Kim back

Kim back

Un grande ritorno, un primo turno con due vincitrici. A Dubai, dopo sette anni e mezzo, Kim Clijsters torna in campo in singolare nel circuito WTA e, smaltita l'iniziale disabitudine, per tutto il secondo set gioca alla pari con Garbine Muguruza. La spagnola vince 6-2 7-6(6), ma la belga ha dimostrato di poter essere ancora competitiva, a 36 anni, da madre di tre figli, pur non avendo più giocato (esibizioni a parte) dallo US Open del 2012.

La forma non è esattamente quella ottimale, e anche i riflessi nel primo set appaiono appannati in risposta o nel primo colpo dopo il servizio nelle occasioni in cui la spagnola la costringe ad arretrare presto e ritrovare velocemente l'equilibrio con i piedi.

Ma quando può colpire sostanzialmente da ferma, la palla viaggia, pulita e profonda. I lampi vintage della quattro volte campionessa Slam, entrata nella Hall of Fame nel 2017, gradualmente aumentano. Colpisce bene, ha le idee chiare, si apre il campo, gioca angolato quando serve. Alimenta quella sensazione, di cui aveva parlato alla vigilia del torneo nell'Access Hour, e che l'aveva spinta a rimettersi in gioco. Ad accettare una sfida soprattutto con se stessa, non avendo comunque niente da dimostrare.

"Ho parlato con un po' di persone" ha raccontato Clijsters, "sentivo sempre più forte questo desiderio di riprovarci, anche se ogni tanto spariva quando stavo a casa con i bambini. Allora ne ho parlato anche a mio marito. Lui mi ha detto: smetti di pensare al perché vuoi rientrare, chiediti solo 'perché no'. E' stato decisivo".

Non c'era risposta a quella domanda, "perché no", che è la più difficile per chi è stato campione e si ritrova a fronteggiare gli effetti dello scorrere del tempo. E' la domanda che ha spinto Martina Navratilova a tornare in singolare nel 2001, dopo sei anni di assenza, a quasi 45 anni. E ad andare avanti in doppio fino alla soglia dei 50.  

E' la domanda che mette di fronte ai fili sospesi di una storia, al desiderio di vedere cosa c'è più in là, se il limite si può spostare ancora un po'. E' il gusto per la sfida, sostenuto da una conoscenza delle sottigliezze del gioco e delle avversarie, alimentata da frequentazione diretta e dagli anni trascorsi come opinionista e commentatrice in tv.
 

Kim Clijsters

Nelle due grandi fazioni del tennis femminile, tra chi cerca la potenza dei colpi e chi la resistenza atletica in difesa in contrattacco, in sintesi tra chi corre e chi tira, la Clijsters di oggi può inserirsi in uno spazio di mezzo. Di certo, non si può pensare che diventi come Halep o Svitolina, ma la partita contro Muguruza ha mostrato il valore dell'intuizione nella copertura del campo, negli spostamenti in avanti. 

Una campionessa che ha vinto 22 partite di fila allo US Open prima del secondo addio al gioco contro Laura Robson al secondo turno nel 2012, che ha trionfato tre volte alle WTA Finals (2002, 2003, 2010), che ha vinto 40 titoli in singolare, non dimentica come si gioca. Clijsters ha scritto un'epoca, ha un bilancio positivo negli scontri diretti contro Justine Henin (13-12), Lindsay Davenport (9-8), Amélie Mauresmo (7-6), Martina Hingis (5-4). Forte di un record di 162 vittorie e 80 sconfitte contro avversarie tra le prime 20 del mondo, ha sofferto sistematicamente quasi solo contro Serens Williams (2-7).

Muguruza, la finalista dell'Australian Open, che a Dubai è arrivata in semifinale nel 2015 e nel 2018, ha completato il match con soli quattro vincenti in più della belga, 19 a 15, e ottenuto quasi tre punti su quattro con la prima di servizio. 

"Kim è una campionessa incredibile, sono felice di essere stata la prima ad incontrarla in questo suo rientro" ha detto Muguruza dopo la partita. "Penso di aver giocato bene, soprattutto alla fine del secondo set. E' stato un match divertente, lottato. E' stato comunque speciale anche perché non avevo idea di come Kim avrebbe giocato. In alcuni momenti, ha mostrato un livello di gioco davvero alto. Sono sicura che migliorerà ancora e ci darà un sacco di problemi".