Robin Hood vince l'Australian Open 2021

Robin Hood vince l'Australian Open 2021

Gli organizzatori dell'Austalian Open, nonostante la pandemia, hanno mantenuto il prize money di 71,5 milioni di dollari australiani, che equivalgono a circa 45,5 milioni di euro. Ma rispetto a un anno fa, è cambiata in maniera significativa la distribuzione dei premi. Anche alla luce delle conseguenze della pandemia, che ha ridotto nel 2020 il calendario e le possibilità di giocare pesando maggiormente sui tennisti di classifica più bassa, sono aumentati i premi per chi esce nei primi turni mentre si sono ridotti gli assegni per chi arriva in fondo.


Al vincitore dei tornei di singolare, maschile e femminile, spettano quest'anno A$2.750.000, ovvero il 33% in meno dei $4.120.000 del 2020. Ai finalisti va $1.500.000, che vuol dire il 27% dei $2.065.000 di un anno fa. Ridotti anche i prize money per le semifinali ($850,000, -18%). La qualificazione ai quarti di finale vale, esattamente come l'anno scorso, $525.000. 

Aumentano invece i montepremi per i primi quattro turni: +11% per la sconfitta all'esordio ($100.000), +17% per il secondo turno ($150.000), +19% per il terzo turno  ($215,000), +17% per gli ottavi ($320.000). Le cifre sono sintetizzate nel tweet accanto, in dollari statunitensi.


2021 Australian Open Prize Money breakdown...Lower rounds getting more than 2020...(Apprx US $)
1st Rd $76,800 +11%
2nd Rd $115,200 +17%
3rd Rd $165,200 +19%
4th Rd $245,900 +6%
QF $403,400 -
SF $653,200 -18%
Rup $1,152,700 -27%
Winner $2,113,300 -33%#ATP #WTA #AusOpen ?????? pic.twitter.com/DVL2mljv4E

— John Horn (@SportsHorn) January 14, 2021

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Anche per quanto riguarda i tornei di doppio maschile e femminile, la distribuzione ha rispettato gli stessi criteri e ridotto il gap fra i premi più alti e quelli più bassi. I vincitori guadagneranno il 21% in meno di un anno fa ($600.000 rispetto a 760.000), e i finalisti il 10,5% in meno (scendono da $380.000 a $340.000). Intatti i premi per chi centra le semifinali e i quarti ($200.000 e $110.000). Crescono invece i prize money per chi viene eliminato presto. Il primo turno "vale" il 20% in più ($45.000), il secondo il 18,42% in più ($45.000), il terzo appena il 4,84% in più ($65,000).


Scelte simili hanno caratterizzato anche lo US Open e il Roland Garros 2020, i primi due tornei dello Slam disputati dopo il lockdown. A Flushing Meadows, il montepremi complessivo è sceso dai $57,2 milioni del 2019 ai $53,4 del 2020. Rispetto all'anno precedente, è aumentato solo l'assegno per chi ha perso al primo turno, nei singolari maschile e femminile. I vincitori hanno guadagnato $850.000 in meno, i finalisti $400.000 in meno. Allo stesso tempo, però, la USTA ha portato da un milioni a 6,6 milioni il totale dei fondi di garanzia versati a ATP e WTA come compensazione per aver cancellato le qualificazioni e ridotto i tabelloni dei tornei di doppio

L'identico intento ha orientato la distribuzione del prize money del Roland Garros: qui gli sconfitti al primo turno hanno ottenuto un montepremi più alto del 30%, e i vincitori una contrazione di entità comparabile in percentuale rispetto al 2020.


L'assenza di pubblico, a causa delle restrizioni per il Covid-19, è alla base della riduzione del prize money delle ATP Finals nel 2020 rispetto al 2019, passato da 9 milioni a 5,7 milioni di dollari. La qualificazione, e le vittorie nel girone, valevano 153 mila dollari, con un calo del 29%. Il premio per un successo in semifinale è sceso del 39% (402 mila dollari), mentre l'assegno per la finale era più basso del 59,4% rispetto a un anno prima (da $1.354.000 a 550,000).


Anche nel 2021, finché i tifosi non torneranno negli stadi, gli organizzatori dei tornei si troveranno costretti a ridurre i montepremi. Gli effetti sono visti ad esempio a Delray Beach, che ha aperto la stagione ATP insieme al nuovo torneo di Antalya. Nelle prime settimane, è l'unico evento per il quale è possibile confrontare il prize money complessivo e la distribuzione relativa per singoli turni con l'edizione 2019. Il montepremi totale si è abbassato del 42%, e il calo si è abbattuto soprattutto sul vincitore e sul finalista, che hanno incassato rispettivamente il 62% e il 58% in meno dell'anno prima.


Organizzare un torneo in queste condizioni, non potendo contare su una fonte cruciale di ricavi come la biglietteria, che ha un impatto diretto e un potenziale effetto indiretto sull'entità delle cifre versate dagli sponsor, è un'operazione spesso in perdita. L'ATP ha creato perciò una formula, che sarà comunque rivista ad aprile, che lega la riduzione del montepremi alla capienza massima consentita nel torneo.

Per i Masters 1000, se la vendita di biglietti è inferiore al 2019 fino al 40%, il prize money sarà ridotto del 60%. Per i tornei di categorie inferiori, il prize money è dimezzato a in caso di eventi completamente a porte chiuse. Anche il montepremi dell'ATP Cup 2021, indicato in 7,5 milioni di dollari, subirà riduzioni in base al numero di spettatori ammessi a Melbourne Park.


Scegliere di aumentare i premi per i primi turni e di ridurre quelli per la vittoria o la finale non ha solo effetti di carattere economico. Oltre ad essere una risposta all'eccezionalità del periodo che tutti ci troviamo a vivere, ha effetti anche sulla competizione. E sono effetti positivi. In questa maniera, infatti, è vero che si offre un incentivo economico minore agli atleti più abili, ma si fa crescere al contrario quello degli altri. E se aumentano gli incentivi, aumenteranno gli sforzi per ottenere il premio: in questo modo si può ottenere un effetto benefico complessivo per gli organizzatori dal punto di vista dell'equilibrio competitivo e del livello generale di impegno. Tuttavia, è altrettanto vero che per garantire uno sforzo crescente funziona meglio una distribuzione dei premi che non aumenti in maniera lineare da un turno al successivo, ma concentri una densità maggiore negli ultimi turni.