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Nadal e Alcaraz, doppio da medaglia? Perché sì, perché no

di SuperTennis   
Nadal e Alcaraz, doppio da medaglia? Perché sì, perché no

In nessun torneo al mondo (fatta eccezione per la Davis), il doppio conta così tanto. Nemmeno gli Slam tengono il passo: per portare i big del singolare a giocare la specialità di coppia servono le Olimpiadi. Piccola storia in epoca Big 3/Fab 4. Pechino 2008: Roger Federer gioca insieme a Stan Wawrinka e vince la medaglia d'oro, superando in finale gli svedesi Aspelin e Johansson e lasciando ai fenomeni Bryan solamente il bronzo.

A Londra 2012 (sui campi di Wimbledon), giocano di nuovo Federer e Wawrinka, ma ci sono pure Novak Djokovic (con Troicki) e Andy Murray (con Jamie Murray): nessuno di loro, però, approda al terzo turno. In finale ci arriva un altro top player del singolo, Jo Tsonga, che però in coppia con Llodra finisce per cedere proprio a Bob e Mike Bryan. Rio 2016: compare Rafa Nadal, a fianco dell'amico Marc Lopez. I due vincono l'Oro piegando in finale (a fatica) i rumeni Mergea e Tecau. Ci sono, ma sempre con poca fortuna, anche Djokovic e Murray. Tokyo 2020: il doppio torna ai doppisti, con una finale tutta croata e l'Oro a Mektic/Pavic, a segno in finale su Cilic/Dodig. Tra i big ci sono Medvedev, Zverev, Murray, ma nessuno di loro supera i quarti.


E arriviamo a oggi, a Parigi 2024. Con la coppia che magari non sarà la principale favorita (ne parleremo) ma che intanto sta facendo notizia più di ogni altra: quella composta da Carlos Alcaraz e Rafael Nadal. Con Federer in pensione e Djokovic reduce dall'infortunio (senza contare un Andy Murray titubante e acciaccato), i riflettori – al Roland Garros versione olimpica – saranno soprattutto su di loro: il giovane rampante e il suo esempio, che sta cercando di capire cosa fare di questa ultima fase della carriera.

Quando è stata annunciata, questa partnership che è indubbiamente molto affascinante, non ha stupito nessuno. Non i colleghi, non gli addetti ai lavori. Un po' perché Rafa ai suoi colori è molto legato, un po' perché questa stagione vissuta tra mille dubbi lo porta adesso a cercare di sfruttare ogni momento possibile e immaginabile per vivere un'emozione in più, per cercare un trofeo (o una medaglia) in più, anche quelle che in fondo nella sua bacheca ci sono già.


Ma allora, questo Alcaraz/Nadal, è un doppio credibile, è un doppio da podio? La premessa doverosa è che il doppio olimpico è una scommessa con variabili impazzite (soprattutto in questo momento), dettate dal fatto che sono pochissime le coppie composte da due giocatori di uno stesso Paese che giocano costantemente nel circuito. Scorrendo la Race troviamo Bolelli/Vavassori, i belgi Gille/Vliegen, i tedeschi Krawietz e Puetz, i francesi Doumbia e Reboul, gli argentini Gonzalez e Molteni.

Altre se ne creeranno proprio in vista di Parigi, con poca preparazione e con molti dubbi in merito alle reali possibilità di arrivare in fondo, a prescindere dalla qualità dei singoli componenti del team. Dunque la prima considerazione riguarda gli avversari: di coppie terribili tipo Bryan o simili, difficilmente ne vedremo, anche se Bolelli e Vavassori - per risultati e attitudine - sembrano un gradino sopra le altre. E allora due fenomeni del singolare potrebbero tornare in corsa almeno per il discorso medaglie.


Tanto più che, in tutto questo, Rafa il doppio lo sa giocare eccome. A prescindere dalla motivazione olimpica, Nadal non ha frequentato la disciplina semplicemente per l'ovvia ragione di lasciare spazio ai trionfi in singolare, oltre che per preservare un fisico già troppo provato (e che anche oggi gli presenta il conto). Non certamente per problemi tecnici. Se poi a Rafa si mette a fianco uno specialista (come era Marc Lopez a Rio), la questione per i rivali diventa complessa. Il fatto qui è che Carlitos uno specialista non lo è, nemmeno lontanamente.

“Sono due anni che non gioco in doppio – ha rimarcato il vincitore del Roland Garros – ma cercherò di farmi trovare pronto”. In realtà ha giocato lo scorso anno un misto in Hopman Cup, ma in effetti conta poco o nulla nel discorso generale. “Il sogno – ha continuato Carlos – è arrivare a medaglia, ma intanto Rafa mi insegnerà parecchio, nei giorni di Parigi. È un privilegio poter affrontare questa avventura con lui”. Per Nadal sarà un privilegio avere a fianco il detentore dell'ultimo Slam, anche se l'efficacia del duo in effetti è ancora tutta da provare.

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