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Rybakina, la numero 1 dei primi 4 mesi dell’anno raccontata dal coach Vukov

di SuperTennis   
Rybakina, la numero 1 dei primi 4 mesi dell’anno raccontata dal coach Vukov

Ci sono coach amici che poi si “distraggono", quelli che diventano filosofi e/o inseguono la vil pecunia o la massima ribalta mediatica, quelli che hanno le certezze assolute da smisurati ego, e poi ci sono quelli come Stefano Vukov, che dal 2019 guida con umiltà e attenzione Elena Rybakina per trasformarla da virago tira-tutto nel miglior prototipo odierno di tennista WTA ed è sempre disponibile.

L’ex giocatore croato si è impegnato a fondo e sta vedendo i frutti di un attentissimo lavoro sia sulla persona che sull’atleta, tanto da portare oggi la pivot (1.84) russa, naturalizzata kazaka, a essere una macchina da guerra, un’attaccante che tira forte servizio e colpi da fondo per avanzare subito verso la rete, senza paura di chiudere il punto con la volée, come non riescono le rivali Sabalenka e Gauff.

E questo non solo sull’erba, la superficie che meglio si adatta alle sue caratteristiche, sulla quale ha vinto uno Slam, a 21 anni, a Wimbledon 2022, ma anche sul cemento e sulla terra rossa, come domenica a Stoccarda, piegando strada facendo la numero 1 e specialista del rosso Iga Swiatek, regina di 3 Roland Garros negli ultimi 4 anni. Firmando il terzo urrà nelle 5 finali disputate nei primi 4 mesi dell’anno come non succedeva sul Tour addirittura dal 2014 con Vika Azarenka.


RISPETTO

Il legame fra coach e allieva è saldissimo. Al punto che, quando agli Australian Open dell’anno scorso, l’ex pro Pam Shriver, che al di là del ruolo di spalla di doppio di Martina Navratilova proprio non è riuscita a trovare una collocazione di primo piano, ha polemizzato perché Vukov, secondo lei, aveva mancato di rispetto alla sua giocatrice, prima il collega Dmitry Tursunov e poi la stessa Elena l’avevano difeso a spada tratta. “Hai insultato un uomo che è l’unico responsabile del fatto che oggi tu sappia chi sia Elena Rybakina. Non hai la minima idea di ciò di cui stai parlando, dovresti delle scuse ad un uomo che è un grande coach. Ogni giocatrice sarebbe fortunata ad avere nel suo angolo uno come lui. Quell’uomo è fedele alle sue giocatrici con ogni parte del suo corpo e della sua anima”, diceva l’ex pro russo.

“Voglio chiarire le incomprensioni riguardo i comportamenti del mio coach. Stefano Vukov crede in me da anni e lo ha fatto prima di chiunque altro. I suoi metodi mostrano i miei successi anche negli Slam. E’ un allenatore emotivo e, al contrario di quanto possano pensare le persone che si adoperano in commenti privi di fondamento, mi conosce benissimo sia come atleta che come persona. Chi mi conosce sa che non accetterei mai un allenatore che non mi rispetta. Sarò silenziosa in campo e in generale, ma dentro di me c’è uno spirito competitivo che vuole raggiungere grandi traguardi: in tal senso, Stefano mi ha aiutato enormemente. Quindi, per favore, non date credito a nessuna fake news che testimonia il contrario”, chiosava la giocatrice, sempre glaciale nelle sue reazioni sul campo come fuori, ma con le idee chiarissime.


SODDISFAZIONI

Le chiacchierate fra i due nei time-out sul campo come fuori, negli allenamenti e ovunque, la dicono lunga sul rapporto fra coach e atleta: sono tutte un sorriso, un ammiccamento, un dirsi la verità, un tentativo sincero di arrivare al risultato. Che poi ci porta ai giorni nostri, all’evoluzione della numero 4 del mondo e al messaggio vocale che Stefano ci ha inviato dopo due giorni di complimenti per le belle prove di Elena a Stoccarda, peraltro un anno dopo il successo agli Internazionali d’Italia di Roma. Vedendola molto reattiva e subito pronta a correre in avanti come non mai avevamo pensato che proprio la preparazione fisica fosse alla base degli ottimi risultati dei primi mesi dell’anno.

“In realtà siamo abbastanza indietro, ogni partita le ha dato un pochino in più di fiducia e abbiamo sfruttato questo torneo per fare un po’ di preparazione atletica, con quelle due ore di partita ogni giorni metti a posto le gambe. Ma nel passaggio repentino fra cemento e terra non eravamo molti preparati venendo dalla finale di Miami negli Stati Uniti e passando a una superficie diversa come il rosso, fra viaggio, jet lag con l’Europa. Spendere un po’ di ore sulla terra ci ha aiutato per i prossimi impegni”.


VUKOV-RYBAKINA, QUESTIONE DI FIDUCIA

Vukov soffre il calendario troppo fitto di impegni: “Abbiamo degli obblighi da parte della WTA di giocare, comunque, certi tornei e perciò facciamo quello che possiamo”. Però Elena si muove meglio di un anno fa: “Questo viene anche dalla pre-season  e dalla preparazione che riusciamo a fare fuori gara, quando possiamo spingere un po’ di più. A Indian Wells è stata un po’ male ha perso un po’ di massa muscolare, e non siamo riusciti tanto a lavorare su quello. Ma ha cominciato a prendere un po’ di fiducia sui movimenti, partita per partita, adesso andiamo a cercare di recuperare, fare tanti lavori di prevenzione durante i tornei finché non possiamo spingere un pochettino anche sulla massa muscolare che lei, essendo così lunga, perde molto in fretta. Così, c’è tanto lavoro da fare a livello di prevenzione, mantenimento, elasticità, esplosione che viene svolto dal team, dal preparatore atletico, dal fisioterapista, tutti i giorni anche quando è in vacanza. Elena ha un tipo di fisico che la costringe ad sempre essere attiva, anche se fa due-tre giorni di riposo, anche se è in vacanza, deve fare qualcosa, sennò si irrigidisce, perde coordinazione in fretta, essendo così alta - è una delle più alte sul Tour - , con le gambe più lunghe e un baricentro molto alto. E quindi schiena, gambe e spalle hanno bisogno di tanto lavoro”.


CONFERMA

Per Vukov, la Rybakina così costante ad alto livello non è una sorpresa: “Tecnicamente negli ultimi anni è migliorata molto, da sei anni abbiamo lavorato tanto sul servizio e oggi il movimento è completamente diverso, inoltre ha acquisito l’esperienza e la fiducia di come battere e in quale momento, ha raggiunto un po’ di maturità”.

Il servizio di Elena è un colpo importante: “E’ uno dei colpi più difficili da insegnare. Biomeccanicamente devi usare tanta forza, alzare le braccia, sopra i 90 gradi, rotazioni, timing, lancio della palla, non è facile. Molte ragazze soffrono perché non hanno tanta forza nelle spalle che hanno magari i maschi e quando alzano le braccia fanno un pochettino più fatica. Lei è stata brava, ha avuto tanta passione per questo colpo. Mi ha seguito molto. Anche se io non ero un grandissimo giocatore (al massimo 1122 nel 2017), il servizio lo capivo tecnicamente ed ero capace di battere abbastanza forte. Perciò sono riuscito a trasmetterle un po’ di “tips”, accorgimenti, per farlo funzionare al meglio, anche se c’è ancora tanto da lavorare. Sono molto contento, è una ragazza bravissima, ascolta molto, ha tanta buona energia in lei e nel team”.   


ALTEZZA

La palla bassa, la palla media, la palla alta: la Rybakina sta incontrando bene qualsiasi palla, su qualsiasi superficie, come ha sperimentato anche la fantastica Jasmine Paolini a Stoccarda. Continua Vukov: “Quella bassa va comoda a Elena, anche perché ha un rovescio molto piatto e una preparazione abbastanza bassa, e quindi quando le giocano basso non le dà molto fastidio. Sulla terra la palla rimbalza un po’ più alta e lei si deve aggiustare di più con le gambe. Ovviamente, con le leve così lunghe non è molto facile per lei, sembra che sia così ma la gente non si rende conto quanto è alta e lunga e quanto in proporzione si muove bene. Questo grazie a un lavoro costante, negli anni, con alti e basi, cercando di migliorarsi sempre. anche grazie a una programmazione e giusta, coi tornei giusti”.

Programmarsi non è facile. “Negli ultimi anni con tutte le cose che sono successe fra Covid, guerre varie e calendari che si spostano sempre all’ultimo… Ti fanno viaggiare ovunque, cominci da avere altri problemi, di jet lag di assestamento nelle varie condizioni che cambiano  molto rapidamente: la gente, guardando la tv, non capisce perché giochi bene e giochi male, ma una settimana sei in America, una in Europa, una in Asia… Adesso ci sono tanti obblighi e comunque i giocatori fanno quello che devono fare perché alla fine è sempre un lavoro, ma a volte devi essere veramente un robot perché non riesci a fermarti un attimo”.

Infatti questa settimana gioca a Madrid, sulla strada della nostra Bronzetti e magari di quella Kostyuk che ha appena battuto in finale a Stoccarda. Sempre sulla terra, ma in altura, con condizioni totalmente diverse. E anche ambizioni e obiettivi diversi, da giocatrice più “calda” della stagione. 

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