Sunday Morning: Rafa, Roma e la maxi-svolta da n.1

Sunday Morning: Rafa, Roma e la maxi-svolta da n.1

È passata una settimana, ma ancora abbiamo negli occhi le immagini di uno straordinario Rafa Nadal a Madrid, trascinatore della squadra spagnola in Coppa Davis. La vittoria della prestigiosa Insalatiera si somma a quelle di Roland Garros, US Open, Internazionali BNL d'Italia e Coupe Rogers a Montreal. Risultati che l'hanno riportato in vetta al ranking ATP. Nonostante i 33 anni e le infinite battaglie sul campo, nessuno come lui riesce a rialzarsi da infortuni e momenti difficili, ritrovando il suo miglior tennis.

Dopo la finale persa agli Australian Open, il 2019 di Rafa non stava prendendo una bella piega; anche sull'amata terra battuta, dove al posto delle coppe rimediava sconfitte cocenti figlie di prestazioni non all'altezza. Fino a Roma. Al Foro Italico qualcosa è scattato, nel gioco e nella sua testa. La svolta decisiva.


Avvio di stagione tra sconfitte e infortuni
Nadal aveva chiuso il suo 2018 a New York, costretto al ritiro nel corso della semifinale degli US Open contro Del Potro per colpa dell'ennesimo infortunio al ginocchio. C'è grande attesa nel ritrovarlo in campo a Melbourne per valutare la tenuta del suo fisico, logorato da una carriera che l'ha spinto oltre ogni limite.

I mesi autunnali, trascorsi tra riposo, cure e preparazione, l'hanno rigenerato. Aiutato anche da un tabellone agevole (nessun top 30 incontrato fino ai quarti), Rafa cresce di condizione match dopo match. In semifinale demolisce l'emergente Tsitsipas lasciandogli la miseria di sei game e si presenta in finale contro Djokovic senza aver perso un set.

Novak sfodera una prestazione monstre, è più veloce, aggressivo e preciso dell'iberico, vince l'ennesimo Australian Open concedendo al rivale solo otto game. Rafa mastica amaro durante la premiazione, difficile mandar giù la sconfitta più netta patita in una finale Slam.


Torna in campo ad Acapulco, dove perde al terzo turno un match rocambolesco contro Kyrgios, condito pure da uno strascico polemico nel post partita. Ad Indian Wells gioca momenti di buon tennis e vola in semifinale contro Roger

Il pubblico aspetta con trepidazione un nuovo capitolo della saga, ma resta deluso perché Rafa getta la spugna prima di scendere in campo: “Questa mattina mi sono allenato, e purtroppo mi sono reso conto che il ginocchio non mi consente di competere al livello cui voglio competere”. Forfait anche a Miami, arrivederci a Monte-Carlo.

 


Rafael Nadal
Monte-Carlo è uno dei feudi di Nadal. I campi discretamente lenti del Principato sono l'ideale trampolino di lancio per la “solita” stagione da dominatore su terra battuta. La storia racconta che in Costa Azzurra Rafa trova la miglior condizione, vince il primo Masters 1000 sul rosso (ben 11 titoli in carriera a Monte Carlo) e inizia la sua cavalcata in direzione di Parigi, passando per Barcellona, Madrid e Roma. Quest'anno la strada è assai più accidentata, già dal Country Club monegasco.
Soffre più del dovuto con Pella nei quarti, troppi errori soprattutto col dritto, in semifinale lo attende Fognini. È il torneo del destino per Fabio. Rafa, battuto 6-4 6-2, corre a Barcellona per cancellare quella sconfitta, ma qualcosa nel suo tennis si è inceppato. Lo sguardo non cela la frustrazione del vedere i suoi colpi così corti e il dritto che si perde in rete, insicuro, anche in un match comodo come quello d'esordio contro Mayer. Soffre pure con Struff e perde in semifinale contro Thiem. Il pubblico assiste attonito, Rafa lotta ma non riesce a imporre la sua classe, inchiodato nell'angolo dai drive potenti dell'austriaco.
“È stato il mio miglior match in stagione su terra”, dichiara Rafa, ma i numeri e il campo dicono che il vero Nadal è molto lontano. A Madrid, con condizioni più rapide, Rafa ritrova sprazzi del suo tennis, almeno nei primi turni. La porta si chiude nuovamente in semifinale, stavolta per mano del giovane Tsitsipas. Nadal esce dal campo ancora sconfitto, paga alti e bassi a lui inconsueti. A questo punto nemmeno la terra battuta gli ha regalato un successo, non era mai accaduto.
La svolta al Foro Italico
Rafa sbarca a Roma con zero titoli e diversi problemi tecnici da risolvere, ma in lui cova il fuoco di chi non si dà mai per vinto. Di prima mattina il silenzio del Centrale è squarciato dal boato delle pallate di Nadal, che si allena con un'intensità al limite della furia. Colpisce ogni palla come se fosse il match point della finale, il suo sguardo è sportivamente feroce, vuole riprendersi il trono del “rosso”. Lavora soprattutto sul dritto lungo linea, cercando di ritrovare il miglior feeling nella spinta e nella chiusura del colpo.

Si concentra anche sulla diagonale di rovescio, passando da un palleggio cross in sicurezza con buona rotazione a improvvise accelerazioni a chiudere.

Sulla terra amica del Foro Italico scatta qualcosa dentro di lui, ritrova misure e automatismi, come dimostra il crescendo nel torneo. Schianta Chardy e Basilashvili concedendo un game a match nel “super giovedì”, quindi nei quarti soffre nel primo set contro Verdasco. Fernando è in ottima forma, le sue accelerazioni pungono Rafa che, costretto a difendersi, va sotto di un break.

Lotta Nadal, strappa il servizio al rivale ma non riesce a controllare il gioco, la palla gli scappa via quando accelera e nello scambio il dritto non ha un rendimento costante. Verdasco spinge, si procura le chance per tornare in vantaggio, c'è grande tensione in campo. Ecco che qualcosa scatta in Rafa, all'improvviso l'interruttore accende la luce.

Si aggrappa alla prima di servizio, chirurgica, e finalmente trova una serie di punti in spinta da campione. Da Rafa Nadal. Per incanto il suo tennis torna fluido, potente, preciso. Non concede più un game al rivale, quell'intensità provata in duri allenamenti si rivede in partita, non ce n'è più per nessuno. In semifinale ritrova Tstitsipas, per la rivincita di Madrid, ma rispetto alla settimana precedente in campo scende un altro Nadal.


La riscossa del campione
Quella reazione tutta “nadaliana” contro Verdasco è la svolta del suo torneo, ma anche dell'intera annata. Rafa ha ritrovato il giusto feeling con la palla, con il campo, con il suo tennis. Nella semifinale contro Tsitsipas il dritto dell'iberico ricomincia a mulinare quelle traiettorie velocissime e cariche di spin su cui ha costruito la sua formidabile carriera, unite a un'aggressività e intensità letali.

Vince concedendo qualche pausa, non è ancora il miglior Rafa, ma un altro tennista rispetto a quel giocatore titubante e falloso delle settimane precedenti. In finale sconfigge Djokovic dominandolo nel primo parziale, soffrendo nel secondo set perso 6-4, e scappando via sicuro nel terzo, con il serbo esausto dopo un torneo molto duro.

Quel dritto lungo linea tanto provato in allenamento da Rafa ha demolito la resistenza di Novak. Rafa alza per la nona volta la coppa degli Internazionali BNL d'Italia, ma soprattutto ritrova sicurezza nel suo tennis, tornato dominante.


A Roma scaccia l'incubo di una stagione “in bianco sul rosso”, imboccando la retta via per Roland Garros. A Parigi cresce match dopo match, supera di slancio la classe di Federer in semifinale ed in finale esce vincitore da un braccio di ferro durissimo contro Thiem, per la sua 12esima coppa dei Moschettieri. Conferma la ritrovata condizione a Wimbledon, fermato solo da un Federer stellare; quindi a Montreal, dove lotta contro Fognini nei quarti e distrugge l'emergente Medvedev in finale.

È il più forte anche a Flushing Meadows, dove regala agli appassionati una storica semifinale con Matteo Berrettini e una finale spettacolare con Daniil Medvedev, cinque set di rara intensità e qualità, per una delle partite più belle dell'anno. Un fastidio fisico lo spinge a fermarsi durante la Laver Cup, appena prima delle nozze con Xisca.

A Bercy un problema addominale lo forza al ritiro dopo la vittoria ai quarti; quindi alle ATP Finals due sofferte vittorie su Tsitsipas e Medvedev non sono abbastanza per centrare la semifinale.



Eroe Davis, esempio di sportività
A Madrid nella settimana di Coppa Davis Rafa è stato l'indiscusso protagonista, ha vinto ogni incontro regalando un grande spettacolo tecnico, conducendo il suo team al successo. Il tennis di Nadal può esaltare per intensità ed agonismo, o apparire fin troppo “brutale” ai puristi della disciplina, ma chiunque ami il nostro sport non può restare indifferente ammirando quelle giocate difensive che vanno oltre i limiti dell’immaginazione.
L'essenza umana e sportiva di Rafael è ben descritta dalle parole pronunciate dopo la sconfitta contro Zverev alle recenti ATP Finals. Nessuna scusa, grande saggezza: “Sfortuna per gli infortuni di fine anno? È normale che il mio corpo sia stanco nella seconda parte della stagione. Non sono il tipo di persona che si lamenta e si crea alibi. Succede, è lo sport, è la vita. A volte accadono cose positive, come mi è capitato in moltissime occasioni, altre volte negative, ma bisogna restare calmi, accettarle e dare ogni giorno il proprio meglio. È quello che ho fatto in tutta la mia carriera e mi ha permesso di arrivare fino a qua”.
Bisogna restare calmi, accettare le cose negative e dare ogni giorno il proprio meglio. È ciò che ho fatto in tutta la mia carriera