Musetti, Cecchinato e Sonego: il tennis azzurro a Cagliari punta sul rosso

Musetti, Cecchinato e Sonego: il tennis azzurro a Cagliari punta sul rosso

Il debutto di Lorenzo Sonego, testa di serie numero 3. Il ritorno in campo di Marco Cecchinato e dell'attesissimo Lorenzo Musetti. Tre sfide che renderanno più azzurro che mai il giovedì del Tennis Club Cagliari per il Sardegna Open. Tre indizi che confermano lo spessore del tennis maschile italiano. La crescita, alle spalle di Fabio Fognini e Matteo Berrettini, che ha esordito con una vittoria sofferta in doppio con il fratello Jacopo contro gli argentini Pella e Duran, è costante. 


La finale di Jannik Sinner a Miami è un premio, la promessa di un grande futuro. Il presente racconta di dieci italiani in top-100, un primato senza precedenti nella storia del nostro tennis.

Un primato da celebrare, con le vittorie al primo turno di Musetti e Cecchinato. Successi diversi per andamento, per caratteristiche, per conseguenze. Il siciliano ha battuto Thomas Fabbiano che a lungo ha giocato anche meglio, come ha ammesso il siciliano.


"Le condizioni erano difficili, c'era molto vento ma l'importante era portare a casa il match" ha detto in conferenza stampa dopo il 6-4 4-6 6-3 che rappresenta la sua seconda vittoria in stagione, a tutti i livelli, dop o il successo sul boliviano Hugo Dellien a Cordoba.

Il ritorno sulla terra rossa gli lascia sensazioni positive, dopo la decisione di andare in Australia di cui ammette di essersi pentito. "Mi ha dato una bella mazzata - ha spiegato -. E penso che abbia influito anche sui risultati negativi in Sudamerica, perché non ero pronto fisicamente".


Quando vede rosso, però, Cecchinato si accende. "Questa è la mia superficie preferita, devo stringere i denti e tornare a vincere in lotta, come ai vecchi tempi" dice il numero 93 del mondo, soddisfatto della decisione di non andare a Miami per preparare la stagione sulla terra battuta. Cecchinato vuole giocare "più partite possibile, tutte le settimane".

Il prossimo ostacolo è il tedesco Yannick Hanfmann, che l'ha battuto l'anno scorso al Challenger di Todi. "Lo conosco, è un ottimo giocatore - ha detto l'azzurro -. Tira molto forte, serve molto bene. Qui ha battuto Tommy Paul giocando un ottima partita, dovrò alzare il mio livello".


Cerca invece la continuità Lorenzo Musetti, dopo il 6-0 6-1 all'austriaco Dennis Novak. A caldo, ha commentato la vittoria con un commento vistosamente ironico che ha scatenato i tifosi sui social network: "Peccato contro il game perso".

L'impegno contro Dan Evans, che conosce di nome ma con cui non ha mai giocato né si è mai allenato, lo mette di fronte a una sfida diversa. L'ex "bad boy" britannico è oggi un top 30 stabile.

Quest'anno ha vinto il suo primo titolo in carriera, a Melbourne-2 in finale contro Felix Auger-Aliassime. E' un giocatore solido e creativo. Di lui Roger Federer ha detto, dopo uno scontro diretto di qualche anno fa: "Gioca un po' come me".


Musetti appartiene alla stessa scuola. Il carrarese si sta abituando ai ritmi del circuito maggiore, anche se ha giocato solo una manciata di partite nei tornei ATP. "La continuità è il passo che mi manca, ma su questo devo ancora migliorare" ha detto in conferenza stampa.

A Cagliari è arrivato con fiducia e autostima, che aiutano anche nel lavoro quotidiano e in allenamento. Ha avvertito però anche che qualcosa, intorno a lui, sta cambiando. "Tutti aspettavano questo match, c'erano tanti giocatori anche a vedere la partita. Sono stato bravo a giocare tutti i punti come se fosse l'ultimo".


Certo, il pubblico gli manca. La differenza con la standing ovation che ha ricevuto ad Acapulco dopo la sconfitta in semifinale contro Stefanos Tsitsipas salta agli occhi. Quello è stato il momento più bello della settimana da sogno in Messico, iniziata con la prima vittoria su un top-10, l'argentino Diego Schwartzman.

Il suo tennis, dopo i successi su Grigor Dimitrov e Frances Tiafoe, ha attirato l'attenzione. Il carrarese continua comunque a levigare i suoi colpi, ad aggiungere elementi al suo piano di gioco. In questo periodo, spiega, sta lavorando sulla posizione in risposta. "In partenza, con i movimenti di preparazione che ho, non credo mi faccia bene stare troppo vicino alla riga. Ma lo step di crescita su cui ci stiamo concentrando è partire da lontano e avvicinarmi alla riga con il primo colpo dopo la risposta".


Comunque, la terra rossa gli consente di stare un po' più indietro. In più, vista l'età che ha, il tempo gioca evidentemente dalla sua parte. "A 19 anni, devi avere qualcosa da migliorare. Altrimenti vorrebbe dire che sei già arrivato, e allora non ci sarebbe gusto" ha detto Musetti, che proprio in Sardegna, al Forte Village a Santa Margherita di Pula, l'anno scorso raggiungeva la sua prima semifinale ATP.

Quella sfida terminò con il suo ritiro contro il serbo Laslo Djere, che avrebbe vinto il titolo in finale con Cecchinato. "Avevo un edema all'epitroclea, piuttosto comune fra i tennisti" conclude. "Abbiamo fatto tanto lavoro di prevenzione e rinforzo dell'avambraccio, un muscolo che noi sforziamo tanto. Col fisioterapista abbiamo fatto tanta prevenzione. Cerco sempre di mantenere pulito il braccio, di farmelo scaricare quasi tutti i giorni. Anche da questo, come dalle sconfitte, si impara".