Prima il caldo e le polveri. Poi il diluvio: benvenuti a Melbourne

Prima il caldo e le polveri. Poi il diluvio: benvenuti a Melbourne

È stata eletta per sette anni consecutivi città più vivibile del pianeta, ma non certo per il clima. Senza scomodare gli incendi alla base dell’aria pericolosa di inizio settimana, Melbourne non vanta certo il meteo più stabile del pianeta e ne è stata un esempio lampante la giornata appena trascorsa. Una di quelle che portano i locali a fare spallucce e a definire la capitale del Victoria ‘la città delle quattro stagioni in un giorno’.

Mercoledì la metropoli Australiana si è infatti svegliata con l’ormai tristemente solito cielo velato, e anche se l’aria era più respirabile rispetto ai due giorni precedenti, le polveri presenti nell’atmosfera provocavano forti bruciori agli occhi.

Con una solerzia che era mancata nella mattinata di lunedì, l’organizzazione degli Australian Open annunciava attorno alle 9 di mattina il rinvio di tre ore dei match inizialmente previsti per le 10.

Un provvedimento spinto e ben accolto dai tennisti, anche da quelli che lunedì erano scesi in campo in condizioni al limite della sopportazione.

“Effettivamente ieri non ci siamo sentite tutelate – ha raccontato Martina Trevisan, tra le tenniste che hanno affrontato il primo turno delle quali nella giornata di lunedì -.  Ma se ti dicono di scendere in campo non puoi far altro che fidarti delle persone che si assumono la responsabilità di prendere determinate decisioni. Tra noi italiane ne abbiamo parlato negli spogliatoi, ma se non si fa fronte comune con tutte le altre è difficile farsi ascoltare”.


L’inazione di Tennis Australia nella giornata di lunedì è stata criticata anche dall’ex vice direttore dell’ATP Richard Ings ed è finita anche sul tavolo del Ministro per la Salute del governo del Victoria, Brett Sutton, che ha accusato la direzione del torneo di non avere studiato una tabella per incrociare il parametro relative alla qualità dell’aria con quello delle temperature.

Nonostante le polemiche, la decisione di dare il via al secondo giorno di qualificazioni attorno alle 13 sembrava accettabile sul piano della qualità dell’aria – nel frattempo migliorata anche secondo AirWatch – eppure la combinazione di pulviscolo, umidità elevata e una colonnina di mercurio salita fino ai 34 gradi rendeva comunque dura la vita per gli atleti.

Il primo pomeriggio vedeva però un solo ritiro – quello della slovacca Japa Cepelova – e il completamento di 16 incontri (rispetto ai 64 previsti). Poi, attorno alle 4 di pomeriggio, quando erano in corso una dozzina di partite, dal cielo sono venute giù le prime gocce di pioggia e nel giro di pochi minuti la temperatura è crollata di 17 gradi secchi. E su Melbourne si è abbattuta una pioggia torrenziale che ha trasformato i campi in piscine olimpioniche.