Italia, occhio a Kwon

Italia, occhio a Kwon

Attenti a Soonwoo Kwon. A Cagliari, nel preliminare di Coppa Davis, l'unico top 100 della Corea del Sud si sta candidando al ruolo di pericolo numero 1 per gli azzurri. A New York, ha battuto al primo turno il giapponese Go Soeda, poi ha retto ai 33 ace del canadese Milos Raonic. Kwon, numero 84 del mondo, ha chiuso 7-6(4), 6-7(4), 6-4 e raggiunto così il secondo quarto di finale del 2020 dopo Pune.

 

Insieme a Hyeon Chung, primo vincitore delle Next Gen ATP Finals, semifinalista all'Australian Open 2018 e unico coreano mai entrato in top 20, ha risvegliato l'interesse per il tennis in una nazione che, secondo il rapporto ITF del 2019, è sesta nel mondo per numero di circoli (4.423) ma registra solo mezzo milione di giocatori e poco più di 400 coach. E soprattutto, sono ancora molto pochi i giocatori che riescono a completare la transizione da junior a pro.

Kwon, come tanti bambini ovunque nel mondo, sognava di diventare calciatore. Il tennis, passione che eredita dal padre insegnante di geografia e giocatore dilettante, lo scopre abbastanza tardi per gli standard non solo locali. Comincia a giocare a dieci anni, nella scuola elementare di Gimcheon, nella provincia del Nord Gyeongsang. Non è una città con una grande tradizione sportiva, era famosa qualche tempo fa per le tre montagne (Geumo, Daedeok, Hwangak), i due fiumi (Gamcheon, Jikjicheon) e il mercato, uno dei più grandi di tutta la regione. In questa città quasi al centro della Corea, fiera delle sue tradizioni, Kwon per farsi notare deve stare spesso un passo avanti agli altri. Nessun riferimento ad Amadeus e alle fidanzate di personaggi illustri che sanno stare un passo indietro, sia chiaro. È solo che è un bambino minuto, a dieci anni è alto un metro e 50 e sta sulle punte nelle fotografie di gruppo.

 

Però è veloce, e impara presto a stare davanti anche nelle lezioni di tennis. Un aspetto che lo aiuterà quando andrà alle superiori e guadagnerà in fiducia e centimetri. Peraltro frequenta la stessa scuola. la Mapo High School di Duckhee Lee, diventato nel 2018 il primo tennista sordo a vincere un match ATP.

 

Da giovane, è rimasto a lungo all'ombra di Chung, battuto da Gianluigi Quinzi nella finale di Wimbledon junior del 2013, e di Hong Seong-chan, promessa mancata che aveva illuso dopo la finale all'Australian Open under 18 del 2015 ma non è mai entrato in Top 300.

Un regime intenso e disciplinato di allenamento con i pesi gli ha permesso di sviluppare il fisico che, insieme a un tennis solido, l'ha portato a cambiare completamente i suoi orizzonti di carriera. Ex numero 46 del mondo junior nel 2016, Kwon ha debutato in uno Slam all'Australian Open del 2018, attraverso i playoff che mettevano in palio una wild card. L'anno scorso ha vinto due titoli Challenger a Yokohama e Seoul e si è qualificato per sei tornei del circuito maggiore, compresi Wimbledon e US Open. Nella stagione sul duro negli Usa, ha vinto la sua prima partita ATP, contro l'indiano Gunneswaran ad Atlanta, e la settimana successiva ha giocato a Los Cabos il suo primo quarto di finale nel Tour.

 

Così ha festeggiato anche l'ingresso tra i primi 100 del mondo. L'obiettivo di Kwon e del coach Kyu Tae Im è lavorare per aumentare la varietà degli schemi al servizio, che potrebbe esaltare la sua tendenza alla verticalizzazione e al gioco di volo. Da piccolo, infatti, era uno dei più bassi della sua classe di età, ma riusciva ad avere la meglio sugli avversari con la velocità e l'anticipo. “Vorrei essere top 100 per dieci anni, avere una carriera solida e non solo un anno di gloria” diceva a inizio stagione Kwon, che si diverte al karaoke e ai videogame, quando non è in campo per allenarsi o davanti a uno schermo per studiare il prossimo avversario.

 

È un combattente, ispirato e motivato dai successi di Chung e Lee. “Non mollo mai fino all'ultimo punto” diceva l'anno scorso dopo aver forzato Karen Khachanov al quarto set al primo turno a Wimbledon. Sale col suo passo, ma vuole arrivare lontano. Ammira Roger Federer, impara da Rafa Nadal e sogna di entrare tra i primi dieci del mondo. Vorrebbe dire uscire dall'ombra e diventare il coreano con la miglior classifica di sempre. Un'emozione, e un'ambizione, non certo da poco. Ma anche i grandi percorsi si cominciano con piccoli passi.