 32enne spagnolo, che si è preso una bella rivincita nei confronti di Stefanos Tsitsipas appena un settimana dopo la sconfitta patita nelle semifinali di Madrid: 6-3 6-4 il punteggio, in un’ora e 42 minuti, con cui il campione in carica ha battuto per la quarta volta in cinque incroci il vincitore delle ultime Next Gen Atp Finals, raggiungendo per l’undicesima volta l’ultimo atto degli Internazionali BNL d’Italia (bilancio di 8 trionfi e 2 sconfitte).

50 volte re della terra rossa

Per il campione iberico è la 50esima finale in un “1000”, dove sono 33 i titoli messi in bacheca, e la finale numero 118 in carriera, con 80 trofei messi fin qui in bacheca. Nadal è dunque a un passo dal cancellare quello zero alla voce titoli nel 2019, che a dispetto delle dichiarazioni di facciata dentro deve un po’ bruciargli (“finalmente ho vinto una semifinale…”, ha ammesso a caldo subito dopo il match). Intanto meritato è stato il bagno di folla subito dopo la vittoria, con autografi e selfie con tantissimi tifosi, in particolare ragazzini che hanno il loro idolo nel maiorchino. Già il primo game, intenso, ha fatto capire a pubblico e addetti ai lavori che cosa li aspettava. Nonostante un doppio fallo sulla prima palla game, il campione in carica - alla 71esima semifinale in un “1000”, - ha tenuto il game di apertura e nel successivo ha strappato subito il servizio al rivale, consolidando poi il break (3-0) dopo aver annullato due chance del contro-break. Stefanos ha rotto il ghiaccio, però il diritto dello spagnolo ha continuato a funzionare a dovere, consentendogli di comandare lo scambio e costringere a continui spostamenti il Next Gen greco. Sul 5-3 Nadal si è trovato sì 0-30, ma ha prontamente rimediato con due diritti belli carichi e profondi, sui quali l’ellenico è andato fuori giri, un altro diritto mancino vincente e un servizio a uscire con risposta abortita di Tsitsipas, così da archiviare il primo parziale dopo 49 minuti (su 32 punti dell’iberico 15 i gratuiti del greco). Nel secondo set non è mutato granché il copione, con il mancino di Manacor a piazzare lo “strappo” nel terzo game dopo aver fronteggiato due palle game per il 20enne di Atene. Stefanos ha tentato con tutto se stesso di cambiare l’inerzia della sfida, senza riuscirci però. Troppo concentrato, attento e incisivo con il diritto mancino era chi aveva di fronte, che ha chiuso con un servizio vincente (che ha indotto all’errore l’Apollo dell’Attica). Chiunque troverà dall’altra parte della rete domenica, è avvisato: Rafa si è rimesso in modalità “re del rosso”.

Konta, seconda volta in finale

“Gimme hope Jo’anna” cantava Eddy Grant più di 30 anni fa, quando la Konta non era nemmeno nata. E quella speranza la britannica nata a Sydney l’ha soprattutto data a se stessa dopo aver perso un primo set di misura. Ha continuato a crederci e per la prima volta si è qualificata per l’ultimo atto degli Internazionali d’Italia al Foro Italico. In semifinale la Konta, numero 42 del ranking mondiale, ha battuto in rimonta per 5-7 7-5 6-2, dopo poco più di due ore e tre quarti di partita, l’olandese Kiki Bertens, numero 4 del ranking e sesta testa di serie, la giocatrice più in forma del momento, fresca vincitrice del trofeo di Madrid. ”Sono davvero felice di essere in finale, la seconda così importante della mia carriera dopo Miami” - ha detto Jo - ”e non ho mai avuto dubbi di potermi esprimere al meglio anche sulla terra: del resto su questa superficie ho vinto molto agli inizi della mia carriera. Sapevo anche che Kiki in questo momento sta giocando alla grande: ho cercato di concentrarmi su ogni singolo punto trovando sempre soluzioni diverse”. Una stagione iniziata senza infamia e senza lode che si è accesa sul “rosso” di Rabat: ”Non ho mai messo in discussione il lavoro che stavo facendo con il mio team: ho sempre creduto che i risultati sarebbero arrivati”. Se la vedrà in finale con la ceca Karolina Pliskova che in finale ha battuto la greca Maria Sakkari con il punteggio 6-4 6-4 in un'ora e 28 minuti di gioco.

Tennis spettacolare, testa fragile

Una voce fuori dal coro quella di Johanna, che gioca un tennis diverso e parecchio divertente Il suo problema è sempre stato quello della tenuta mentale. Cresciuta nel mito di Steffi Graf, è nata a Sydney da genitori ungheresi ma dal 2006 vive ad Easbourne (è diventata cittadina britannica nel 2012 - poiché possiede più di un passaporto, dice di sentirsi un po' una Jason Bourne al femminile!), nell’ottobre del 2016 ha fatto il suo ingresso in top ten - forte anche di una semifinale Slam conquistata agli Australian Open e del primo trofeo Wta vinto a Stanford - diventando la quarta britannica a riuscire nell'impresa dopo Virginia Wade, Sue Barker, Jo Durie e ... 32 anni di digiuno.