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Sinner ci prova fino all'ultimo, ma in finale va Alcaraz: sfiderà Medvedev

di SuperTennis   
Sinner ci prova fino all'ultimo, ma in finale va Alcaraz: sfiderà Medvedev

Jannik Sinner frena ma non arretra. E' di nuovo alle porte della Top 10, alla pari con i migliori. E' il giocatore che a Indian Wells ha vinto più game contro Carlos Alcaraz, è arrivato anche a un punto dal togliergli il primo set del torneo. Ma in finale al BNP Paribas Open, nel primo Masters 1000 della stagione, ci va con merito, il murciano. 

Alcaraz ha chiuso 76(4) 63 con 26 vincenti a 14 e 32 gratuiti a 23. E' ancora in corsa per tornare numero 1 del mondo, per diventare il secondo giocatore dopo Nadal a vincere almeno tre Masters 1000 prima di compiere vent'anni e il primo a trionfare qui dopo Nadal nel 2007 vincendo sei partite su sei senza cedere nemmeno un set.

 


Alcaraz batte Sinner a Indian Wells: la cronaca

Lo dimostra l'alternanza di ace e doppi falli che fa aumentare la tensione nella parte finale del quinto game. E' il game che rompe l'equilibrio, concluso con il primo break del murciano.

Sinner è glaciale, destabilizzante. Tiene a zero, poi fa il break a zero: 4-4, palla al centro. Il segnale della scossa è la gran risposta di diritto su una prima di servizio fin troppo controllata di Alcaraz che lo porta sullo 0-40 nell'ottavo game.

Sinner incontra bene la palla in risposta, particolarmente quando Sinner serve angolato. Detta spesso il ritmo sulla diagonale sinistra, e con la sua velocità di braccio contrattacca senza perdere campo quando Alcaraz cambia gioco contro il suo diritto. "Caricati" gli dicono dall'angolo Cahill e Vagnozzi. E Jannik si accende, fa sentire la presenza in campo: dal 2-4 al 5-4, infatti, ha infilato un parziale di 12 punti a 2.


Come contro Fritz, l'altoatesino fa globalmente meglio negli scambi lunghi. Arriva a un punto dal primo set, ma Alcaraz si salva e allunga al tie-break.

L'azzurro paga gli effetti di un'accelerazione da applausi di Alcaraz che d'autorevolezza si prende il mini-break del 3-1 al tie-break. Ma ancora una volta Sinner recupera grazie anche a un diritto liftato lungolinea che da difensivo diventa imprevedibile soluzione offensiva.

"Dì a te stesso che ti piace giocare" suggerisce coach Juan Carlos Ferrero a Alcaraz. Fortunato sul nastro che sposta gli equilibri nel punto del 4-3, lo spagnolo chiude 7-4 con un gran diagonale stretto di rovescio dopo 61 minuti di tennis di altissimo livello.


E quel livello lo alza ancora a inizio secondo set. Si libera, si esalta, fra diritti in corsa sulla riga e risposte incrociate fulminanti. Firma il break al primo game di risposta, fa corsa di testa e si mette nella condizione per lui ideale.

Poi se gioca come nel punto che gli dà il 3-0, sperare nella rimonta diventa impossibile. Sinner fa tutto giusto, lo fa avanzare verso rete, gioca un ottimo primo passante, lo costringe una demi-volée con la palla in mezzo alle scarpe poi gli gioca un chop lungolinea sulla riga. Ma non basta. Alcaraz ci arriva e in torsione disegna un pallonetto, pure questo sulla riga. Mentre il pubblico si scatena negli applausi, il murciano alza l'indice al cielo.

Sinner si rabbuia sotto il cappellino azzurro. Fa meno male con il diritto, che pure cerca con pervicacia. Strappa, forza, prova a uscire dal tunnel sapendo di avere un'unica possibile via: allungare gli scambi, senza rallentare mai. 

Ha il merito di stare comunque con la testa dentro la partita, salva tre palle break nel sesto gioco, sale 0-30 nel settimo ma Alcaraz infila quattro punti consecutivi e si lancia verso la vittoria. 



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Masters 1000 Indian Wells, la finale sarà Alcaraz-Medvedev

Alcaraz affronterà in finale Daniil Medvedev che l'ha dominato nell'unico precedente confronto diretto, a Wimbledon nel 2021. In semifinale, Medvedev ha superato 75 76(4) Frances Tiafoe e ha conquistato la 19ma vittoria di fila. Il moscovita, in campo come atleta neutrale, avvicina il diciannovesimo titolo ATP in altrettanti tornei diversi, il quarto nelle ultime cinque settimane dopo Rotterdam, Doha e Dubai.

Non si vedeva un giocatore capace di vincere quattro trofei in cinque settimane dal 2016, quando Andy Murray si impose a Pechino, Shanghai, Vienna e Parigi-Bercy nel clou della sua rincorsa a Novak Djokovic a cui avrebbe tolto lo scettro di numero 1 del mondo. Ma lo scozzese si era fermato per una settimana, al contrario di Medvedev. Il miglior termine di paragone rimane il filotto datato 1981 di Ivan Lendl che vinse 26 partite di fila e cinque tornei uno dopo l'altro a Madrid, Barcellona, Basilea, Vienna e Colonia.

Grazie a questo risultato Medvedev ha raggiunto la settima finale in un Masters 1000 ed è sicuro di tornare in Top 5 nel ranking ATP per la prima volta dallo scorso novembre.

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