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Zen-Galarneau e il potere della mente, tra musica e disegni

di SuperTennis   
Zen-Galarneau e il potere della mente, tra musica e disegni

Magari, chissà, forse. Quante volte queste tre paroline/parolone ci attraversano la testa e poi si fermano lì a sedimentare, tornando indietro impalpabili? Succede anche agli atleti. Se Lorenzo Sonego avesse saputo che il Carneade Alexis Galarneanu, guastafeste di Coppa Davis a Bologna, è un gran pensatore, non uno zen master, ma un cervello fino che allena la mente nello sport sarebbe cambiato qualcosa? Magari, chissà, forse.

TESTA
Il 24enne canadese (202 ATP, 162 a luglio) che ha studiato alla North Carolina University, è arrivato a Casalecchio con poche certezze, se non il Challenger vinto a Granby - il primo della carriera, peraltro lontano appena 90 minuti da casa - e di un allenamento che è tecnico, fisico e anche molto psicologico: quotidiana seduta di meditazione e lunghe chiacchierate con il mental coach sportivo. Diplomato in finanza, il due volte All American non si stacca dal suo psicologo da due anni e mezzo: “Ho pensato che lasciando il college, sarebbe stato utile parlare con qualcuno. Sull’ATP Tour ti puoi sentire solo e tenere traccia delle cose che stai facendo bene e anche delle cose che non stai facendo. È importante prendere davvero sul serio la tua salute mentale e anche prepararti per le migliori prestazioni. Penso che tutti dovrebbero usare persone così”. 


Ci crede così tanto che, insieme ai connazionali Bianca Andreescu e Rob Shaw (tennis in carrozzina), è diventato ambasciatore dell’”Iniziativa per il time out mentale”, un programma che parte dalla Federtennis e si allarga a tutti gli altri sport canadesi. Per Spotify ha anche creato un playlist di 10 canzoni a cominciare da Fleetwood Mac’s “Everywhere”, che ha confessato di ascoltare quando vuole calmarsi.


DISEGNO
Ad ATPTour.com ha anche confessato: “Un altro modo per placare i pensieri è disegnare. L’ho scoperto acquistando un iPad. Provo a ricreare le foto che ho scattato dal telefono. Ultimamente ne ho parecchie che ho preso dalla finestra della mia stanza. Metti un po’ di musica e non pensi davvero, disegni solo sull’iPad. Mi prendo 30-45 minuti al giorno per praticare la mia piccola meditazione”. Il disegno aiuta anche alla visualizzazione di gesti tennistici e sogni: “Crescendo, guardando i campioni canadesi che vincevano, avevo visualizzato migliaia di volte il mio successo a Granby”. Il disegno cambia: non solo nel tennis, nella nuova dimensione che sta prendendo, anche in virtù delle belle prestazioni di Canada II con la promozione alle Final 8 di Davis a Malaga.

Ad agosto dell’anno scorso, quando ha debuttato sull’ATP Tour nel 1000 di casa, a Montreal, perdendo in due set equilibrati contro Dimitrov, Alexis portava barba e capelli lunghi, mentre ora che ancora non ha vinto una partita sul circuito maggiore ma ha firmato il primo Challenger, è sbarbato e coi capelli corti: “Ho pensato che fosse giunto il momento. Ci mettevo sempre tanto per lavarli e prepararli. Volevo farla più semplice. Così sembro più pulito. Penso che ci fosse un lato selvaggio nei capelli lunghi”. 


Magari anche questo fa parte del suo processo mentale di analisi e di crescita. Chissà se Lorenzo Sonego che ha sempre portato il pizzetto e i capelli così, chissà se ne parlerà mai con Alexis.

Magari poteva servirgli anche una telefonata a Mattia Bellucci che a Winnipeg a metà agosto ha battuto prima Galarneau e poi Diallo, l’altro canadese che ha mandato ko l’Italia a Bologna. Ma questa è un’altra storia.

di SuperTennis   
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