Parole da Slam - Osaka: “È stata una battaglia di nervi”

Parole da Slam - Osaka: “È stata una battaglia di nervi”

NAOMI OSAKA

"Ho lavorato per questo momento durante tutta la pre-season. Fa sempre molto effetto arrivare a quell’ultimo punto da vincere, cominci a tremare un po’ perché inizi a pensare a tutti i ‘e se adesso questo’ o ‘e se adesso quello’. Quella di oggi contro Jennifer (Brady, ndr) non è stata una partita bella come quella di New York, è stata più una guerra mentale, una battaglia di nervi. Penso che eravamo entrambe molto nervose, io lo ero di sicuro. Lo ero a tal punto che prima del match mi sono detta ‘probabilmente non giocherai un granché bene’, così ho deciso almeno di non mettermi addosso la pressione di ‘dover per forza giocare alla perfezione’. Esci là fuori e combatti punto su punto, questo ho pensato”.

“Io non penso praticamente mai al ranking, non gioco i tornei con in mente quello. A dire il vero conto solamente di essere continua per gran parte della stagione e penso a evitare grossi cali, magari in giugno o luglio. Cosa che mi capita abbastanza spesso. Per questo motivo non sono portata a pensare alla classifica, so che quella andrà bene se io giocherò abbastanza bene a lungo: è l’unica cosa a cui penso”. 


“Nelle finali Slam ho sempre giocato contro giocatrici con molta esperienza, questa volta la situazione si è ribaltata. Ho pensato che Jennifer si sarebbe trovata nella situazione in cui mi ero già trovata io in passato, al primo Slam. E nel frattempo mi è venuto in mente che stavolta ero propro io quella ‘con più esperienza’, quella da cui ci si aspetta di più. Anche per questo il nervosismo è aumentato. Certamente è un cambio di prospettive di cui sono stata ben conscia fin da prima della partita”.


“Ho imparato nel tempo che essere sempre sicuri di se stessi non è sempre l’unica via. Sia in campo che fuori, a prescindere da come vadano le cose. Non considero più le aspettative come un peso, le vivo, le affronto e basta. Sento che nessuno si aspettava certe cose da me quando ero più giovane, ma adesso le ho raggiunte, ci sono riuscita. Oggi ci sono - e ci saranno sempre - più pressioni, ma credo che servano anche loro per aumentare le motivazioni, ti danno la spinta per fare sempre meglio”.

“Il mio obiettivo a lungo termine? Non sto tanto a pensare al numero di Slam, o al ranking. Vi suonerà strano ma è questo: spero di giocare abbastanza a lungo da affrontare un giorno una ragazza che ha dichiarato che una volta, da piccola, ero io la sua giocatrice preferita, il suo modello. Penso che sia la cosa più bella che possa accadere. Sfortunatamente non sono mai riuscita a giocare contro Li Na, il mio punto di riferimento da piccola, ma credo che sia proprio questa l’essenza dello sport e della sua evoluzione”.

“Dove tengo i miei trofei dello Slam? Quello degli Us Open 2018 ce l’ha mia mamma, che lo conserva chiuso a chiave in un angolino di casa, nascosto da tutti, non lo vede nessuno. Gli altri due sono a casa mia, a Los Angeles. Li tengo in salotto e servono per darmi ispirazione e motivazione. All’inizio della stagione li guardo e penso a quello che devo fare per riuscire a vincerne un altro”.


JENNIFER BRADY

“Non è andata come mi sarei immaginata, non nel modo in cui volevo (sorride). Però è stato bello giocarsela, vivere quest’esperienza. Mi sono goduta ogni singolo minuto di fronte ai tifosi, era la mia prima finale del Grand Slam, e spero che ce ne saranno ancora molte altre. Ero decisamente nervosa, sapevo che lo sarei stata. Verso la metà del primo set ho iniziato a sentirmi un po’ più a mio agio ma comunque non ho mai avvertito di essere al mio meglio”.

“Le condizioni poi non erano semplicissime, mi sembrava che fosse piuttosto ventoso. E poi nelle sessioni serali è sempre un po’ diverso rispetto al giorno, con il sole tutto è più rapido, mentre la sera le palle non rimbalzano cosi alte, anzi, restano molto più basse. Credo non sia stato un vantaggio per me”.

“La nota positiva è che ho capito di potermi esprimere bene anche a questi livelli, adesso penso di poter vincere un major, la vedo come una cosa totalmente alla mia portata. Uscendo dal campo mi sono detta ‘dai, tutto sommato è fattibile’. Me l’ero immaginata molto più tosta. Se qualcuno mi avesse detto un anno fa che avrei avuto il livello per vincere uno Slam, non avrei mai pensato che fosse possibile: mi sembrava un po’ come andare su Marte”.


“Adesso provo sentimenti contrastanti: sono orgogliosa di me stessa, del mio team, perché abbiamo raggiunto un grande risultato. Ma me ne vado di qui con la coppa della seconda classificata, questo è un po’ triste. La vittoria Slam arriverà, e succederà quando dovrà succedere. Non sono una che fissa una data, una scadenza, ma adesso credo proprio che succederà. Chissà se a Wimbledon, se nel 2021 o no: ogni cosa a suo tempo. Quando accadrà, sarò felicissima”.

“Ho ottenuto ottimi risultati negli ultimi sei, otto mesi. Penso che posso solo migliorare. Devo far tesoro di tutta questa esperienza maturata e principalmente di quella degli ultimi due tornei dello Slam. Ora voglio lavorare di più e migliorarmi ancora, giorno dopo giorno. I risultati in fondo riflettono il lavoro che fai. Anche questo contribuisce a darmi molta, molta fiducia”.