"Resurfacing": il senso di Murray per il tennis in un film

'Resurfacing': il senso di Murray per il tennis in un film

"Andy Murray è arrivato al vertice del tennis e poi tutto gli è stato tolto all'improvviso. E allora ti viene da pensare: non saprò mai dove sarei potuto arrivare". Nelle parole del fratello Jamie Murray c'è il senso dei suoi ultimi due anni. Per trovare la risposta a quella domanda, Murray si è sottoposto a due interventi all'anca, e sta ancora provando a riannodare quei fili sospesi alla fine del 2016 quando è diventato per la prima volta numero 1 del mondo. Questo viaggio ancora in corso lo racconta un bel documentario disponibile su Amazon Prime, solo in inglese ma con sottotitoli anche in italiano. Azzeccatissimo il titolo, "Resurfacing": che vuol dire riaffiorare ma definisce anche l'applicazione della protesi per creare un nuovo rivestimento all'anca che Murray ha subito quest'anno.
Il documentario alterna sequenze sulle operazioni e sul suo recupero, con abbondanza anche di dettagli sugli interventi e i trattamenti, a interviste con Murray, i suoi familiari (la mamma, il fratello, la moglie) e tutti quelli che hanno lavorato e lavorano con lui, compresi gli ex coach Ivan Lendl e Amelie Mauresmo. Questi pareri rappresentano le parti più illuminanti, perché rivelano molto dell'uomo Andy Murray e fanno capire meglio l'Andy Murray tennista.

Il film si apre con un primo piano di Murray che si filma all'una di notte, alla vigilia dell'operazione, e confessa le sue paure. Il documentario racconta proprio il suo "Resurfacing", il suo ritorno in superficie dopo l'intervento e i dubbi che hanno accompagnato l'ultimo anno.
Murray si confessa in un'ora e 48 minuti, si filma anche in ospedale subito dopo l'operazione. Racconta i dettagli dell'intervento, la ricostruzione dell'anca e la rimozione del ligamentum teres. Rivive l'esperienza traumatica del massacro di Dunblane. Nel 1996 Thomas Hamilton è entrato nella scuola che Andy frequentava insieme al fratello Jamie, e ha ucciso 16 bambini più la loro insegnante. Durante la strage, Andy si è nascosto nell'ufficio del preside. Murray ricorda quel periodo in un messaggio semplice ma potente inviato a tarda notte a Olivia Cappuccini, che ha curato il documentario. Una confessione possibile anche perché Olivia è fidanzata con il fratello di Kim Sears, la moglie di Andy.

"Avevo più o meno nove anni" dice. "Un evento del genere è difficile da gestire, lo sarebbe per ogni bambino. In più, noi conoscevamo Thomas Hamilton, frequentavamo lo stesso club, era stato in macchina con noi, ci aveva riaccompagnato qualche volta a casa. Entro un anno da quella tragedia, i nostri genitori hanno divorziato: per i bambini vedere tutto questo e non poter capire cosa sta succedendo è dura. E meno di un anno dopo ancora, Jamie ha lasciato casa. Ho avuto problemi d'ansia, e faticavo a respirare in campo. Però il tennis è stato una fuga, perché mi ha permesso di sfogare queste difficoltà che tengo dentro, e di essere il bambino che non ero riuscito ad essere. Ecco perché è così importante per me".
Emerge l'immagine di un Murray che chiede chiarezza a se stesso e a chi gli sta intorno. Non sopporta i giornalisti che subito dopo l'intervento ipotizzano di vederlo giocare a Wimbledon. Non gli piace che il suo coach gli parli di grandi miglioramenti al servizio, se invece ritiene che quei progressi siano molto piccoli. Non vuole essere compatito né in qualche modo imbonito. 

Sempre stimolato dalle sfide, come racconta mamma Judy, risponde con i fatti. E i fatti, soprattutto su quel che lo riguarda direttamente, vuol conoscerli tutti. "Vuol sapere il perché di ogni cosa" racconta Brad Gilbert. "Quando l'allenatore o il medico gli parlavano dell'infortunio, lui chiedeva: perché? E andava su Google, si leggeva decine di pagine sull'argomento". E' un perfezionista, ha bisogno di vincere e insieme di avere l'ultima parola. A volte può essere estenuante.
Andy Murray
Tre settimane dopo l'intervento, telefona a Lleyton Hewitt, come si vede nel documentario, per sapere dopo quanto tempo l'australiano sia rientrato in campo dopo la sua operazione, e se ha sentito o meno dolore. Perché non ci sono riferimenti o precedenti: nessuno è mai rientrato in singolare dopo il tipo di operazione cui si è sottoposto.

Il documentario mostra i match dopo l'intervento del 2018, la delusione per le sconfitte sull'erba prima di Wimbledon contro Kyrgios e Edmund. E' troppo presto per rientrare, Murray esce dal campo frustrato perché vorrebbe essere al livello di un anno prima. Ma non può. Ricorre ad ablazioni dei nervi per ridurre il dolore, ammette chiaramente di non sapere cosa fare se dovesse essere costretto a ritirarsi.

Il torneo di Washington dell'anno scorso è uno dei momenti commoventi della stagione. Urla, sbraita, gioca male ma si gode un giorno di normalità senza dolore: batte Mackenzie Mcdonald e sembra che abbia vinto lo Us Open. Il successo successivo su Edmund racconta bene quel che gli scorre dentro: è dove vuole essere, fa quello che vuole, mette da parte il dolore anche se non era pronto a giocare match così lunghi. Contro Copil il dolore torna, e si vede, si sente. Si traduce nelle lacrime di frustrazione dopo la partita, che comunque vince.
Il tennis è una fuga, mi permette di essere come sono, di tornare un bambino con tante domande. Per questo è così importante per me
A dicembre del 2018, Murray è a Miami per preparare la stagione. Telefona alla moglie Kim, che intanto sta preparando l'albero di Natale. "Ha sempre voluto che qualcuno gli dicesse di smettere, di mollare tutto" racconta Kim. "Ma gli ho spiegato che nessuno può, che quella decisione può essere solo sua". Murray è chiaramente infelice, e quei dubbi se li porta dietro all'Australian Open 2019, che diventano una strana, sospesa, prova generale per il momento dell'addio al gioco. 

Non è pronto a lasciare, si opera di nuovo. Guarda il video di un'operazione simile alla sua il giorno prima, dopo l'operazione ammette di non sapere se tornerà in campo. Judy invece lo sente, perché il cuore di mamma certe vibrazioni le avverte prima. "Ha ancora questioni in sospeso da finire" dice.

Il documentario registra anche il bel rapporto con il preparatore Matt Little e il fisioterapista Annun, che offre alcune delle scene più leggere e divertenti della storia. Una storia che mostra come Murray sia riuscito a fare affidamento sulla memoria muscolare per rendere possibile quello che appariva impossibile e arrivare al livello successivo, qualunque sia.
"Non volevo essere costretto a fermarmi per qualcosa su cui non avevo il controllo" dice Murray. "Molti pensano: perché è così importante per te? In fondo è solo sport. Ma per me non è solo sport, è molto di più".

Murray, infatti, torna. Vince il Queen's in doppio con Feliciano Lopez, gioca il doppio misto a Wimbledon con Serena Williams e trasforma anche i primi turni della specialità meno considerata dei major nell'equivalente di un concerto rock. Il documentario si chiude con il video messaggio di un Murray ottimista prima del suo rientro in singolare a Cincinnati, nel primo turno poi perso contro Richard Gasquet. Qualcosa è cambiato, lo ammette anche Kim. "Andy era abituato a sentire una certa ostilità nei suoi confronti. Ma dopo quello che ha fatto, e non posso ancora credere che ci sia riuscito davvero, deve abituarsi a sentire molto più affetto".