Prima di "Fran" Jones: Kelly Evernden, guerriero con un polmone solo

Prima di 'Fran' Jones: Kelly Evernden, guerriero con un polmone solo

Francesca "Fran" Jones, la ventenne britannica che soffre di sindrome da ectrodattilia-displasia ectodermica che si è qualificata per il prossimo Australian Open, non ha pensato alla sua condizione come a un ostacolo. Non ha permesso a nessuno di dirle che non avrebbe potuto farcela. "Voglio che la mia storia possa avere un impatto positivo". E' una storia di determinazione rara, ma non è l'unico caso nel tennis di giocatori o giocatori che hanno superato malattie o menomazioni fisiche.

E' il caso del neozelandese Kelly Evernden, che raggiunse i quarti di finale all'Australian Open del 1987. "Volevo che la gente pensasse a me come a un ragazzo di Gisborne che giocava a tennis alla pari con i campioni". Voleva che vedessero il giocatore capace di battersi con i migliori del mondo, non l'uomo che riusciva a farcela con un solo polmone. 


A sedici anni, infatti, fu investito da un'auto e rischiò seriamente di morire. In cinque giorni, il suo cuore si è fermato due volte: una per un minuto, un'altra per 45 secondi. Arrivò in ospedale con fratture alla gamba e al braccio sinistro, e alle costole. Aveva un polmone perforato: i medici decisero poi di asportarlo.

Nel libro "Hard Men Fight Back" di Gregor Paul, Evernden spiega perché ha sempre voluto allontanare il pensiero delle conseguenze di quell'incidente. "Non ho mai voluto credere di aver fatto di più delle mie possibilità - ha detto -. Se avessi anche solo iniziato ad accettare l'idea che con un polmone solo non si può diventare così forti, non sarei stato così competitivo".


Da giovane, ha provato anche a giocare a rugby che in Nuova Zelanda è sport nazionale. Tutti i ragazzi crescono con il mito degli All-Blacks e dell'haka, la danza maori che precede ogni partita della nazionale. Evernden, però, sente che non è quella la sua strada, cerca uno sport individuale.

Il tennis è la sua strada. Vince da outsider i campionati nazionali under 16 nel 1978, prima dell'incidente. In ospedale, non può muoversi ma usa per ore, giorno dopo giorno, una maniglia sul suo letto per riguadagnare la completa estensione del braccio sinistro. Quando lo dimettono, i medici gli dicono che non potrà giocare a tennis per un anno. Due giorni dopo è in campo, con la racchetta in una mano e una stampella nell'altra.


Meno di un anno dopo, a gennaio del 1979, si trasferisce negli Stati Uniti. Frequenta la Yakima High School nello Stato di Washington, e l'Università dell'Arkansas, prima di entrare nel circuito ATP nel 1985. Si sente spesso inadeguato, ma i risultati arrivano. 

In tredici anni da professionista, Evernden ha vinto tre titoli in singolare e cinque in doppio, con un best ranking rispettivamente di numero n.31 e n.19. Ha vinto 135 partite, ne ha perse 146, ha disputato venti incontri fra nazioni di Coppa Davis. Tra le 17 vittorie in singolare, spiccano i successi sugli jugoslavi Slobodan Zivojinovic e Goran Prpic a Wilding Park nel 1990.


Quell'anno, a Indianapolis ha sconfitto al primo turno Yannick Noah e al terzo John McEnroe. Il suo miglior risultato Slam resta il quarto di finale all'Australian Open del 1987, l'ultima edizione a Kooyong prima del trasferimento a Melbourne Park. Supera quattro tennisti statunitensi: Jonathan Canter, la testa di serie numero 10 Johan Kriek, Brad Pearce e Derrick Rostagno. Cede in tre set contro l'australiano Wally Masur.

La partita perfetta, però, la gioca a San Francisco, quando batte Michael Chang, allora tra i primi cinque del mondo, 60 61. Un giornalista gli chiede: "Lo sa che ha solo un polmone?". Evernden si intristisce, non solo per la domanda.

"Non è che ogni mattina mi alzo e li conto - spiega a Paul per il libro già citato -. Però, in quel momento gli spettatori pensavano a quel ragazzo che aveva battuto Chang con un polmone solo, e questo ha oscurato il fatto che avessi giocato una delle più belle partite della mia carriera".


Evernden, che compirà sessant'anni a settembre, è sposato con Megan. Hanno due bambini, Austin e Houston. Vivono a Seattle, dove insegna tennis nell'esclusivo Mercer Island Country Club. 

Per un quarto, il neozelandese è di discendenza maori. Nella lingua degli indigeni, il suo nome è "Te Rangai", che significa "Giovane Guerriero". Non c'è niente di più appropriato.