Musetti non si ferma più

Musetti non si ferma più

Con quel rovescio, Lorenzo Musetti può fare quel che vuole. Dopo aver sconfitto Wawrinka, numero 17 del mondo, batte Kei Nishikori, numero 35 ed ex finalista Slam, 6-3 6-4. 

Spumeggia, nella sera di Roma, con quella maglia vintage con i grafici a barre, che suonano un po' come la rappresentazione dei suoi promessi progressi in classifica. Diventa il più giovane a raggiungere il terzo turno a Roma dai tempi di Fabrice Santoro nel 1991. Vince di fila le sue prime partite ATP, contro due ex top 10 e firma un poker da record. Si unisce infatti negli ottavi a Matteo Berrettini, Stefano Travaglia e Jannik Sinner. Per la prima volta dal 1979, l'Italia può vantare quattro giocatori tra i migliori 16 al Foro Italico.

A 18 anni, contro un ex top-10 e finalista Slam, gioca con la sicurezza del veterano. Ha piani chiari, sequenze di gioco sicure personalizzate in allenamento che sa speziare maneggiando l'arte dell'improvvisazione ispirata.

Musetti allunga 4-1 e ruba l'occhio, anche perché il suo non è un tennis di azzardi, di fugaci momenti di genio. Non è tutto o niente, ma efficiente, composto e completo. Trasferisce con naturalezza il peso sulla palla, sfrutta la profondità per depotenziare il giapponese che vorrebbe giocare con i piedi sulla riga ma spesso non ci riesce.
 

Anche perché Musetti nel primo set gli toglie ogni riferimento. Se tira due risposte di dritto, una è un'accelerazione decisa e fulminea sulla riga, l'altra è una palla in slice che atterra a metà campo.

Nel secondo, Nishikori d'esperienza guadagna un metro e anticipa di più. L'azzurro commette qualche errore di scelta, piccoli peccati di gioventù. Ma vince anche il punto del torneo in cui mette in fila tutto, palla corta, pallonetto e un passante lungolinea a campo aperto sì, ma tirato al salto e dal telone. Nemmeno i pochi minuti di blackout al Foro Italico lo raffreddano. 

"Ho giocato una partita bellissima, sapevo che era più difficile rispetto a Wawrinka" spiega a caldo, "perché gioca più vicino alla riga e mi toglie più tempo: a me non piace tanto. Ho servito sempre bene, sono stato freddo, questa tattica di lucidità mentale e freddezza penso mi abbia aiutato".