Padel 1 vs 1? Si può. E ci sono campi ad hoc

Padel 1 vs 1? Si può. E ci sono campi ad hoc

Siete individualisti convinti? Non è detto che per giocare a padel dobbiate per forza dividere il campo con un compagno. Si può giocare anche uno contro uno, su campi da singolare delle dimensioni adeguate. Da qualche tempo ce n’è uno al Nettuno Padel, uno nuovo è appena stato inaugurato al Santa Lucia Padel di Cagliari, e sparsi nella penisola ce ne sono anche altri.

Significa che la curiosità verso questa variante del gioco sta aumentando anche da noi, specialmente da parte di chi non sempre digerisce con filosofia anche gli errori del compagno. Il gioco di coppia è uno degli aspetti del padel che piace di più, ma è indubbio che per qualcuno possa anche rappresentare un limite. E allora perché non provare a fare tutto da sé?

Già nella prima metà degli Anni ’90 in Argentina venivano proposti tornei individuali, ma su campi di dimensioni regolamentari. Il problema è che il gioco diventava durissimo fisicamente, e non ha avuto grande successo. Può funzionare di più, invece, la variante su un campo largo 6 metri invece dei 10 canonici, ma nel quale tutto il resto (lunghezza, pareti, altezza della rete, linea del servizio) rimane invariato. Di conseguenza, è più facile coprire tutto il campo e si migliora l’intensità fisica, visto che lo sforzo è comunque maggiore. Ed è pure una buona soluzione per quei club dove magari di spazio per un campo tradizionale in più non ce n’è, e allora si può installare un campo da singolare, con la certezza che prima o poi chiunque vorrà provarlo almeno una volta.

In Svezia – dove il padel è letteralmente esploso – esistono dei tornei di singolare, su YouTube si può trovare un video del “mago” Sanyo Gutierrez alle prese con la disciplina nella sua Argentina, e anche in Spagna, specialmente nelle grandi città, qualche campo c’è. La federazione padel spagnola ha eseguito dei test sia sull’individuale sia sul “crusado” (uno contro uno ma su un campo classico, con l’obbligo di giocare sempre incrociato), ma per ora le prove non hanno mai portato alla nascita di una disciplina vera e propria. Tutto ciò che esiste è frutto della curiosità, e del desiderio dei proprietari di club di stuzzicare i propri clienti con un servizio diverso.

“Capisco – dice Gustavo Spector, guru del padel tricolore e capitano della nazionale maschile – che il gioco individuale possa in qualche modo risultare attraente, ma io penso che il padel debba rimanere uno sport di coppia. I campi individuali possono essere utili solamente per quei giocatori alle primissime armi, che si avvicinano al gioco e devono imparare i colpi di base, quelli senza l’utilizzo del vetro. Visto che la lunghezza del campo è uguale, per allenare certi aspetti tecnici può andare bene anche un campo da singolare”. Il discorso cambia, però, se il livello inizia a salire. “Il campo – continua Spector – è più stretto, quindi cambiano completamente le geometrie del gioco. Imparare a utilizzare le pareti nel modo giusto allenandosi su un campo da singolo è molto più difficile”.

Lo stesso Spector di padel individuale ne sa qualcosa, visto che anni fa in Argentina organizzava una volta al mese un torneo di singolare per i suoi allievi, ma su un campo regolamentare. “Così che – dice ancora –potesse risultare una forma di allenamento. Erano in campo da soli, ma le geometrie del gioco erano le stesse. Non a caso, tanti professionisti si allenano spesso nell’uno contro uno, ma a tutto campo”. Sintetizzando: come allenamento finalizzato al gioco di coppia fare pratica su un campo più stretto non è l’ideale. Ma se la novità vi incuriosisce, giocare da soli vi diverte di più e non avete particolari velleità agonistiche nel padel, perché no. Dopotutto, l’importante è divertirsi facendo un po’ di sana attività fisica.